Parigi val bene una messa

L’espressione “Parigi val bene una messa” si fa risalire alle lotte religiose che hanno insanguinato la Francia alla fine del ‘500.

Con la diffusione del calvinismo in Francia, la lotta tra cattolici e protestanti si fa molto forte. Il re, Enrico III di Valois, è cattolico ma c’è una fazione cattolica che vorrebbe una lotta più dura verso i protestanti. Questa fazione è guidata da Enrico di Guisa. La fazione protestante, invece, è guidata da Enrico di Borbone, re di Navarra.  Lo scontro è passato alla storia come “lotta dei tre Enrichi“.

Enrico IV di Borbone

Nel 1588 Enrico di Guisa prende accordi con la Spagna ed Enrico III lo fa uccidere. Enrico III, allora,  si allea con Enrico di Borbone e per questo viene accusato di appoggiare gli ugonotti (calvinisti francesi) e un fanatico cattolico lo uccidere.
Prima di morire Enrico III nomina Enrico di Borbone come suo successore.  Il papa Sisto V dichiara non valida l’incoronazione di Enrico IV, essendo egli calvinista, e il re di Spagna, Filippo II, invade la Francia.

Nel 1593 Enrico IV, per risolvere la situazione si converte al cattolicesimo e il nuovo papa, Clemente VIII, lo riconosce come re.
“Parigi val bene una messa” è, appunto, attribuita a Enrico IV e comunemente indica la rinuncia alla propria fede, o alle proprie convinzioni, per raggiungere o mantenere una posizione di potere.

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La filosofia della lingua tedesca

Il tedesco è una lingua filosofica, perché è in grado di indicare con un termine o un’espressione dei concetti molto complessi. Molto spesso si sente parlare della lingua di Goethe come della lingua dei Lego: una lingua dove parole si compongono per generarne di nuove.

Goethe

Per capire la ricchezza di questa lingua vengono qui proposti alcuni termini (o espressioni), con la relativa pronuncia, molto spesso intraducibili letteralmente. 

Parole in tedesco intraducibili

Ahnungslosigkeit

Significa, letteralmente, «il non avere la minima idea» di qualcosa.

Erlebnis

Reso in italiano con l’espressione «esperienza vissuta» o «vissuto», indica l’aspetto personale, per cui facciamo esperienza dei contenuti della coscienza non sono in modo passivo, ma in modo vivo. In italiano il termine ricorre in psicologia.

Feierabend

La fine di una giornata lavorativa che per i tedeschi è quasi sacra.

Fernweh

Sentimento di nostalgia per un luogo in cui non si è mai stati.

Fremdschämen

Sentirsi in imbarazzo per qualcosa che qualcun altro ha fatto.

Geborgenheit

Sensazione di sicurezza che si prova stando vicini alle persone a cui si vuole bene.

Heimat

Il luogo natio, la terra di appartenenza. Diverso da Vaterland, la patria, intesa come terra dei padri.

Kopfkino

Il film che uno si fa con l’immaginazione, belli o brutti che siano. Il termine vuol dire letteralmente «il cinema nella testa».

Kummerspeck

Il Kummerspeck vuol dire  «grasso/bacon del dolore» e si riferisce al peso che il corpo assume quando si mangia troppo a causa di problemi emotivi.

Lebensabschnittsgefährte

Letteralmente significa «compagno di un pezzo di vita» e si indica la persona con cui ci troviamo coinvolti emotivamente in un momento della nostra vita (fidanzato/compagno ecc…) senza immaginarci che sia qualcosa che durerà per sempre.

Leitmotiv

Indica un tema musicale ricorrente. Il termine si utilizza in senso metaforico in contesti non musicali.

Männerfreundschaft

Indica l’amicizia tra uomini (maschi).

Mitläufer

Questa parola è composta dalla preposizione «Mit», cioè «con», e dal sostantivo «Läufer», che significa «corridore». Questo termine indica una persona che si adatta alla massa.

Nestbeschmutzer

Letteralmente è «l’insozzatore del nido» e indica chi degrada la propria famiglia o la propria comunità o anche chi critica il sistema sociale, economico o politico in cui vive e lavora.

Ohrwurm

Motivetto orecchiabile che rimane in testa: il «verme nell’orecchio», appunto.

Rabenmutter

La traduzione letterale sarebbe «madre corvo». Indica una madre poco attenta ai bisogni dei figli.

Rechthaber

Con tale termine si indica colui che crede di avere sempre ragione.

Schadenfreude

La gioia per la disgrazia accaduta a qualcun altro.

Schnapsidee

Un’idea eccentrica, folle e forse geniale, che magari è venuta dopo un paio di shot (Schnaps).

Sehnsucht

Struggimento nostalgico e intenso desiderio per qualcosa o qualcuno che è irraggiungibile.

(Der innere) Schweinehund

Letteralmente è il «cane da porcaio interiore». Con questa espressione si intende la tendenza a non fare del bene incolpando la nostra debole volontà.

Torschlusspanik

«Panico della porta chiusa»: questa parola vuole esprimere il timore che le opportunità diminuiscano.

