Margherita Sarfatti

Margherita Sarfatti è una delle figure più importanti del primo Novecento italiano:  scrittrice, giornalista, critica d’arte, promotrice dell’arte italiana nel mondo e a lungo amante e consigliera di Benito Mussolini.

Margherita Sarfatti

Margherita Grassini, che dopo il matrimonio con Cesare Sarfatti prenderà il suo cognome, nasce nel 1880 da una famiglia ebraica e benestante di Venezia. Riceve una buona istruzione ed è fiera della sua cultura ebraica, nonostante si converta, poi, al cattolicesimo. Parla varie lingue e conosce molti artisti e intellettuali celebri all’epoca: è la prima donna a occuparsi di critica d’arte in Europa.

A ventidue anni si trasferisce a Milano dove, insieme al marito, frequenta gli ambienti socialisti e comincia a scrivere per L’Avanti, organo di stampa del Partito socialista italiano. Al giornale, la Sarfatti conosce Benito Mussolini, che ne diventerà il direttore e, dopo l’espulsione di Mussolini dal PSI, lo seguirà al giornale da lui fondato, Il Popolo d’Italia.

Il marito muore nel 1924 e la Sarfatti si trasferisce a Roma con i figli. L’anno successivo aderisce al Manifesto degli intellettuali fascisti e pubblica la biografia di Mussolini che ha un grande successo, sia in Italia che all’estero: in Inghilterra con il titolo The life of Benito Mussolini e in Italia col titolo DUX. Il libro ha aiutato non poco a creare il mito del duce.

Con la sua grande cultura e le sue conoscenze, la Sarfatti ha contribuito a dare al fascismo una valenza culturale più articolata e che andasse oltre la politica: è a lei che si deve il richiamo alla romanità su cui il fascismo ha poi puntato.

Margherita Sarfatti

Nel 1932, però, la Sarfatti viene allontanata da Il popolo d’Italia e andrà a scrivere per la Stampa di Torino. Nel 1938, con l’emanazione delle leggi razziali, la Sarfatti abbandona l’Italia andando prima a Parigi e poi in Argentina. La sua famiglia in Italia verrà deportata ad Auschwitz da cui non farà più ritorno.

Tornata in Italia, nel 1947, molti amici le voltano le spalle e in tanti la accusano di complicità. Nel 1955, la Sarfatti pubblica un’autobiografia intitolata Acqua passata, in cui la figura di Mussolini è praticamente assente. Vivrà, così, in modo appartato fino alla sua morte nel 1961.

 

 

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La llorona

In Messico e in diversi paesi latinoamericani esiste una figura leggendaria conosciuta come la Llorona, la donna che piange. La sua origine è antica ed è entrata a far parte dell’immaginario collettivo. Ci sono alcune testimonianze che la vedono apparire già nel periodo coloniale, con l’arrivo devastante di Hernàn Cortés.
La Llorona si dice che appaia di notte in un pianto disperato. Forse quello di una madre che ha perso i figli. Alcuni ne parlano come di una donna che chiede perdono, altri di una dea che ha visto il suo popolo sterminato. Appare come una donna forte che, però, è in qualche modo vittima. La Llorona rappresenta il dolore profondo di una perdita irrimediabile, così vicina al regno dei morti. Spesso appare prossima a fonti d’acqua: ruscelli, fiumi, laghi. L’acqua come simbolo di vita, di rinascita e di distruzione allo stesso tempo. In alcune versioni è una donna disperata per la perdita dei propri figli che cerca di uccidere i figli delle altre, spargendo il loro sangue con un atto che ricorda i sacrifici umani agli dèi di epoche lontane. La LLorona come madre e morte, che che ama e si ama profondamente, dalla quale si fugge e che, però, sarà sempre disposta ad accogliere i suoi figli quando sarà il momento.

La llorona

Ho conosciuto questa leggenda grazie a una tazza di tè mate che la rappresentava e che mi è stata regata da un’amica di Tucumàn. Ho avuto poi modo di leggere e di ascoltare canzoni su questa donna che piange.
Delle canzoni esistono varie versioni che riportano diversi versi, tutti particolarmente struggenti.

