Atene e i sofisti

Mentre i primi filosofi sono attivi soprattutto nelle colonie, dell’Asia minore e della Magna Grecia, a partire da Anassagora la filosofia arriva ad Atene e qui conosce un periodo di enorme importanza, tanto da diventare una delle città-simbolo della filosofia.

Atene

A legare la filosofia alla città di Atene è anche il fatto che la dea protrettrice della città di Atene è Atena e la civetta di Atena (o nottola di Minerva, che è la corrispondente divinità romana) è considerato il simbolo della filosofia.

Civetta di Atena

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Anassagora

AnassagoraAtene diventa luogo di una scuola filosofica con Anassagora di Clazomene. Il filosofo è nato tra il 500 e il 496 a. C. Anassagora si dice che appartiene alla scuola di Anassimene.

Fonda una scuola di filosofia ad Atene dopo essersi trasferito dalla Ionia. Scrive un libro di fisica, intitolato Sulla natura, di cui restano pochi frammenti.

Ad Atene fa amicizia con Pericle e resta in questa città per 30 anni (460-430 a. C.). Intorno al 430 a. C. Anassagora viene accusato di empietà (cioè mancanza di rispetto per le divinità) . Per evitare le conseguenze decide di andarsene dalla città e di dirigersi verso la città di Lansaco.
A Lansaco fonda un’altra scuola in cui gli succederà Archelao di Atene e Metodoro di Lansaco.

La ragione dell’accusa è stata lo studio di un meteorite che Anassagora aveva trovato e con il quale egli teorizza che i corpi celesti e la terra hanno la stessa natura.

Con Anassagora si conclude un grande periodo filosofico.

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Democrito

DemocritoDemocrito nasce ad Abdera, intorno al 460 a. C. da una famiglia ricca. Il filosofo rinuncia a parte della ricchezza per viaggiare e studiare e si dice abbia raggiunto anche l’Etiopia e l’India.

Democrito è discepolo di Leucippo da Mileto e questo, a sua volta, era stato discepolo di Parmenide.

Sembra che il filosofo abbia scritto molti testi e si dice che Platone conosceva bene questi testi tanto da volerli distruggere, per l’odio che provava per le teorie di Democrito.

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Empedocle

EmpedocleNella città di Agrigento opera un protagonista importante: Empedocle, che vive nella prima metà del V sec. a. C. Il filosofo proviene da una famiglia nobile, figlio di Metone, e sembra che abbia fondato la colonia di Turi. Empedocle, inoltre, conosce e opera nelle antiche arti mediche.

Alcuni fonti sottolineano la sua connessione con Parmenide e il rapporto tra i due filosofi si trova confermato dal fatto che anche Empedocle scrive un poema sulla natura con immagini simili a quelle di Parmenide.

Empedocle ha scritto anche tragedie e discorsi politici e viene ricordato come maestro e fondatore della retorica. Suo discepolo sarebbe stato Gorgia da Lentini che ci dice che Empedocle conosce tecniche mediche addirittura prodigiose.

Durante una stagione i venti impetuosi minacciavano di distruggere i raccolti. Empeocle suggerisce di costruire delle barriere fatte di pelle di animali da istallare lungo la cima delle colline circostanti. Passata la burrasca viene ricordato come l’uomo che ha imprigionato il vento.

Eraclide ci dice che Empedocle è riuscito a conservare il corpo senza respiro e senza pulsazioni di una donna per 30 giorni.

Una volta avrebbe detto: «gli agrigentini si godono il lusso come se dovessero morire domani, ma costruiscono palazzi come se dovessero vivere in eterno».

Anche Empedocle rifiuta il regno della città per il suo amore per la vita semplice.
Nonostante le sue origini aristocratiche le sue idee sono per la democrazia. Infatti, grazie al suo intervento riesce a evitare che l’assemblea dei mille fosse prerogativa dei ricchi. Empedocle impone lo scioglimento di questa assemblea e la sua rielezione per far eleggere anche esponenti di ceti minori.

Sulla sua morte ci sono varie testimonianze e viene così narrata:
«Invitati alcuni suoi amici tra cui Pausania, a cui sarà dedicato il poema, dopo aver compiuto dei sacrifici e dopo il convito, mentre i suoi ospiti se ne vanno a riposare sotto gli alberi della campagna vicina, Empedocle resta solo. Al mattino non lo trovano più. Empedocle si sarebbe avviato verso il monte Etna e qui giunto ai crateri di fuoco, vi si sarebbe gettato e scomparso. Questo fatto sarebbe stato confermato dall’espulsione dei suoi calzari da una delle bocce del vulcano».

