Instagram – Suggerimenti e suggestioni

Instagram è uno dei social più utilizzati al giorno d’oggi, sia dai ragazzi che dagli adulti. 
In un momento di crisi e di tensione, rimane fondamentale circondarsi di bellezza, che sia in grado di ispiraci e farci riflettere (libri, citazioni, aforismi, poesie) o farci sognare (paesaggi, arte).

Instagram

Quella che segue è una lista, personale ovviamente, di profili Instagram che meritano di essere seguiti.

I profili sono stati divisi nelle seguenti categorie:

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Connettoma. La nuova geografia della mente

Sebastian Seung, che insegna neuroscienze computazionali e fisica al MIT di Boston, nel 2012 dà alla luce il suo primo testo, Connettoma. La nuova geografia della mente (S. Seung, 2012), che propone una prospettiva interessante sul funzionamento della mente.

Connettoma - Sebastian Seung

 

Il neurone

Se apriamo un’introduzione su che cosa sia il cervello (C. Umiltà, 2011) ci possiamo imbattere in una definizione in cui il neurone è visto come:
– Un’unità anatomica: le membrane di due neuroni adiacenti sono sempre separate.
– Un’unità funzionale: ogni neurone è influenzato solo dalle attività dei neuroni con cui comunica. Il trasferimento dell’informazione avviene in un’unica direzione.
– Un’unità genetica: tutti i neuroni originano da una cellula progenitrice e non formano reti casuali ma prestabilite.
– Un’unità trofica: la morte del neurone non comporta la degenerazione degli altri neuroni comunicanti.
Questa visione del neurone appare, specialmente alla luce delle ricerche degli ultimi anni (A. Rossi, 2012; S. Seung, 2012), molto riduttiva. I neuroni, infatti, non hanno delle semplici proprietà fisse, perché queste si modificano in rapporto all’attività elettrica che generano e quest’ultima è poi modificata a sua volta dalle connessioni ricevute: quindi quanto maggiore è la complessità delle sue
interconnessioni, tanto maggiore sarà la complessità della sua attività. I neuroni hanno anche una «intrinseca plasticità» (A. Rossi, 2015), cioè hanno «la proprietà di modificare la propria attività e perfino al propria “fisicità” autoadattandosi al sistema» nel quale sono inseriti (ivi, 2015, p. 108). Il termine “intrinseco”, come fa notare Alessandra Attanasio (2015), va inteso nel senso di “intrisico alla materia”, senza alcuna “proprietà mistica” (A. Rossi e A. Attanasio, 2015, p. 4); quindi è da
intendersi come «una modifica persistente delle proprietà elettriche del neurone indotte dalla stessa attività neuronale elettrica». Inoltre, altri studi recenti hanno dimostrato che i neuroni non hanno una vita geneticamente programmata (ibidem).

Connettoma

La prospettiva di Seung

Seung parla di quattro tipi di cambiamenti che avvengono a livello neurale:
Ripesatura: i neuroni rinforzano o indeboliscono le loro connessioni.
Riconnessione: i neuroni si riconnettono eliminando o creando nuove sinapsi.
Ricablaggio: i neuroni fanno crescere o o ritraggono le ramificazioni dei loro circuiti.
Rigenerazione: vengono creati nuovi neuroni ed eliminati quelli vecchi (S. Seung, 2012).
I neuroni presi singolarmente, però, non sono diversi per gli uomini come per il verme Caenorhabditis elegans, quindi non possono venire da loro le funzioni del cervello, né presi singolarmente né considerati semplicemente come quantità. Infatti diversi mammiferi, tra cui l’elefante, hanno una quantità di neuroni superiore a quella degli esseri umani senza che ciò comporti funzioni simili. Le funzioni cerebrali non vengono neppure semplicemente dalle sinapsi, perché queste ultime occorrono sempre attraverso uno schema complesso di attività elettrica neuronale che segue dei percorsi determinati dalle connessioni cerebrali (A. Rossi e A. Attanasio, 2015). Quindi le funzioni devono venire dalle connessioni neurali.