Dicono che non soffro, llorona,
perché non mi vedono piangere
ci sono morti che non fanno rumore, llorona,
ed è più grande la loro pena.

Due baci porto nell’anima
che non si separano da me:
l’ultimo di mia madre
e il primo che ti ho dato.

Ahimé llorona,
llorona di azzurro celeste…
e anche se mi costasse la vita, llorona,
non smetterò di amarti.

Non so cosa abbiano i fiori, llorona,
i fiori del camposanto
che quando il vento li muove, llorona,
sembra che stiano piangendo.

Ahimé llorona,
llorona, di un campo di gigli.
Chi non conosce l’amore, llorona,
non sa cos’è il martirio.

Ahimé llorona,
llorona, portami al fiume
coprimi con il tuo velo, llorona,
perché sto morendo di freddo.

 

 

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Pio IX

Pio IX viene eletto papa il 16 giugno 1846, alla morte di Gregorio XVI. Benché nei suoi primi mesi anni di pontificato avesse la fama di papa liberale, Pio IX assumerà posizioni via via più conservatrici.

Pio IX

Il suo pontificato, che dura fino al 1878, è stato uno dei più lunghi della storia della Chiesa ed è stato anche l’ultimo pontefice a regnare sul vasto Stato pontificio.

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Metodo di studio

Sempre più studenti arrivano alla fine del percorso liceale senza aver sviluppato un metodo di studio. Innanzitutto, bisogna dire che non esiste un metodo di studio universale, perché ognuno sviluppa un metodo in base al proprio modo di ragionare e memorizzare.

Metodo di studio

Ho iniziato a sviluppare un metodo di studio già nella scuola media per poi, ovviamente, perfezionarlo al liceo e all’università.

Ho utilizzato questo metodo per studiare vari tipi di materie ed esami (filosofia, storia, letteratura, diritto, psicologia ecc…) ma andrebbe adattato se studiamo materie come fisica, matematica, chimica, lingue ecc…

 

Ho articolato il mio metodo in questi punti:

 

Ho aggiunto delle riflessioni su:

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Come scegliere l’università

Dopo la maturità è difficile scegliere il proprio percorso universitario. Io, personalmente, ero indeciso tra diverse strade: matematica, economia e filosofia erano le facoltà che più mi interessavano.
I ragionamenti che ho fatto e le opzioni che ho vagliato mi sono serviti, in seguito, a motivarmi quando ero demotivato e a consigliare, quando mi è stato chiesto.

Università La Sapienza

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Veleni e sostanze tossiche

I veleni e le sostanze tossiche sono conosciuti fin dall’antichità per il loro effetti dannosi e mortali. Molto spesso venivano impiegati in guerra, ad esempio per aumentare la pericolosità delle frecce, o per gli omicidi più subdoli. Tanto era diffuso il rischio che diversi re, comandanti e imperatori avevano dei servi che assaggiavano il cibo per vedere se era stato avvelenato.

Molte di queste sostanze sono state poi isolate e meglio identificate, specialmente nell’800. E se, come ben sapeva Paracelso, «è la dose che fa il veleno», i dosaggi sono poi stati studiati, insieme a tutti gli effetti.

Agli inizi del Novecento, cioè prima dello straordinario sviluppo della chimica, alcuni di questi veleni sono diventati celebri per i vari romanzi gialli (come gli Sherlock Holmes di Conan Doyle, i libri di Agatha Christie ecc…) che in questo periodo sono stati ambientati.

Veleni e sostanze tossiche

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Cronologia – I presidenti del consiglio italiani

I presidenti del Consiglio dei ministri del Regno d’Italia, che si susseguirono dalla sua proclamazione nel 1861 fino alla proclamazione della Repubblica nel 1946, sono stati 30 e hanno presieduto complessivamente 65 governi.

Bandiera italiana

I presidenti del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana, dalla sua proclamazione sino ad oggi, sono stati 29 e hanno presieduto complessivamente 66 governi.

