Bel Paese

Bel Paese

L’espressione Bel Paese nasce dai versi dei due più importanti poeti italiani. Dante Alighieri (XIII-XIV secolo), nell’Inferno, parla di “bel paese là dove ‘l sì sona”, con riferimento alla lingua italiana (la cosiddetta “lingua del sì”, contrapposta alla “langue d’oc” e alla “langue d’oïl”), mentre Francesco Petrarca (XIV secolo) cita l’unità territoriale nel suo Canzoniere: “il bel paese / Ch’Appennin parte e ‘l mar circonda e l’Alpe”. Due testi che si richiamano a un’unità italiana con oltre 500 anni d’anticipo rispetto al processo politico del Risorgimento (1861).

Nel 1876 l’abate Antonio Stoppani scrive Il Bel Paese. Conversazioni sulle bellezze naturali, la geologia e la geografia fisica d’Italia, un libro che diventa presto un best seller e che aiuta gli italiani del nuovo stato unitario a conoscere meglio il proprio paese.

Nel 1906 Egidio Galbani decide di mettere in vendita un formaggio che faccia concorrenza ai formaggi francesi, all’epoca più noti. Lo chiama Bel Paese e sulla confezione mette l’immagine dell’abate Stoppani, al cui libro si è ispirato.

Oggi Bel Paese è l’espressione con cui comunemente è conosciuta l’Italia.

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Qualunquismo

L'Uomo qualunque

Nel 1944 Guglielmo Giannini, giornalista che ha vissuto, come tanti italiani, la tragedia della morte di un figlio in guerra (evento che peserà nelle sue scelte pubbliche), fonda una rivista, L’Uomo Qualunque, subito seguita dal movimento politico Fronte dell’Uomo Qualunque. Il partito si fa portatore delle istanze di sfiducia nei partiti politici e nelle istituzioni pubbliche, dando voce a chi ritiene che lo Stato e la politica siano sempre nemici delle persone comuni. La guerra, le distruzioni e le macerie politiche e morali dell’Italia all’indomani della caduta del fascismo lo portano a maturare un sentimento di completa sfiducia. Dagli avversari il movimento politico viene accusato di essere di ispirazione fascista, anche se in realtà si tratta di un partito dal tratto molto libertario (lo Stato, simbolo di ogni male, secondo il Fronte dell’Uomo Qualunque va ridotto al minimo). Alle elezioni del 1946 il Fronte dell’Uomo Qualunque raccoglie il 5,3% dei voti, concentrati soprattutto nel Sud Italia (che, a differenza del Nord, non ha partecipato alla rinascita nazionale con la Resistenza). Negli anni seguenti il partito viene coinvolto nell’orbita governativa e nel 1948 si scioglie: i suoi membri vanno in gran parte nei partiti monarchico (PNM) e liberale (PLI), qualcuno nel partito neofascista del Movimento sociale italiano (MSI).

La parola qualunquista indica, ancora oggi, un rifiuto e una sfiducia nella politica e nelle istituzioni, senza distinzioni di responsabilità tra i diversi soggetti. Il termine è utilizzato in senso negativo.

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Coccoina

Coccoina

Coccoina è una storica marca di colla, popolarissima tra i bambini italiani prima dell’avvento del formato “stick”. Si tratta di una colla dal gradevole profumo di mandorla, venduta in un contenitore di alluminio con uno spazio per il pennellino. Inventata nel 1927 da Aldo Balma e Adrea Capoduri di Voghera (PV), la sua caratteristica è di non essere pericolosa per i bambini, perché prodotta senza solventi: è a base di destrina di fecola di patate e acqua, glicerina e profumo di mandorla. Oltre che per i lavoretti di scuola, la Coccoina è stata largamente usata dai bambini per incollare le figurine Panini dei calciatori.

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Calligrafia

Calligrafia

La calligrafia (dal greco kalòs, bello, e grafé, scrittura) è conosciuta anche come l’arte del bello scrivere. In molti paesi d’Oriente, la calligrafia è vista come la più alta forma di pittura.

In occidente è legata allo sviluppo della scrittura dovuto ai greci e ai romani, ma i più importanti trattati di Calligrafia nascono verso la fine del ‘400 e gli inizi del ‘500.

La scrittura occidentale nasce, come molti sanno, dai fenici verso il 1200 avanti Cristo. Nei secoli successivi viene adattata dai greci, dagli etruschi e dai romani. Dalla scrittura romana, poi, derivano tutte le scritture dell’Occidente.
La scrittura degli antichi romani è stata importante per molti secoli. Con il crollo dell’impero romano e con la conseguente diminuzione dell’uso della scrittura, cambia anche il modo di scrivere. Con Carlo Magno, ad esempio, nasce la carolingia, che si diffonde anche per il processo di unificazione legato a fini politici. Mentre con le università nasce e diffonde il gotico, nato soprattutto per risparmiare sull’uso della carta, che si è molto diffuso nel nord Europa.

