Thomas Malthus

Thomas Robert Malthus (1766 – 1834) economista e politico inglese nel suo Trattato sulla popolazione, sostiene che la popolazione (umana) cresce secondo una progressione geometrica (per esempio 2, 4, 8, 16, …), mentre le risorse necessarie per la sua alimentazione crescono secondo una progressione aritmetica (per esempio 3, 6, 9, 12, …). In tale crescita abbiamo due tipi di freni: i freni preventivi, che riducono la natalità (leggi a favore del controllo demografico), e i freni positivi, che aumentano la mortalità (carestie, epidemie e guerre).

Thomas Malthus

Non importa quali siano i numeri di partenza: prima o poi la popolazione supera le risorse e la crescita non può continuare e, senza un controllo demografico, l’umanità può solo aspettarsi catastrofi che riequilibrano il rapporto popolazione-risorse.

 

 

Share

La mafia

La mafia è un complesso di organizzazioni criminali, diffuse su base territoriale, rette dalla legge dell’omertà e strutturate gerarchicamente.

Emerge per la prima volta in Sicilia negli anni successivi all’unità (1861) e si presenta all’inizio come una società segreta che esige obbedienza, cioè «umiltà», un termine che nella versione dialettale diventa «omertà».

La mafia non è solo un fenomeno criminale ma spesso rappresenta una «patologia» del potere. La mafia ha espresso ed esprime il rifiuto delle leggi dello Stato da parte di diversi soggetti sociali e istituzioni.
La mafia è diventata più forte nei territori dove lo Stato era più debole.

La mafia ha assunto nel corso del tempo diverse fisionomie che hanno giustificato l’uso plurale del termine «mafie», che indica la presenza di organizzazioni criminali su territori diversi da quello originario della Sicilia occidentale, per esempio la ‘ndrangheta in Calabria e la camorra nell’area vesuviana.

Mafia

Le attività mafiose

Sul piano locale, la principale attività è l’estorsione sistematica (il «pizzo») esercitata su attività economiche lecite e illecite.

Dagli imprenditori di vari settori dell’economia legale (commercio, edilizia, agricoltura) i mafiosi pretendono tangenti promettendo di ‘proteggerli’ contro la delinquenza, ossia da altri gruppi di mafiosi, e spesso per questa via diventano essi stessi imprenditori. Altra attività è il commercio illegale (stupefacenti, armi, prodotti di contrabbando) anche su larghissima scala.

Legato alla mafia è anche il fenomeno del «clientelismo», con cui si identifica la pratica disonesta con cui personaggi influenti o individui dell’amministrazione pubblica instaurano un sistema di favoritismi e scambi.

Le caratteristiche

La mafia si è configurata come un’organizzazione di controllo del territorio e ha assunto tre caratteristiche fondamentali:

-La forma del clan parentale, compatto nel mantenimento della segretezza nei confronti dell’avversario concorrente e dell’autorità;

-Il modello dell’associazione segreta, con un rito di affiliazione che crea un’ulteriore esclusione dalla società civile;

-La forma di una rete di affari di scala sovralocale e internazionale, con un fluido giro di affari.

La mafia non è mai statica ma è sempre in movimento, si rinnova, si adegua continuamente ai grandi mutamenti istituzionali o di mercato.

Share

Canzoni e storia

La musica e le canzoni hanno da sempre accompagnato la storia e la trasmissione di testimonianze, vicende e valori. Nel Novecento, alcuni brani sono diventati celebri e conosciuti pur trattando temi storici e complessi. A queste canzoni vanno aggiunti anche i canti della Resistenza e quelli in voga durante il fascismo perché anch’esse sono entrate a far parte della cultura pop, oltre che popolare. 

Canzoni e storia

Le canzoni qui proposte sono una selezione personale, quindi parziale e soggettiva.