Nome Anni Partito / Orientamento Capo di Stato Eventi principali
Camillo Benso, conte di Cavour 1861 Destra storica Vittorio Emanuele II  
Bettino Ricasoli 1861-1862 Destra storica Vittorio Emanuele II  
Urbano Rattazzi 1862 Sinistra storica Vittorio Emanuele II  
Luigi Carlo Farini 1862-1863 Destra storica Vittorio Emanuele II  
Marco Minghetti 1863-1864 Destra storica Vittorio Emanuele II  
Alfonso La Marmora 1864-1866 Destra storica Vittorio Emanuele II  
Bettino Ricasoli 1866-1867 Destra storica Vittorio Emanuele II  
Urbano Rattazzi 1867 Sinistra storica Vittorio Emanuele II  
Luigi Federico Menabrea 1867-1869 Destra storica Vittorio Emanuele II  
Giovanni Lanza 1869-1873 Destra storica Vittorio Emanuele II  
Marco Minghetti 1873-1876 Destra storica Vittorio Emanuele II Nel 1875 il ministro delle finanze Quintino Sella raggiunge il pareggio del bilancio statale.
Agostino Depretis 1876-1878 Sinistra storica Vittorio Emanuele II La legge Coppino del 1877 si occupa di istruzione elementare e prolunga l’obbligo a 9 anni.
Benedetto Cairoli 1878 Sinistra storica Umberto I  
Agostino Depretis 1878-1879 Sinistra storica Umberto I  
Benedetto Cairoli 1879-1881 Sinistra storica Umberto I  
Agostino Depretis 1881-1887 Sinistra storica Umberto I Nel 1882 c’è una nuova legge elettorale che concede il diritto di voto a tutti i cittadini
maschi di 21 anni che hanno superato l’esame elementare o dimostrava di saper leggere
e scrivere, avendo un certo reddito.
Francesco Crispi 1887-1891 Sinistra storica Umberto I Nel 1889 viene varato il nuovo Codice penale, noto come Codice Zanardelli.
Antonio Starabba di Rudinì 1891-1892 Partito Liberale Costituzionale Umberto I  
Giovanni Giolitti 1892-1893 Sinistra storica Umberto I In seguito allo scandalo della Banca Romana, Giolitti si dimette.
Francesco Crispi 1893-1896 Sinistra storica Umberto I 1895 – 1896 guerra in Etiopia
Antonio Starabba di Rudinì 1896-1898 Partito Liberale Costituzionale Umberto I Reprime le manifestazioni popolari e si dimette.
Luigi Pelloux 1898-1900 Militare Umberto I Generale. Cerca di approvare provvedimenti autoritari, scioglie la Camera ma perde alle elezioni.
Giuseppe Saracco 1900-1901 Sinistra storica Umberto I L’anarchico Gaetano Bresci uccide il re.
Giuseppe Zanardelli 1901-1903 Sinistra storica Vittorio Emanuele III  
Giovanni Giolitti 1903-1905 Sinistra storica Vittorio Emanuele III Con i suoi governi dà il nome a un’intera epoca, detta giolittiana, che va dal 1901 al 1914.
Tommaso Tittoni 1905 Partito Liberale Costituzionale Vittorio Emanuele III  
Alessandro Fortis 1905-1906 Sinistra storica Vittorio Emanuele III  
Sidney Sonnino 1906 Partito Liberale Costituzionale Vittorio Emanuele III  
Giovanni Giolitti 1906-1909 Sinistra storica Vittorio Emanuele III  
Sidney Sonnino 1909-1910 Partito Liberale Costituzionale Vittorio Emanuele III  
Luigi Luzzatti 1910-1911 Partito Liberale Costituzionale Vittorio Emanuele III  
Giovanni Giolitti 1911-1914 Unione liberale Vittorio Emanuele III  
Antonio Salandra 1914-1916 Unione liberale Vittorio Emanuele III Firma il Patto di Londra che porta l’Italia in guerra.
Paolo Boselli 1916-1917 Unione liberale Vittorio Emanuele III  
Vittorio Emanuele Orlando 1917-1919 Unione liberale Vittorio Emanuele III Si dimette per non aver ottenuto tutti i territori del Patto di Londra.
Francesco Saverio Nitti 1919-1920 Partito Radicale Italiano Vittorio Emanuele III Si dimette per la presa di Fiume da parte di D’Annunzio.
Giovanni Giolitti 1920-1921 Unione liberale Vittorio Emanuele III Caccia D’Annunzio da Fiume.
Ivanoe Bonomi 1921-1922 Partito Socialista Riformista Italiano Vittorio Emanuele III  
Luigi Facta 1922 Partito Liberale Italiano Vittorio Emanuele III Si dimette dopo il rifiuto del re di dichiarare lo stato d’assedio.
Benito Mussolini 1922-1943 Partito Nazionale Fascista Vittorio Emanuele III  
Pietro Badoglio 1943-1944 Militare Vittorio Emanuele III  
Ivanoe Bonomi 1944-1945 Partito Democratico del Lavoro Umberto II  
Ferruccio Parri 1945 Partito d’Azione Umberto II  
Alcide De Gasperi 1945-1945 Democrazia Cristiana Umberto II  
Alcide De Gasperi 1946-1953 Democrazia Cristiana