Treppenwitz

Il Treppenwitz, che letteralmente vuol dire «scherzo delle scale», è la battuta che ci viene in mente dopo che la discussione è già terminata.

Vergangenheitsbewältigung

Significa, insieme, l’elaborazione del passato e il suo superamento.

Verschlimmbessern

Con tale termine si intende il peggiorare una situazione cercando di migliorarla.

Vorfreude

Si traduce letteralmente con «pre-felicità» ed è la sensazione che si prova pensando a una gioia che sta per arrivare.

Waldeinsamkeit

È la sensazione di sentirsi soli immersi in una foresta, isolati dal resto del mondo.

Wanderlust

Desiderio di viaggiare, di fare di nuove esperienze, vedere nuovi posti e vivere la libertà e l’emozione di essere stranieri.

Weltanschauung

Concezione del mondo, della vita, e della posizione in esso occupata dall’uomo.

Weltschmerz

Letteralmente vuol dire «dolore del mondo» ed è la sensazione provata da qualcuno che comprende che la realtà fisica non può mai soddisfare le domande della mente.

Zeitgeist

È lo «spirito del tempo», inteso come spirito culturale che forma una determinata epoca.

Zweckgemeinschaft

Unione per interesse o per uno scopo.

Zweisamkeit

È una parola che ricalca il termine tedesco per solitudine (Einsamkeit), con essa però non si intende l’essere soli, ma l’essere in due. La Zweisamkeit è la condizione della coppia che si isola da tutti.
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Biancaneve e i sette nani

Biancaneve e i sette nani è il primo lungometraggio di animazione della storia del cinema. La pellicola è diretta da David Hand ed è prodotta dalla Walt Disney Productions. La storia è basata sull’omonima fiaba dei fratelli Grimm.
Il film è uscito nelle sale cinematografiche statunitensi nel 1937 e in Italia arriva nel 1938.

Biancaneve e i sette nani - Locandina

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M – Il mostro di Düsseldorf

M – Il mostro di Düsseldorf è un film diretto da Fritz Lang nel 1931. La storia è stata ispirata dai delitti commessi da Fritz Haarmann e Peter Kürten nella Germania degli anni Venti a Dusseldorf, appunto. Il film però è ambientato a Berlino e racconta il terrore della popolazione in seguito alla morte di diverse bambine (in tedesco il sottotitolo recita “la città cerca un assassino”) e il coinvolgimento anche delle associazioni criminali per trovare il colpevole.
Il film in Italia non ha avuto il permesso della censura, né negli anni ’30 né nel primo dopoguerra, ed è uscito nelle sale solo nel 1960.

M – Il mostro di Düsseldorf

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Tempi moderni

La pellicola Tempi moderni è stata prodotta, diretta e interpretata da Charlie Chaplin ed è uscita nelle sale cinematografiche nel 1936. Il film racconta la storia di Charlot, un operaio che lavora a ritmi disumani e con gesti ripetitivi e alienanti in una fabbrica. A Charlot, tra manicomi, furti e scioperi, resta soltanto la fuga e l’evasione insieme alla sua amata.
L’opera è una delle più conosciute di Charlie Chaplin, famoso comico e attore, che mostra in modo leggero ma non superficiale la vita disumana che molti operai sono costretti a vivere in quelli che vengono definiti “tempi moderni”.
In Italia il film è uscito nello stesso anno.

Tempi moderni - Locandina

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Un caffè, grazie!

Si dice che la diffusione del caffè in Europa abbia frenato l’alcolismo, perché la bevanda è riuscita a sostituire le bevande alcoliche negli incontri importanti.
E’ indubbio che il caffè ha avuto un successo molto rapido e capillare. La parola caffè viene dall’arabo qahwa, attraverso il turco kahve.
La bevanda si diffonde all’inizio in medioriente, nel XV secolo, e poi in Europa nei due secoli successivi. Verso la fine del ‘600 nelle più importanti città nascono dei locali, chiamati appunto caffè, dove è possibile bere questa bevanda e dove si riuniscono gli intellettuali.

Caffè

Il caffè può essere preparato in vari modi, come tutti sappiamo. In Italia però ne sono diffusi soprattutto due:
– caffè espresso, che nasce dal passaggio dell’acqua sotto pressione attraverso uno strato di caffè macinato finemente e pressato. L’acqua, sotto pressione, non raggiunge la temperatura di ebollizione;
– caffè della moka, che nasce nella caffettiera e si produce attraverso il passaggio dell’acqua che, raggiunto il punto di ebollizione, passa attraverso il caffè ed esce. Il caffè non deve essere troppo pressato, o troppo fine, per evitare che si bruci prima che l’acqua riesca a passare.

Moka

Il caffè espresso nasce a Torino, nel 1884, con l’invenzione della macchina per farlo. La macchina per l’espresso è stata inventata da Angelo Moriondo. Il brevetto viene poi acquistato da un milanese, Desiderio Pavoni, che la riproduce in serie.