Brano:

Cantato da:

 

 

Bella ciao

 

Canzone del bambino nel vento

Francesco Guccini

Ciao, amore ciao

Luigi Tenco

Enola Gay

Orchestral Manoeuvres in the Dark (OMD)

Faccetta nera

 

Fischia il vento

 

Futura

Lucio Dalla

Gimme Hope Jo Anna

Eddy Grant

Giovinezza

 

Guantanamera

Joseíto Fernandez

Here’s To You

Joan Baez

Il ragazzo della via Gluck

Adriano Celentano

La badoglieide

 

La canzone del Piave

 

Ma mi

Ornella Vanoni

Masters of War

Bob Dylan

Miss Sarajevo

U2 e Luciano Pavarotti

Nena

99 Luftballons

Papaoutai

Stromae

Pipes of Peace

Paul McCartney

Sunday Bloody Sunday

U2

Tammurriata nera

 

Titanic

Francesco de Gregori

Vola colomba

Nilla Pizzi

Waterloo

ABBA

Wind Of Change

Scorpions

Zombie

Cranberries


Per i suggerimenti potete scrivere nel form qui in basso.

Share

La Lira

Nell’VIII secolo, nel grande impero di Carlo Magno, la moneta valeva davvero poco: c’era una grave crisi e per pagare bisognava usare quantità enormi di denari. Si è deciso allora, con una grande riforma monetaria, di coniare 240 denari da ogni libbra d’argento (434 grammi), l’unità di misura del peso dell’epoca. Col tempo, “libbra/libra” è diventata “lira” e ha cominciato a non rappresentare più il peso, ma un conto numerico. Presto molti stati italiani hanno adottato monete che si chiamavano “lira”: Venezia, Genova, Milano… La lira ha così accompagnato gli italiani per molti secoli prima ancora della nascita dell’Italia unita. Dopo una lunga vita tra le monete europee, la lira italiana ha lasciato il posto all’euro nel 2002.

Il simbolo della lira italiana era ₤.

Share

Le “leggi razziali” nell’Italia fascista

Il fascismo arrivò al potere in Italia nel 1922, quando Benito Mussolini diventò capo del governo e, in seguito, dittatore (“Duce”).

Nell’Italia fascista, gli ebrei (circa 47 mila, su una popolazione italiana totale di oltre 41 milioni di abitanti) vivevano integrati con il resto della popolazione: come tra tutti gli italiani, anche tra gli ebrei c’erano i fascisti e gli antifascisti, i più ricchi e i più poveri, i più istruiti e i meno istruiti. In più va detto che la comunità ebraica italiana (quella di Roma in particolare) era la più antica comunità ebraica d’Europa (presente nella Penisola fin dal II secolo a.C.).

Negli anni ’30, il regime fascista cominciò a percorrere la strada del razzismo: con la guerra d’Etiopia (1935-1936), quando cioè l’Italia aggredì e poi annesse il paese dell’Africa Orientale, si sviluppò l’idea di evitare il “rischio” di una popolazione di “meticci”, cioè di persone nate dall’unione tra italiani bianchi e africani neri. In questo modo il fascismo produsse le prime norme di stampo razzista, vietando il matrimonio tra bianchi e neri.

In pochi mesi il razzismo diventò anche antisemitismo (ostilità contro gli ebrei), cioè quella forma particolare di razzismo che era molto diffusa in Europa in quegli anni: nella Russia zarista di inizio secolo, nella Germania nazista, nella Polonia della dittatura militare e così via. Nei primi mesi del 1938 anche in Italia ci fu una violenta campagna antisemita, che portò il regime fascista a promulgare, tra settembre e novembre, le “leggi razziali”, cioè delle leggi in cui si diceva che gli italiani erano “ariani” e che gli ebrei non erano mai stati italiani.

A partire da quel momento, gli ebrei italiani non potevano più lavorare nelle amministrazioni pubbliche, insegnare o studiare nelle scuole e università italiane, far parte dell’esercito, gestire alcune attività economiche e commerciali che il fascismo giudicava “strategiche” per la nazione. Di anno in anno le misure contro gli ebrei diventarono sempre più dure, fino al 1943, quando l’occupazione tedesca dell’Italia del centro-nord diventò una tragedia anche per gli ebrei italiani, molti dei quali finirono nei campi di concentramento e di sterminio.