Enrico De Nicola

Luigi Einaudi

 
Giuseppe Pella 1953-1954 Democrazia Cristiana Luigi Einaudi  
Amintore Fanfani 1954 Democrazia Cristiana Luigi Einaudi  
Mario Scelba 1954-1955 Democrazia Cristiana Luigi Einaudi  
Antonio Segni 1955-1957 Democrazia Cristiana Giovanni Gronchi  
Adone Zoli 1957-1958 Democrazia Cristiana Giovanni Gronchi  
Amintore Fanfani 1958-1959 Democrazia Cristiana Giovanni Gronchi  
Antonio Segni 1959-1960 Democrazia Cristiana Giovanni Gronchi  
Fernando Tambroni 1960 Democrazia Cristiana Giovanni Gronchi Forma un governo con l’appoggio del Movimento Sociale Italiano (MSI), di estrema destra, e ciò suscita molte proteste e manifestazioni che portano alla sua caduta.
Amintore Fanfani 1960-1963 Democrazia Cristiana Giovanni Gronchi  
Giovanni Leone 1963 Democrazia Cristiana Antonio Segni  
Aldo Moro 1963-1968 Democrazia Cristiana

Antonio Segni

Giuseppe Saragat

 
Giovanni Leone 1968 Democrazia Cristiana Giuseppe Saragat  
Mariano Rumor 1968-1970 Democrazia Cristiana Giuseppe Saragat  
Emilio Colombo 1970-1972 Democrazia Cristiana Giuseppe Saragat  
Giulio Andreotti 1972-1973 Democrazia Cristiana Giovanni Leone  
Mariano Rumor 1973-1974 Democrazia Cristiana Giovanni Leone  
Aldo Moro 1974-1976 Democrazia Cristiana Giovanni Leone  
Giulio Andreotti 1976-1979 Democrazia Cristiana

Giovanni Leone

Sandro Pertini

 
Francesco Cossiga 1979-1980 Democrazia Cristiana Sandro Pertini  
Arnaldo Forlani 1980-1981 Democrazia Cristiana Sandro Pertini  
Giovanni Spadolini 1981-1982 Partito Repubblicano Italiano Sandro Pertini  
Amintore Fanfani 1982-1983 Democrazia Cristiana Sandro Pertini  
Bettino Craxi 1983-1987 Partito Socialista Italiano

Sandro Pertini

Francesco Cossiga

 
Amintore Fanfani 1987 Democrazia Cristiana Francesco Cossiga  
Giovanni Goria 1987-1988 Democrazia Cristiana Francesco Cossiga  
Ciriaco De Mita 1988-1989 Democrazia Cristiana Francesco Cossiga  
Giulio Andreotti 1989-1992 Democrazia Cristiana Francesco Cossiga  
Giuliano Amato 1992-1993 Partito Socialista Italiano Oscar Luigi Scalfaro  
Carlo Azeglio Ciampi 1993-1994 Indipendente Oscar Luigi Scalfaro  
Silvio Berlusconi 1994-1995 Forza Italia Oscar Luigi Scalfaro  
Lamberto Dini 1995-1996 Indipendente Oscar Luigi Scalfaro  
Romano Prodi 1996-1998 Indipendente di centrosinistra Oscar Luigi Scalfaro  
Massimo D’Alema 1998-2000 Democratici di Sinistra