Il connettoma

Per Seung, la totalità delle connessioni tra i neuroni è responsabile della nostra unicità e chiama questa totalità connettoma. Ma qual è il rapporto tra neuroni e connettoma? Per lo studioso è lo stesso che intercorre tra il letto del fiume, che sarebbe il connettoma, e il flusso d’acqua, ossia le singole connessioni di neuroni. Così come il letto del fiume determina il flusso dell’acqua ma può essere da questo lentamente modificato, allo stesso modo il connettoma determina il tipo di
connessioni ma può essere da questo lentamente cambiato (S. Seung, 2012).
È dal connettoma che dipendono la nostra personalità, la nostra identità e la nostra unicità e ciò non perché sia unico il nostro genoma ma perché è unica la nostra esperienza personale.
La teoria del connettoma, benché secondo Seung sia compatibile con la teoria genetica, si contrappone per molti aspetti a questa, così come, ad esempio, viene illustrata da Richard Dawking o da molti genetisti (R. Dawking, 1976). La teoria genetica considera i geni responsabili della nostre funzioni cerebrali e del nostro comportamento, ma ciò è vero solo in parte. Infatti i geni hanno un ruolo importante nel costruire la nostra struttura cerebrale, ma sono le esperienze a darle forma.
Quindi i geni sono essenziali nel guidare la direzione e lo sviluppo delle connessioni, ma sono le esperienze a selezionarle e organizzarle in specifici moduli. I geni sono fissi, non cambiano, mentre le connessioni neurali sono dinamiche (A. Rossi, 2015).


Bibliografia:

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Cronologia – I Presidenti della Repubblica italiana

L’Italia ha avuto 12 Presidenti della Repubblica. Il Presidente della Repubblica attuale è Sergio Mattarella, eletto nel 2015.

Dei 12 Presidenti della Repubblica, 8 sono stati membri dell’Assemblea Costituente. Questi sono:
Enrico De Nicola, Luigi Einaudi, Giovanni Gronchi, Antonio Segni, Giuseppe Saragat, Giovanni Leone, Sandro Pertini e Oscar Luigi Scalfaro.

Tutti loro hanno svolto un importante ruolo politico, ma hanno soprattutto avuto il compito di guidare l’Italia nei passaggi, spesso difficili, della sua storia.

Presidenti della Repubblica

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Debate: l’arte di vincere con le parole

Il debate è una metodologia didattica che permette di sviluppare diverse competenze trasversali, esercitando soprattutto il pensiero critico e la comunicazione efficace. Un debate è una discussione formale, non libera, nella quale due squadre sostengono e controbattono un’affermazione data, ponendosi in un campo (PRO) o nell’altro (CONTRO).  Mentre in una discussione libera si coltiva una conversazione senza precise regole, allo scopo di rispondere ad una domanda aperta, in un dibattito la domanda attorno alla quale si ragiona è chiusa e richiede di schierarsi apertamente o per il SÌ  o per il NO. Proprio per la sua formalità il debate prevede la presenza di un moderatore e di un timekeeper.

Debate

I debater (coloro che discutono) devono documentarsi,  suddividersi i compiti, prevedere una strategia di interventi, formarsi un’opinione (non necessariamente la propria) e difenderla. Caratteristica essenziale del dibattito, infatti, è la possibilità di essere chiamati a difendere opinioni in contrasto rispetto a quanto si pensa effettivamente, chiedendo quindi al debater una forma di flessibilità mentale e di apertura alle visioni degli altri. Per questo il debate ha una importante funzione educativa. Il debate non è semplicemente public speaking, perché quest’ultimo è centrato sull’individuo mentre il debate è un lavoro di squadra. 
Essendoci una squadra che vuole contrastare le nostre argomentazioni, il debate obbliga gli studenti a motivare le proprie opinioni, attraverso l’osservazione e l’analisi, sviluppando il senso critico.