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Zenone

Zenone di EleaZenone, figlio di Teleutagora, nasce nel 489 a. C. a Elea. Zenone è scolaro e amico di Parmenide. Numerosi fonti sottolineano la sua intelligenza, la prestanza fisica, le sue doti da filosofo e da uomo politico. Generoso, buono e disprezzatore dei potenti, così come Eraclito.

Diodoro ci dice che dato che la sua patria è stata ridotta in servitù dal tiranno Nearco, Zenone si mette a capo di una cospirazione. Questo gruppo di ribelli, però, viene intercettato e lui è fatto prigioniero. In prigionia viene sottoposto a torture e mentre gli viene richiesto di svelare i nomi dei complici, lui chiede al tiranno di avvicinarsi per rivelare i nomi ma non appena il tiranno si avvicina Zenone gli morde l’orecchio e le guardie lo uccidono.

Zenone di EleaDiogene, invece, ci dice che Zenone, catturato e sottoposto a tortura, non volendo rivelare il nome dei complici, si morde la lingua e la sputa in faccia al tiranno. Questo gesto dà coraggio ai cittadini che uccidono il tiranno a sassate.

La versione di Stolero dice che Zenone sottoposto ai tormenti della tortura dal tiranno affinché riveli i nomi dei complici risponde: «se ve ne fossero credi che saresti ancora tiranno?»

In ogni caso, il sacrificio di Zenone porterà alla fine della tirannia di Nearco.

Secondo Tertulliano, a Zenone viene chiesto quale sia il vantaggio della filosofia e lui avrebbe risposto: il disprezzo della morte.

Filone, ci presenta una sentenza di Zenone: «sarebbe più facile mandare a fondo un otre pieno d’aria che costringere contro la sua volontà una persona virtuosa a compiere un’azione sconveniente».

Per Plutarco, infine, Zenone avrebbe ricordato che l’ambizione per la gloria non è un desiderio da mortificare, mentre l’esperienza della bellezza deve essere coltivata. Perché è questa esperienza è capace di dare slancio alla personalità.

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Parmenide

ParmenideParmenide nasce a Elea, una colonia greca sulla costa della Campania a sud di Paestum (successivamente denominata Velea e poi Velia), e vive tra il 550 e il 450 a. C. La città di Elea era stata colonia fenicia.
Parmenide è figlio di Pireto e di famiglia nobile. Il filosofo è discepolo di Xenofone anche se il suo vero maestro sarebbe stato Animia, uomo povero ma di animo nobile, cui Parmenide avrebbe dedicato un monumento funebre. Animia era un maestro pitagorico.

Parmenide è il legislatore che dà la costituzione alla propria città a cui ogni anno i cittadini prestavano giuramento.

Parmenide istituisce una scuola e tra i suoi eredi troviamo Empedocle di Agrigento e il suo discepolo Zenone di Elea. Di Parmenide e Zenone è ricordato un viaggio che avrebbe portato i due esponenti della scuola in Atene durante la celebrazione delle feste panatenee. Parmenide, nel suo viaggio è ormai anziano mentre l’altro viene descritto da Proclo in età giovane e di bello aspetto.
Platone dice che in Atene sono ospitati nella casa di Pitodoro, nel quartiere ceramico, e lì incontrano il giovanissimo Socrate.

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Eraclito

Nel VI sec. a. C. Efeso è la città più ricca che si affaccia sull’oriente. La città si trova poco lontano da Mileto e da Samo, dove si trova Pitagora. Nella città c’è un grande tempio dedicato ad Artemide, chiamato Artemisio, e un grande fiume. Nella cultura del mondo greco l’Artemisio è considerato una delle 7 meraviglie dell’arte architettonica. In questa polis, nel 504 a. C. (69° olimpiade) nasce Eraclito.