Oscar Luigi Scalfaro

Carlo Azeglio Ciampi

 
Giuliano Amato 2000-2001 Indipendente di centrosinistra Carlo Azeglio Ciampi  
Silvio Berlusconi 2000-2006 Forza Italia Carlo Azeglio Ciampi  
Romano Prodi 2006-2008 Indipendente di centrosinistra Giorgio Napolitano  
Silvio Berlusconi 2008-2011 Il Popolo della Libertà Giorgio Napolitano  
Mario Monti 2011-2013 Indipendente Giorgio Napolitano  
Enrico Letta 2013-2014 Partito Democratico Giorgio Napolitano  
Matteo Renzi 2014-2016 Partito Democratico Giorgio Napolitano  
Paolo Gentiloni 2016-2018 Partito Democratico Sergio Mattarella  
Giuseppe Conte 2018- Indipendente Sergio Mattarella  
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Inviti superflui – Dino Buzzati

“Inviti superflui” è un brano che si trova nella raccolta La boutique del mistero, di Dino Buzzati. Il testo è un soliloquio in cui l’autore si rivolge all’amata in modo struggente, nostalgico e rassegnato.  Il titolo richiama gli inviti che appaiono superflui, perché è impossibile richiamare un amore che, tanto diverso da noi, è ormai lontano.

La boutique del mistero è un’antologia di racconti scritti da Dino Buzzati. Il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1968.

Per la scrittura piana e lineare e per le immagini ricche di concretezza, i testi di Buzzati sono molto piacevoli da leggere e godono di molta fortuna all’estero.

 

 

La boutique del mistero - Dino Buzzati


Vorrei che tu venissi da me una sera d’inverno e, stretti insieme dietro i vetri, guardando la solitudine delle strade buie e gelate, ricordassimo gli inverni delle favole, dove si visse insieme senza saperlo. Per gli stessi sentieri fatati passammo infatti tu ed io, con passi timidi, insieme andammo attraverso le foreste piene di lupi, e i medesimi genii ci spiavano dai ciuffi di muschio sospesi alle torri, tra svolazzare di corvi. Insieme, senza saperlo, di là forse guardammo entrambi verso la vita misteriosa, che ci aspettava. Ivi palpitarono in noi, per la prima volta pazzi e teneri desideri. “Ti ricordi?” ci diremo l’un l’altro, stringendoci dolcemente, nella calda stanza, e tu mi sorriderai fiduciosa mentre fuori daran tetro suono le lamiere scosse dal vento. Ma tu – ora mi ricordo – non conosci le favole antiche dei re senza nome, degli orchi e dei giardini stregati. Mai passasti, rapita, sotto gli alberi magici che parlano con voce umana, né battesti mai alla porta del castello deserto, né camminasti nella notte verso il lume lontano lontano, né ti addormentasti sotto le stelle d’Oriente, cullata da piroga sacra. Dietro i vetri, nella sera d’inverno, probabilmente noi rimarremo muti, io perdendomi nelle favole morte, tu in altre cure a me ignote. Io chiederei “Ti ricordi?”, ma tu non ricorderesti.

Vorrei con te passeggiare, un giorno di primavera, col cielo di color grigio e ancora qualche vecchia foglia dell’anno prima trascinata per le strade dal vento, nei quartieri della periferia; e che fosse domenica. In tali contrade sorgono spesso pensieri malinconici e grandi; e in date ore vaga la poesia, congiungendo i cuori di quelli che si vogliono bene. Nascono inoltre speranze che non si sanno dire, favorite dagli orizzonti sterminati dietro le case, dai treni fuggenti, dalle nuvole del settentrione. Ci terremo semplicemente per mano e andremo con passo leggero, dicendo cose insensate, stupide e care. Fino a che si accenderanno i lampioni e dai casamenti squallidi usciranno le storie sinistre della città, le avventure, i vagheggiati romanzi. E allora noi taceremo sempre tenendoci per mano, poiché le anime si parleranno senza parola. Ma tu – adesso mi ricordo – mai mi dicesti cose insensate, stupide e care. Né puoi quindi amare quelle domeniche che dico, né l’anima tua sa parlare alla mia in silenzio, né riconosci all’ora giusta l’incantesimo delle città, né le speranze che scendono dal settentrione. Tu preferisci le luci, la folla, gli uomini che ti guardano, le vie dove dicono si possa incontrare la fortuna. Tu sei diversa da me e se venissi quel giorno a passeggiare, ti lamenteresti d’essere stanca; solo questo e nient’altro.