Il caffè della moka nasce con questa particolare caffettiera ideata da Alfonso Bialetti nel 1933. Questo prodotto di design industriale è oggi presente anche nel museo del design di Milano e al MoMa di New York.
Questa caffettiera è composta da 4 parti in alluminio o acciaio e, nella sua forma originale, è ottagonale. Il nome è quello della città di Mokha, nello Yemen, dove si trovava la qualità migliore di caffè.

Ma il caffè conosce molte varianti, quella più famosa è il cappuccino. Il cappuccino prende il nome dal colore marrone dell’abito dei frati cappuccini. La bevanda come la conosciamo oggi nasce con il brevetto per la macchina per il cappuccino di Luigi Bezzera, nel 1901.

Filo

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Fabriano e la magia della carta

Quando pensiamo ai libri, dobbiamo sapere che sono uno dei pochi strumenti del sapere in grado di resistere ai secoli.
Tutti conoscono Gutenberg e la sua straordinaria invenzione della stampa, ma pochi sanno che la sua invenzione non avrebbe avuto lo stesso successo se non ci fosse stato uno strumento di supporto su cui scrivere: la carta.

La carta

L’invenzione della carta si perde nella notte dei tempi in Cina. Alcuni ritrovamenti ci dicono che nel secondo secolo avanti Cristo questa viene utilizzata regolarmente e nasce dalla corteccia del gelso. La corteccia viene resa una poltiglia insieme all’acqua e questo nuovo materiale diventa da subito un’alternativa economica ai fogli di seta, che però resistono più a lungo nel tempo.

In Europa, nell’antichità, viene usato il papiro, soprattutto dagli antichi egizi. Il papiro nasce dal bambù ed è usato in Egitto dal 3000 a. C.
Al papiro si sostituisce, nel III secolo d. C., la pergamena che si ricava dalla pelle animale (agnello, capra o pecora).

Carta

La carta arriva in Europa attraverso gli arabi nel XIII secolo e segna la storia di una piccola città italiana: Fabriano.
A Fabriano, infatti, vengono fatte tre importantissime invenzioni. La prima è la pila a magli multipli, usata già dai lavoratori della lana. Questo strumento permette una migliore demolizione delle fibre usando la corrente del fiume. La seconda invenzione è la filigrana, che è un disegno che viene impresso nella carta nel momento in cui si produce. La terza invenzione è l’uso della colla animale per rendere la carta resistente al tempo e più semplice per la scrittura.

Questa nuova carta, pregiata e al tempo stesso economica, si diffonderà in tutta Europa.
Ancora oggi a Fabriano, l’economia ruota intorno alla carta. Oltre alle cartiere, dove vengono prodotte anche una parte delle banconote per l’Europa e per altri continenti, è possibile visitare il museo della carta che ne racconta la bellezza e la storia.
La carta prodotta oggi è totalmente senza acidi, con un basso spreco di acqua e con l’utilizzo di fibre di alberi che vengono ripiantati.

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Analfabetismi

Analfabetismi

Quando l’Italia si è unificata, nel 1861, l’analfabetismo in Italia riguardava il 78% della popolazione, che non era in grado di scrivere neppure il proprio nome.

Nel 1951 si è deciso di intendere con analfabetismo l’incapacità di leggere e scrivere, dovuta ad una mancata istruzione di base. La popolazione analfabeta era del 12-13%.

Approfondendo il tema è apparso subito un nuovo aspetto: l’analfabetismo di ritorno, con cui si intende l’incapacità o difficoltà a leggere e scrivere, dovute ad una mancanza di esercizio e di applicazione.

Il risultato è sempre lo stesso: una persona non sa né leggere né scrivere, capendolo, un brano semplice in rapporto con la sua vita giornaliera (definizione Unesco).

Nel 2001 gli analfabeti in Italia erano circa l’1% della popolazione.

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Velina

Velina - Fascismo

Durante il fascismo, il governo mandava ai giornali piccoli fogli di carta velina (un tipo di carta molto leggera) con le informazioni ufficiali da pubblicare e con le indicazioni su che cosa non andava pubblicato. A partire dagli anni novanta, un programma televisivo molto popolare, un telegiornale satirico, ha chiamato “veline” le ragazze che portavano le notizie ai giornalisti che le leggevano: un modo scherzoso per sottolineare l’importanza della libertà di stampa. In seguito, con la parola “velina” si è indicata in generale ogni valletta televisiva scelta per la sua bellezza e non per altre qualità.

Alcuni esempi delle veline:

Velina

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Amarcord

Amarcord

Amarcord è oggi una parola della lingua italiana che indica il ricordo nostalgico, il parlare in modo malinconico di momenti ormai lontani nel tempo.
Originariamente, però, il termine viene dal dialetto romagnolo “a m’arcord” che vuol dire “io mi ricordo“. L’uso a livello nazionale della parola e il suo nuovo significato è arrivato con l’omonimo film di Federico Fellini nel 1973. Il film racconta la storia di un borgo di Rimini negli anni ’30 e dei suoi abitanti ed è, allo stesso tempo, anche la ricostruzione della Rimini ricordata da Fellini.

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