Debate


Elementi del debate

Gli elementi e i momenti che compongono il debate sono i seguenti:

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Esperimenti mentali per imparare a riflettere

Gli esperimenti mentali sono uno strumento utile ed efficace per approfondire situazioni complesse, chiarire concetti inserendoli in contesti più comprensibili, osservare i problemi da vari punti di vista e indagare i limiti e le possibilità di determinate concezioni. Pertanto, sono degli strumenti che non possono mancare nella cassetta degli attrezzi filosofici.

Esperimenti mentali

Qui di seguito, e nelle prossime pagine, verranno presentati alcuni celebri esperimenti mentali, che possono essere utili anche per accendere delle discussioni.

Per chi fosse interessato ad approfondimenti o a conoscere le possibili risposte e dubbi relativi ad alcuni di questi argomenti:

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La filosofia della lingua tedesca

Il tedesco è una lingua filosofica, perché è in grado di indicare con un termine o un’espressione dei concetti molto complessi. Molto spesso si sente parlare della lingua di Goethe come della lingua dei Lego: una lingua dove parole si compongono per generarne di nuove.

Goethe

Per capire la ricchezza di questa lingua vengono qui proposti alcuni termini (o espressioni), con la relativa pronuncia, molto spesso intraducibili letteralmente. 

Parole in tedesco intraducibili

Ahnungslosigkeit

Significa, letteralmente, «il non avere la minima idea» di qualcosa.

Erlebnis

Reso in italiano con l’espressione «esperienza vissuta» o «vissuto», indica l’aspetto personale, per cui facciamo esperienza dei contenuti della coscienza non sono in modo passivo, ma in modo vivo. In italiano il termine ricorre in psicologia.

Feierabend

La fine di una giornata lavorativa che per i tedeschi è quasi sacra.

Fernweh

Sentimento di nostalgia per un luogo in cui non si è mai stati.

Fremdschämen

Sentirsi in imbarazzo per qualcosa che qualcun altro ha fatto.

Geborgenheit

Sensazione di sicurezza che si prova stando vicini alle persone a cui si vuole bene.

Heimat

Il luogo natio, la terra di appartenenza. Diverso da Vaterland, la patria, intesa come terra dei padri.

Kopfkino

Il film che uno si fa con l’immaginazione, belli o brutti che siano. Il termine vuol dire letteralmente «il cinema nella testa».

Kummerspeck

Il Kummerspeck vuol dire  «grasso/bacon del dolore» e si riferisce al peso che il corpo assume quando si mangia troppo a causa di problemi emotivi.

Lebensabschnittsgefährte

Letteralmente significa «compagno di un pezzo di vita» e si indica la persona con cui ci troviamo coinvolti emotivamente in un momento della nostra vita (fidanzato/compagno ecc…) senza immaginarci che sia qualcosa che durerà per sempre.

Leitmotiv

Indica un tema musicale ricorrente. Il termine si utilizza in senso metaforico in contesti non musicali.

Männerfreundschaft

Indica l’amicizia tra uomini (maschi).

Mitläufer

Questa parola è composta dalla preposizione «Mit», cioè «con», e dal sostantivo «Läufer», che significa «corridore». Questo termine indica una persona che si adatta alla massa.

Nestbeschmutzer

Letteralmente è «l’insozzatore del nido» e indica chi degrada la propria famiglia o la propria comunità o anche chi critica il sistema sociale, economico o politico in cui vive e lavora.

Ohrwurm

Motivetto orecchiabile che rimane in testa: il «verme nell’orecchio», appunto.

Rabenmutter

La traduzione letterale sarebbe «madre corvo». Indica una madre poco attenta ai bisogni dei figli.

Rechthaber

Con tale termine si indica colui che crede di avere sempre ragione.

Schadenfreude

La gioia per la disgrazia accaduta a qualcun altro.

Schnapsidee

Un’idea eccentrica, folle e forse geniale, che magari è venuta dopo un paio di shot (Schnaps).