Vorrei anche andare con te d’estate in una valle solitaria, continuamente ridendo per le cose più semplici, ad esplorare i segreti dei boschi, delle strade bianche, di certe case abbandonate. Fermarci sul ponte di legno a guardare l’acqua che passa, ascoltare nei pali del telegrafo quella lunga storia senza fine che viene da un capo del mondo e chissà dove andrà mai. E strappare i fiori dai prati e qui, distesi sull’erba, nel silenzio del sole, contemplare gli abissi del cielo e le bianche nuvolette che passano e le cime delle montagne. Tu diresti “Che bello!” Niente altro diresti perché noi saremmo felici; avendo il nostro corpo perduto il peso degli anni, le anime divenute fresche, come se fossero nate allora.

Ma tu – ora che ci penso – tu ti guarderesti intorno senza capire, ho paura, e ti fermeresti preoccupata ad esaminare una calza, mi chiederesti un’altra sigaretta, impaziente di fare ritorno. E non diresti “Che bello!”, ma altre povere cose che a me non importano. Perché purtroppo sei fatta così. E non saremmo neppure per un istante felici.

Vorrei pure – lasciami dire – vorrei con te sottobraccio attraversare le grandi vie della città in un tramonto di novembre, quando il cielo è di puro cristallo. Quando i fantasmi della vita corrono sopra le cupole e sfiorano la gente nera, in fondo alla fossa delle strade, già colme di inquietudini. Quando memorie di età beate e nuovi presagi passano sopra la terra, lasciando dietro di se una specie di musica. Con la candida superbia dei bambini guarderemo le facce degli altri, migliaia e migliaia, che a fiumi ci trascorrono accanto. Noi manderemo senza saperlo luce di gioia e tutti saran costretti a guardarci, non per invidia e malanimo; bensì sorridendo un poco, con sentimento di bontà, per via della sera che guarisce le debolezze dell’uomo. Ma tu – lo capisco bene – invece di guardare il cielo di cristallo e gli aerei colonnati battuti dall’estremo sole, vorrai fermarti a guardare le vetrine, gli ori, le ricchezze, le sete, quelle cose meschine. E non ti accorgerai quindi dei fantasmi, né dei presentimenti che passano, né ti sentirai, come me, chiamata a sorte orgogliosa. Né udresti quella specie di musica, né capiresti perché la gente ci guardi con occhi buoni. Tu penseresti al tuo povero domani e inutilmente sopra di te le statue d’oro sulle guglie alzeranno le spade agli ultimi raggi. Ed io sarei solo. E’ inutile. Forse tutte queste sono sciocchezze, e tu migliore di me, non presumendo tanto dalla vita. Forse hai ragione tu e sarebbe stupido tentare. Ma almeno, questo sì almeno, vorrei rivederti. Sia quel che sia, noi staremo insieme in qualche modo, e troveremo la gioia. Non importa se di giorno o di notte, d’estate o d’autunno, in un paese sconosciuto, in una casa disadorna, in una squallida locanda. Mi basterà averti vicina. Io non starò qui ad ascoltare – ti prometto – gli scricchiolii misteriosi del tetto, né guarderò le nubi, né darò retta alle musiche o al vento. Rinuncerò a queste cose inutili, che pure io amo. Avrò pazienza se non capirai ciò che ti dico, se parlerai di fatti a me strani, se ti lamenterai dei vestiti vecchi e dei soldi. Non ci saranno la cosiddetta poesia, le comuni speranze, le mestizie così amiche all’amore. Ma io ti avrò vicina. E riusciremo, vedrai, a essere abbastanza felici, con molta semplicità, uomo e donna solamente, come suole accadere in ogni parte del mondo.