Cancelleresca

In Italia una prima avversione al gotico la troviamo già con Petrarca, che lo critica nel testo La scrittura, seguito da Boccaccio. Petrarca sostiene che il gotico sia una scrittura artificiosa e difficile da leggere, mentre preferirebbe uno stile più sobrio, elegante e gradevole.
Nel ‘400 gli umanisti italiani danno vita alla minuscola umanista, o lettera antica: un tipo di scrittura ispirato a quella classica antica, molto distante dal gotico.
Nel 1420 l’umanista Niccolò Niccoli, credendo che la lettera antica sia troppo lenta per scrivere normalmente, inventa un nuovo tipo di scrittura: nasce la cancelleresca, conosciuta anche come italico.
La cancelleresca viene illustrata in un testo di Ludovico Arrighi che diventerà molto famoso: La Operina di imparare a scrivere littera cancellaresca.
La scrittura italica diventa poi un carattere di stampa con Aldo Manuzio, che la adatta alla stampa nel 1501, ed è da questo carattere che viene, per esempio, il celebre Times New Roman.

Anche se è nata come scrittura rapida, l’italico diventa con il tempo una scrittura molto formale.

Verso la fine del ‘500 cambia anche il tipo di strumento scrittorio: se in precednza veniva usata la penna d’oca con punta tagliata di piatto, quindi tronca, in seguito viene maggiormente utilizzata la penna di tacchino tagliata a punta, che permette una maggiore inclinazione. In questo modo nasce anche un nuovo tipo di scrittura, da cui deriva il corsivo insegnato a scuola in Europa e in America nel XIX secolo.
Questo corsivo è un tipo di scrittura che per la prima volta lega tutte le lettere ed è particolarmente rapido e pratico.

Alfabeto

Ancora oggi nelle scuole italiane si insegna a scrivere in corsivo e in stampatello, derivato dalla cancelleresca maiuscola.
Con l’arrivo della penna a sfera, la scrittura non è stata più valutata come materia a scuola e oggi, come in molti Paesi, si discute se abbandonare il corsivo. Lo studente, infatti, si trova a scrivere in un modo e a leggere dei testi che usano un altro carattere e questo creerebbe delle maggiori difficoltà.

Da parte nostra, siamo convinti che l’educazione è soprattutto educazione al bello, più che al pratico, e il bello scrivere è un bel vivere.


Link utili:

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Ambaradam

Guerra in Etiopia

A volte la cultura popolare precede quella accademica. Non da molti anni c’è piena coscienza (e ci sono studi documentati e approfonditi) dei crimini dei militari italiani in Etiopia, nel corso della guerra fascista del 1935-1936, occasione in cui furono sperimentate e utilizzate armi chimiche contro anche la popolazione civile: se la classe politica democratica ha preferito non aprire quella tragica pagina della storia italiana, gli studiosi hanno dovuto aspettare l’apertura degli archivi per poter fare luce.

Una delle battaglie decisive di quella guerra fu nel febbraio 1936 sul massiccio dell’Amba Aradam: l’esercito italiano vinse con molte perdite (800 militari) dopo dieci giorni di conflitto, ma i morti etiopi furono ancor di più: almeno 20 mila, tra militari e civili. A causare la strage furono i gas tossici, utilizzati non solo per vincere sul campo, ma anche per indurre gli etiopi a non ribellarsi all’esercito occupante all’indomani della fine del conflitto.

Guerra in Etiopia

Tornati in patria, i militari italiani cominciarono a utilizzare l’espressione «come ad Amba Aradam» per indicare una situazione caotica. L’espressione ha avuto successo e col tempo, complice una pronuncia che risulta buffa alle orecchie di un italiano, la parola «ambaradam» si è trasformata in «caos divertente». Resta la curiosa storia di una parola che rimanda a una tragica vicenda, i cui confini si sono potuti spiegare soltanto molto tempo dopo.

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Lingua di Menelik

Tutti (o quasi) avranno avuto almeno una volta tra le mani la lingua di menelik, o menelicche. Che cos’è? È un giocattolo formato da un tubo di carta con all’interno un filo metallico: quando si soffia nel tubo questo si allunga di scatto e assomiglia ad una lingua.