Sehnsucht

Struggimento nostalgico e intenso desiderio per qualcosa o qualcuno che è irraggiungibile.

(Der innere) Schweinehund

Letteralmente è il «cane da porcaio interiore». Con questa espressione si intende la tendenza a non fare del bene incolpando la nostra debole volontà.

Torschlusspanik

«Panico della porta chiusa»: questa parola vuole esprimere il timore che le opportunità diminuiscano.

Treppenwitz

Il Treppenwitz, che letteralmente vuol dire «scherzo delle scale», è la battuta che ci viene in mente dopo che la discussione è già terminata.

Vergangenheitsbewältigung

Significa, insieme, l’elaborazione del passato e il suo superamento.

Verschlimmbessern

Con tale termine si intende il peggiorare una situazione cercando di migliorarla.

Vorfreude

Si traduce letteralmente con «pre-felicità» ed è la sensazione che si prova pensando a una gioia che sta per arrivare.

Waldeinsamkeit

È la sensazione di sentirsi soli immersi in una foresta, isolati dal resto del mondo.

Wanderlust

Desiderio di viaggiare, di fare di nuove esperienze, vedere nuovi posti e vivere la libertà e l’emozione di essere stranieri.

Weltanschauung

Concezione del mondo, della vita, e della posizione in esso occupata dall’uomo.

Weltschmerz

Letteralmente vuol dire «dolore del mondo» ed è la sensazione provata da qualcuno che comprende che la realtà fisica non può mai soddisfare le domande della mente.

Zeitgeist

È lo «spirito del tempo», inteso come spirito culturale che forma una determinata epoca.

Zweckgemeinschaft

Unione per interesse o per uno scopo.

Zweisamkeit

È una parola che ricalca il termine tedesco per solitudine (Einsamkeit), con essa però non si intende l’essere soli, ma l’essere in due. La Zweisamkeit è la condizione della coppia che si isola da tutti.
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Un caffè, grazie!

Si dice che la diffusione del caffè in Europa abbia frenato l’alcolismo, perché la bevanda è riuscita a sostituire le bevande alcoliche negli incontri importanti.
E’ indubbio che il caffè ha avuto un successo molto rapido e capillare. La parola caffè viene dall’arabo qahwa, attraverso il turco kahve.
La bevanda si diffonde all’inizio in medioriente, nel XV secolo, e poi in Europa nei due secoli successivi. Verso la fine del ‘600 nelle più importanti città nascono dei locali, chiamati appunto caffè, dove è possibile bere questa bevanda e dove si riuniscono gli intellettuali.

Caffè

Il caffè può essere preparato in vari modi, come tutti sappiamo. In Italia però ne sono diffusi soprattutto due:
– caffè espresso, che nasce dal passaggio dell’acqua sotto pressione attraverso uno strato di caffè macinato finemente e pressato. L’acqua, sotto pressione, non raggiunge la temperatura di ebollizione;
– caffè della moka, che nasce nella caffettiera e si produce attraverso il passaggio dell’acqua che, raggiunto il punto di ebollizione, passa attraverso il caffè ed esce. Il caffè non deve essere troppo pressato, o troppo fine, per evitare che si bruci prima che l’acqua riesca a passare.

Moka

Il caffè espresso nasce a Torino, nel 1884, con l’invenzione della macchina per farlo. La macchina per l’espresso è stata inventata da Angelo Moriondo. Il brevetto viene poi acquistato da un milanese, Desiderio Pavoni, che la riproduce in serie.

Il caffè della moka nasce con questa particolare caffettiera ideata da Alfonso Bialetti nel 1933. Questo prodotto di design industriale è oggi presente anche nel museo del design di Milano e al MoMa di New York.
Questa caffettiera è composta da 4 parti in alluminio o acciaio e, nella sua forma originale, è ottagonale. Il nome è quello della città di Mokha, nello Yemen, dove si trovava la qualità migliore di caffè.