Ma tu – adesso ci penso – sei troppo lontana, centinaia e centinaia di chilometri difficili a valicare. Tu sei dentro a una vita che ignoro, e gli altri uomini ti sono accanto, a cui probabilmente sorridi, come a me nei tempi passati. Ed è bastato poco tempo perché ti dimenticassi di me. Probabilmente non riesci più a ricordare il mio nome. Io sono ormai uscito da te, confuso tra le innumerevoli ombre. Eppure non so pensare che a te, e mi piace dirti queste cose.

tratto da La boutique del mistero, Dino Buzzati

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Parigi val bene una messa

L’espressione “Parigi val bene una messa” si fa risalire alle lotte religiose che hanno insanguinato la Francia alla fine del ‘500.

Con la diffusione del calvinismo in Francia, la lotta tra cattolici e protestanti si fa molto forte. Il re, Enrico III di Valois, è cattolico ma c’è una fazione cattolica che vorrebbe una lotta più dura verso i protestanti. Questa fazione è guidata da Enrico di Guisa. La fazione protestante, invece, è guidata da Enrico di Borbone, re di Navarra.  Lo scontro è passato alla storia come “lotta dei tre Enrichi“.

Enrico IV di Borbone

Nel 1588 Enrico di Guisa prende accordi con la Spagna ed Enrico III lo fa uccidere. Enrico III, allora,  si allea con Enrico di Borbone e per questo viene accusato di appoggiare gli ugonotti (calvinisti francesi) e un fanatico cattolico lo uccidere.
Prima di morire Enrico III nomina Enrico di Borbone come suo successore.  Il papa Sisto V dichiara non valida l’incoronazione di Enrico IV, essendo egli calvinista, e il re di Spagna, Filippo II, invade la Francia.

Nel 1593 Enrico IV, per risolvere la situazione si converte al cattolicesimo e il nuovo papa, Clemente VIII, lo riconosce come re.
“Parigi val bene una messa” è, appunto, attribuita a Enrico IV e comunemente indica la rinuncia alla propria fede, o alle proprie convinzioni, per raggiungere o mantenere una posizione di potere.

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FAD (Formazione a distanza) – La mia esperienza

Mi sveglio presto, preparo il caffè, mi faccio la doccia e mi metto al lavoro. Nonostante la chiusura delle scuole, non ho voluto perdere il ritmo e ho cercato di reagire analizzando prima la situazione e poi mettere in atto un metodo che fosse efficace.
L’insegnamento a distanza (o FAD, formazione a distanza) è in parte diverso dall’insegnare in classe, ha le sue caratteristiche specifiche e può essere declinato in vari modi.

Ho insegnato italiano agli stranieri online per diverso tempo e so perfettamente che i problemi di una didattica a distanza sono soprattutto il coinvolgimento e l’efficacia. Sperando che gli strumenti e la connessione non diano mai problemi.
Quando si parla di formazione a distanza (FAD) è importante tenere presenti, quindi, sia l’aspetto didattico che quello pedagogico.

L’aspetto pedagogico della FAD

L’insegnamento nasce da una relazione e si nutre di relazioni tra studenti e insegnanti. Diventa, pertanto, fondamentale trovare il modo di coinvolgere gli studenti, anche emotivamente, per superare la barriera dello schermo, della connessione, della webcam e degli audio, a volte tenuti spenti per non appesantire la connessione. Se per un adolescente è già difficile seguire una didattica online, lo è ancora di più in un contesto di isolamento, dove vengono meno la socialità e la vicinanza umana con gli insegnanti e con i compagni.

Tomas Cipriani - FAD

Oltre ad aver immediatamente attivato le lezioni online, con la scuola abbiamo cercato di realizzare attività extrascolastiche che fossero da stimolo e da supporto per gli studenti: rassegna stampa, club di lettura, cineforum settimanale e anche un gruppo di giochi di società. Le attività extrascolastiche non hanno tanto il compito di riempire la giornata, quanto quello di offrire momenti di riflessione, di stimolo e di vicinanza.
In questo modo, diversificando attività, materiali, lezioni e incontri si è cercato di sviluppare le competenze e accrescere le conoscenze dei nostri studenti.