Lingua di Menelik

Menelik IIPerché lingua di Menelik? C’è da sapere che il nome è legato a Menelik II, imperatore dell’Etiopia. Questo sovrano con la sua abilità diplomatica è riuscito ad ottenere l’aiuto italiano per prendere il potere. Subito dopo la sua ascesa, nel 1889, firma un accordo con l’Italia in due lingue: in italiano e in aramaico.
Solo che gli accordi non sono esattamente uguali. Nella versione italiana si dice che l’Etiopia riconosce l’Italia come paese protettore mentre nella versione in aramaico si parla dell’Italia solo come rappresentate diplomatico.

Menelik II

Per questa accusa di avere una lingua in grado di cambiare completamente forma, in epoca coloniale viene dato il suo nome a questo giocattolo che ancora oggi si chiama così.

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Lo shabbat

Shabbat
39 sono le attività che durante lo shabbat sono vietate. Lo shabbat, il sabato, per gli ebrei è un giorno particolare. Il precetto di santificare questo giorno sta, tra i comandamenti, nella lista dei doveri verso Dio, nella prima delle due tavole. Idealmente, lo shabbat rappresenta la festa dell’esistenza del mondo. La Genesi ci dice che il settimo giorno Dio si riposò e usa il termine shavat, cessare/smettere, da cui il termine shabbat. Tanto è importante questo giorno che viene anche chiamato  Shabbat Hamalkà (la regina Shabbat), perché deve essere accolto e ci si deve preparare proprio come se stesse arrivando una regina.
Shabbat
L’esaltazione di questo giorno non ci deve far credere che per gli ebrei il riposo sia più importante del lavoro, come una contrapposizione otium e negotium, dove il negotium rappresenti quasi un male minore da sopportare. Infatti, come il Talmud e i detti rabbinici riportano, è dovere dell’uomo lavorare, per guadagnarsi da vivere e per mantenere l’ordine sociale: “è più grande chi gode del frutto del suo lavoro, che chi teme il Cielo”; “chi non ha lavorato non mangerà” (che risuona nelle parole di Paolo di Tarso “chi non lavora neppure mangi”); “ama il lavoro”; “il lavoro onora i lavoratori”.
Lo shabbat  si comprende, allora, come un limite all’uomo inteso come creatore del proprio destino, homo faber. L’obbligo del riposo e della celebrazione si impone allo stesso modo a uomini e donne, genitori e figli, padroni e servi. In questo giorno, in tal modo, si fa esperienza di giustizia, uguaglianza e armonia, come una anticipazione della condizione del paradiso. Tutti sono chiamati a fermarsi e a osservare e celebrare la creazione, Dio e a condividere con gli altri.  
I lavori (“melachot“) proibiti sono articolati in modo preciso:
 
– Arare;
– Seminare;
– Mietere;
– Formare covoni;
– Trebbiare;
– Ventilare;
– Selezionare;
– Setacciare;
– Macinare;
– Impastare;
– Cuocere;
– Tosare;
– Lavare;
– Cardare;
– Tingere;
– Filare;
– Tendere;
– Costruire un setaccio;
– Tessere;
– Dividere due fili;
– Legare; 
– Slegare;
– Cucire;
– Strappare;
– Cacciare;
– Macellare;
– Scuoiare;
– Salare la carne;
– Disegnare;
– Lisciare;
– Tagliare;
– Scrivere;
– Cancellare;
– Costruire;
– Demolire;
– Spegnere un fuoco;
– Accendere un fuoco;
– Dare l’ultima mano per terminare un lavoro;
– Trasportare al di fuori della propria abitazione;
 
Queste attività vanno intese come categorie di attività. In molti casi sono attività che danno luogo a qualcosa che rimane anche dopo che la nostra azione termina o che hanno a che fare con il commercio, i viaggi e gli scambi.
 
Il filosofo ebreo Abraham Joshua Heschel scrive dello shabbat:
 
“La Creazione, ci insegnano, non è un atto che successe una volta nel tempo, una sola volta e per sempre. L’atto di portare il mondo in essere è un processo continuo. Dio ha chiamato il mondo ad esistere, e tale chiamata continua. C’è questo preciso istante perché Dio è presente. Ogni istante è un atto di creazione. Ogni momento non è terminale ma una scintilla, un segnale di Principio. Il tempo è un’innovazione perpetua, un sinonimo di creazione continua. Il tempo è il dono di Dio al mondo dello spazio.[…]
Nello Shabbat ci è dato di condividere la santità che risiede nel cuore del tempo. Anche quando l’anima è angosciata, anche quando nessuna preghiera può uscirci di gola nel dolore, il puro riposo silente dello Shabbat ci porta nel reame di una pace senza fine, o all’inizio di una consapevolezza di ciò che l’eternità significa.”
 