EraclitoFiglio di Blosone, si dice che Eraclito sia orgoglioso, altezzoso e nobile. Eraclito appartiene alla famiglia regale di Efeso ed è proiettato verso una grande carriera politica ma che non seguirà per la sua opposizione alla polis. La sua famiglia ha molti privilegi e uno di questi è la scelta del basileus che è re e sacerdote allo stesso tempo. Antistene ci dice che Eraclito rifiuta di diventare basileus e lo lascia fare al fratello.
In quel tempo Ermodoro, amico di Eraclito, vuole dare nuove norme legislative alla città ma viene cacciato ed Eraclito afferma: «Gli efesini, dai giovani in su, dovrebbero tutti impiccarsi per quello che essi meritano e lasciare il governo della città ai bambini. Essi hanno cacciato Ermodoro, l’uomo da cui potevano trarre maggior giovamento».
Gli abitanti chiedono allora a lui di cambiare le leggi ma egli si rifiuta, dicendo che la costituzione è ormai troppo corrotta e si ritira nell’Artemisio. Lì, si dice che giocasse ai dadi con i bambini. Alle persone che gli chiedono perché risponde: «di che cosa vi meravigliate? Non è meglio giocare con i bambini piuttosto che partecipare alla vita politica della città?».

Eraclito si ammala di idropisia e tornato in città chiede ai medici di curarlo. Vista l’incapacità dei medici, si sotterra sotto il letame lasciando che il calore del letame asciughi i liquidi. Si narra che poi uscito dal letame viene sbranato da una muta di cani che non lo avrebbero riconosciuto come essere umano.

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Pitagora

Pitagora di SamoPitagora nasce a Samo, in Asia minore, ma passa molto tempo a Crotone. La sua fioritura (in greco: acmé) è collocata attorno il 540 a. C. (60° olimpiade) e dovrebbe essere nato verso il 580 a. C.
La figura di Pitagora è legata a molte leggende che descrivono il filosofo quasi come uno sciamano, un uomo-medico con una grande sapienza. Alcuni dicono che è capace di abitare sotterranea per un po’ di tempo e poi ritornare senza avere danni. Altri dicono che una volta è riuscito ad apparire nello stesso giorno in due luoghi diversi (Crotone e Metaponto). Altri ancora affermano che è in grado di uccidere un serpente velenoso con un morso e che è l’unico che può avvicinare e accarezzare l’aquila bianca. Apollonio ci dice che Pitagora si dedica alle scienze ma anche alle arti magiche. Alcune delle sue teorie, inoltre, sono state poi sviluppate nel pensiero religioso.

Sembra che Pitagora non abbia scritto nulla. A causa dell’assenza di opere scritte da lui e dall’influenza dei suoi discepoli, è molto difficile distinguere il pensiero di Pitagora da quello dei pitagorici, cioè dai pensatori che sono suoi discepoli. Aristotele, ad esempio, parla di “teorie pitagoriche” e non cita esplicitamente Pitagora.

Pitagora è una figura di enorme interesse per la filosofia ma, al tempo stesso, molto complicata da definire. Egli è il primo a utilizzare il termine filosofo. La filosofia, per Pitagora, è la scienza della verità che sta negli enti. Gli enti sono gli esistenti, cioè i dati e gli oggetti. L’essere proprio degli enti è ciò che non cambia nel loro essere, ciò che non muta. Ciò che non è soggetto a mutamenti è la verità degli enti.

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Anassimene

AnassimeneUn’altra figura importante nella città si scorge in Anassimene di Mileto, figlio di Euristrato, che fiorisce alla metà del VI sec. (560-550 a. C.). Anche per Anassimene ci sono molti riferimenti ai suoi scritti. Del filosofo si dice che scrive semplicemente e in modo chiaro.

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Anassimandro

AnassimandroLa tradizione della sapienza greca arcaica risiede ancora a Mileto, con un altro interprete, discepolo e successore di Talete: Anassimandro.
Anassimandro è figlio di Prassiade e la sua data di fioritura (cioè di maggiore importanza) si ha alla 58° olimpiade (550 a. C.), all’epoca del tiranno Policrate di Samo. Poco dopo la sua fioritura, Anassimandro muore avendo un’età di circa 64 anni. Pertanto dovrebbe essere nato verso il 611-610 a. C.

Come Talete, anche Anassimandro indaga a fondo la natura e ha numerosi interessi tecnico-scientifici. Allo stesso tempo, continua a sviluppare le conoscenze geometriche e conduce una colonia: Apollonia.

Anassimandro scrive una esposizione delle sue dottrine e un testo molto importante di cosmogonia, cioè una storia fisico-geografica del cosmo, vale a dire un trattato sull’origine del cosmo. Tale opera, convenzionalmente intitolata Sulla natura, ricorda l’Historia di Erodoto, ma di distingue da questa per le sue questioni filosofiche. Di tale opera ci è arrivato un solo frammento.

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