Ma il caffè conosce molte varianti, quella più famosa è il cappuccino. Il cappuccino prende il nome dal colore marrone dell’abito dei frati cappuccini. La bevanda come la conosciamo oggi nasce con il brevetto per la macchina per il cappuccino di Luigi Bezzera, nel 1901.

Filo

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Fabriano e la magia della carta

Quando pensiamo ai libri, dobbiamo sapere che sono uno dei pochi strumenti del sapere in grado di resistere ai secoli.
Tutti conoscono Gutenberg e la sua straordinaria invenzione della stampa, ma pochi sanno che la sua invenzione non avrebbe avuto lo stesso successo se non ci fosse stato uno strumento di supporto su cui scrivere: la carta.

La carta

L’invenzione della carta si perde nella notte dei tempi in Cina. Alcuni ritrovamenti ci dicono che nel secondo secolo avanti Cristo questa viene utilizzata regolarmente e nasce dalla corteccia del gelso. La corteccia viene resa una poltiglia insieme all’acqua e questo nuovo materiale diventa da subito un’alternativa economica ai fogli di seta, che però resistono più a lungo nel tempo.

In Europa, nell’antichità, viene usato il papiro, soprattutto dagli antichi egizi. Il papiro nasce dal bambù ed è usato in Egitto dal 3000 a. C.
Al papiro si sostituisce, nel III secolo d. C., la pergamena che si ricava dalla pelle animale (agnello, capra o pecora).

Carta

La carta arriva in Europa attraverso gli arabi nel XIII secolo e segna la storia di una piccola città italiana: Fabriano.
A Fabriano, infatti, vengono fatte tre importantissime invenzioni. La prima è la pila a magli multipli, usata già dai lavoratori della lana. Questo strumento permette una migliore demolizione delle fibre usando la corrente del fiume. La seconda invenzione è la filigrana, che è un disegno che viene impresso nella carta nel momento in cui si produce. La terza invenzione è l’uso della colla animale per rendere la carta resistente al tempo e più semplice per la scrittura.

Questa nuova carta, pregiata e al tempo stesso economica, si diffonderà in tutta Europa.
Ancora oggi a Fabriano, l’economia ruota intorno alla carta. Oltre alle cartiere, dove vengono prodotte anche una parte delle banconote per l’Europa e per altri continenti, è possibile visitare il museo della carta che ne racconta la bellezza e la storia.
La carta prodotta oggi è totalmente senza acidi, con un basso spreco di acqua e con l’utilizzo di fibre di alberi che vengono ripiantati.

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Analfabetismi

Analfabetismi

Quando l’Italia si è unificata, nel 1861, l’analfabetismo in Italia riguardava il 78% della popolazione, che non era in grado di scrivere neppure il proprio nome.

Nel 1951 si è deciso di intendere con analfabetismo l’incapacità di leggere e scrivere, dovuta ad una mancata istruzione di base. La popolazione analfabeta era del 12-13%.

Approfondendo il tema è apparso subito un nuovo aspetto: l’analfabetismo di ritorno, con cui si intende l’incapacità o difficoltà a leggere e scrivere, dovute ad una mancanza di esercizio e di applicazione.

Il risultato è sempre lo stesso: una persona non sa né leggere né scrivere, capendolo, un brano semplice in rapporto con la sua vita giornaliera (definizione Unesco).

Nel 2001 gli analfabeti in Italia erano circa l’1% della popolazione.

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Velina

Velina - Fascismo

Durante il fascismo, il governo mandava ai giornali piccoli fogli di carta velina (un tipo di carta molto leggera) con le informazioni ufficiali da pubblicare e con le indicazioni su che cosa non andava pubblicato. A partire dagli anni novanta, un programma televisivo molto popolare, un telegiornale satirico, ha chiamato “veline” le ragazze che portavano le notizie ai giornalisti che le leggevano: un modo scherzoso per sottolineare l’importanza della libertà di stampa. In seguito, con la parola “velina” si è indicata in generale ogni valletta televisiva scelta per la sua bellezza e non per altre qualità.

Alcuni esempi delle veline:

Velina

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