Bibliografia:
Cohen Abraham (tr. it. A. Toaff), 1999, Il Talmud, Roma, Laterza
Heschel Abraham Joshua (tr. it. L. Mortara), 2018, Il sabato. Il suo significato per l’uomo moderno, Milano, Garzanti
Stefani Piero, 1997, Gli ebrei, Bologna, Il Mulino
 
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Crittografia, steganografia e cifrari

Crittografia è una parola d’origine greca composta da κρυπτóς (kryptós) che significa “nascosto”, e γραφία (graphía) che significa “scrittura”.

Oggi la crittografia è diventata indispensabile in campo informatico. Con sistemi sempre più avanzati di hackering e di phishing, le società di sicurezza informatica devono utilizzare sistemi crittografici sempre più complessi. In particolare, la crittografia trova applicazione in ambito Internet.

La steganografia è una tecnica che si prefigge di nascondere la comunicazione tra due interlocutori. Il termine è composto appunto dalle parole greche στεγανός (coperto) e γραφία (scrittura). La steganografia, al contrario della crittografia, consente di nascondere un messaggio all’interno di un vettore che possa consentirne il trasporto senza destare sospetti.
Es:

Nelle ore notturne feroci illusioni di antichi riti tramandati in dimenticate isole ci assalgono, ivi ora..
Si può leggere come: Non fidarti di Caio.

In crittografia un cifrario (o cifra) è un algoritmo utilizzato per eseguire operazioni di cifratura e decifratura, vale a dire una serie di passaggi ben definiti che possono essere seguiti come una procedura, volte a rendere oscuro, ossia semanticamente non leggibile, un testo di un messaggio in chiaro.

Scitala:

La scitala lacedemonica è usata in Grecia fin dal 400 a.C. e non è altro che un bastone, attorno al quale viene avvolto a spirale una striscia di tessuto sul quale viene scritto il messaggio.
Una volta srotolato il tessuto, solo con un bastone dello stesso diametro è possibile leggere correttamente il messaggio.

Codice Morse:

Il codice Morse, detto anche alfabeto Morse, è un sistema per trasmettere lettere, numeri e segni di punteggiatura per mezzo di un segnale in codice ad intermittenza e fu uno dei primi metodi di comunicazione a distanza.
Fu oggetto di studio di Samuel Morse dal 1835, ma venne realizzato dal tecnico Alfred Vail, suo collaboratore dal settembre 1837.

Cifrario di Cesare:

Si dice cifrario di Cesare una cifra nella quale la lettera del messaggio chiaro viene spostata di un numero fisso di posti.
Con lo spostamento di 1, “cifrario di Cesare” diventa: DJGSBSJPEJDFTBSF
Con lo spostamento di 2, “cifrario di Cesare” diventa: EKHTCTKQFKEGUCTG
Ecc…

Alfabeto Braille:

Il Braille è un sistema di lettura e scrittura tattile a rilievo per non vedenti e ipovedenti, messo a punto dal francese Louis Braille nella prima metà del XIX secolo. 
Consiste in simboli formati da un massimo di sei punti, disposti su una matrice 3 x 2 e con ciascuna casella solitamente della grandezza di circa 3 × 2 millimetri o più. Tali punti possono essere impressi con un punteruolo su fogli di carta spessa o di plastica, oppure essere riprodotti a rilievo su superfici plastiche o metalliche.

Il cifrario dei Rosacroce:

I Rosacroce (dal tedesco Rosenkreuzer) o Rosa-Croce sono un leggendario ordine segreto ermetico cristiano, menzionato storicamente per la prima volta nel XVII secolo in Germania. Come archetipo della società segreta di origini immemorabili e onnipotente, i Rosa-Croce appaiono nella letteratura esoterica, spesso come successori dei Cavalieri del Graal e dei Cavalieri templari.

Quadrato di Polibio:

La scacchiera di Polibio, nota anche come quadrato di Polibio, è un sistema crittografico inventato dallo storico greco Polibio verso il 150 a.C., descritto nelle sue Storie. Si basava sul frazionamento dei caratteri del messaggio in chiaro.
La scacchiera originale è costituita da una griglia composta da 25 caselle ordinate in cinque righe ed altrettante colonne. Le lettere dell’alfabeto vengono inserite da sinistra a destra e dall’alto in basso.
La trasposizione avviene sostituendo ad ogni lettera del messaggio un numero le cui cifre rappresentano il numero di riga e di colonna della sua posizione nella scacchiera.  Quindi, ad esempio, M=32

Tastiera del telefonino:

Il cifrario legato al telefonino è legato alla tecnica che consiste nello scrivere una lettera ripetendo il tasto corrispondente sulla tastiera del telefonino. Per esempio: ‘2’ per ‘A’, ’22’ per ‘B’, ‘222’ per ‘C’, ‘3’ per D ecc… 

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