L’aspetto didattico della FAD

Per quanto riguarda l’aspetto più strettamente didattico, la didattica a distanza ha le sue opportunità e i suoi limiti. Innanzitutto, non si possono tenere gli studenti 6-8 ore davanti a uno schermo, quindi è necessario bilanciare le ore online con alcune attività da svolgere offline. In secondo luogo, uno studente che è costretto, per motivi di connessione, a tenere audio e video disattivati è più facile che si distragga, a meno che non sia fortemente motivato.

Far sentire altre voci

Per tenere alta la motivazione, generare interesse, approfondire temi e stimolare discussioni ho chiesto la collaborazione di alcuni esperti e diversi docenti universitari. Prima di ogni incontro insieme con i colleghi abbiamo introdotto l’argomento e gli studenti hanno ricevuto del materiale che li preparasse. Dopo l’incontro, poi, ci sono sempre stati  momenti di riflessione e restituzione. L’idea è quella di inserire sempre questi interventi in un contesto didattico più ampio.

Incontri - FAD

Diversificare le attività

Ho cercato di variare le attività da svolgere offline: oltre alle classiche presentazioni, comprensioni del testo, realizzazioni di mappe concettuali e letture in autonomia ho realizzato personalmente alcuni video, quiz, cruciverba didattici e anche escape room virtuali. In questo modo potevo monitorare la costanza del lavoro degli studenti senza cadere nella monotonia che riduce, ovviamente, l’attenzione.

Attività didattiche

Utilizzare i social

Infine, un altro canale che ho utilizzato è quello dei social network. Dato che molti studenti utilizzano Instagram, mi son servito di questo social per creare quiz, generare discussioni su alcuni dilemmi filosofici e condividere letture e citazioni. Gli studenti hanno partecipato a molte iniziative in maniera autonoma e, in questo modo, hanno potuto sperimentare anche altri modi di utilizzare social e internet.

Tomas Cipriani - Instagram

La valutazione

Infine, la valutazione: insegnando storia e filosofia, oltre a comprensioni di testo ed elaborati da consegnare, ho incentrato i momenti della valutazione in discussioni online, con webcam e microfoni attivi. Ho così dato agli studenti l’opportunità di gestire, in alcuni casi, le tempistiche delle varie verifiche e arrivare a risultati che, in alcuni casi, sono stati più che accettabili. Educare e formare significa solo in parte – e nemmeno la più importante – valutare e per questo, benché abbia preteso serietà da parte degli studenti, mi son rifiutato di vivere la valutazione come un’ossessione.

Registro di classe

Le mie considerazioni

Preparare le lezioni, intervenire online, interrogare, preparare materiali e attività, organizzare gli incontri, comunicare con i genitori, mandare i report alla scuola, fermarsi a parlare con alcuni ragazzi che più hanno bisogno di motivazione… tutto questo, ovviamente, aumenta di molto il carico del lavoro. A volte, tra e-mail e messaggi sembra non ci sia possibilità di staccare.

D’altro canto, però, in una situazione straordinaria non si può agire in modo ordinario. I ragazzi e i genitori hanno spesso reagito bene e hanno saputo valutare il lavoro e la fatica nel gestire tutto e per un insegnante questo è ciò che più ripaga.
Devo, poi, riconoscere che ho la fortuna di lavorare per una scuola che mi ha sempre dato pieno supporto e libertà e ho colleghi con cui sono riuscito a lavorare in modo proficuo e  che hanno reso il carico più leggero e la FAD più stimolante, per gli studenti e per me.

La scuola può diventare veramente di tutti, portando avanti anche chi ha potenzialità che si esprimono in forme diverse dai canoni didattici consolidati. L’attenzione e, in alcuni casi l’entusiasmo, che la nuova didattica ha suscitato può servire da monito per far sì che anche in condizioni di normalità si possano superare le abitudini didattiche consolidate e utilizzare nuovi strumenti e metodi.

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