Le leggi razziali

In quegli anni gli italiani si comportarono in maniera molto diversificata nei confronti dei loro connazionali di origine ebraica: in molti casi li aiutarono a sopravvivere e, al momento del bisogno, li nascosero e portarono in salvo; in altri casi, soprattutto nelle città più piccole, ne approfittarono per ricavare dei vantaggi economici e li denunciarono alle autorità.

Le leggi razziali

Share

Blue Jeans – Blu di Genova

Non molti sanno che i blue jeans sono legati all’Italia, come dimostra il nome. Blue jeans infatti è la storpiatura in inglese dell’espressione “Blu di Genova” con cui veniva indicato il particolare tessuto che veniva utilizzato per coprire le merci sulle navi. In seguito questo tessuto è stato indossato dagli stessi marinai perché resistente alle intemperie.

Blu Jeans

Il termine in lingua inglese è attestato fin dal 1567. Va aggiunto che questo tessuto veniva fabbricato nella città francese di Nimes, da qui il nome Denim, anch’esso famoso.
Lo stesso Giuseppe Garibaldi indossava un paio di “genovesi” nel momento del suo sbarco a Marsala con i Mille e oggi questi pantaloni sono conservati nel museo del Risorgimento a Roma.
La grande diffusione e il successo dei jeans è dovuto però agli statunitensi. Infatti è stato Levi Strauss a creare dei jeans denim con cinque tasche e venderli soprattutto ai cercatori d’oro. E se all’inizio il jeans è per lo più un abito da lavoro, dopo la Seconda Guerra Mondiale, grazie al cinema e al rock’n’roll, l’indumento diventa il simbolo della ribellione giovanile fino a diventare oggetto di interesse per le stesse maison della moda.

Share

La commedia dell’arte e le maschere italiane

La Commedia dell’arte nasce in Italia nel XVI secolo ma il primo a dare una definizione di Commedia dell’arte è Carlo Goldoni, nel 1750, proprio in una sua commedia, Il teatro comico.
Goldoni definisce Commedia dell’arte la rappresentazione fatta da un gruppo di attori che usano delle maschere e improvvisano le loro parti. Usa la parola arte nel senso originario latino di mestiere.

Commedia dell'arte

Le origini della commedia dell’arte sono da ricercare nella tradizione medievale dei giullari che, durante le feste, intrattenevano le corti e le piazze.
Prima di diventare un vero e proprio genere, però, sono avvenuti due importanti innovazioni:
– la nascita del teatro privato a pagamento, in particolare a Venezia;
– la nascita delle compagnie teatrali, che riunivano un gruppo di attori pronti a dividersi i guadagni. La prima testimonianza risale al 1545 a Padova.
In questo clima dove l’attore professionista recita in un teatro primato nasce la Commedia dell’arte.
Gli attori non seguivano, però, dei copioni scritti ma partivano da un canovaccio, cioè delle indicazioni generali, e ne sviluppavano una storia. L’idea era che un bravo attore potesse stare sul palco senza troppe limitazioni dovute alle battute scritte. Spesso queste rappresentazioni erano legate a facili buffonerie e anche ad un linguaggio più popolare e volgare per certi aspetti, grazie, soprattutto, all’uso del personaggio dei servi.
Questo tipo di commedia sostituirà in Italia la commedia colta per due secoli e farà il giro dell’Europa influenzando poi altri autori come Molière e Shakespeare che però segnano il teatro in altre direzioni.

Nonostante i vari tentativi letterari precedenti, sarà solo con Carlo Goldoni, grande uomo di teatro, a chiudere l’esperienza della Commedia dell’arte.

Goldoni, che conosce bene il pubblico, comincia con lo scrivere la parte del protagonista e in seguito scrive l’intero copione, eliminando gli elementi buffoneschi. I suoi protagonisti, che all’inizio sono maschere, con il tempo si caratterizzano sempre di più fino a diventare personaggi impressi nell’immaginario collettivo. Scompaiono i servi e appaiono i borghesi, con la loro pratica morale.

Da questo momento, gli attori non sono più così celebri ma lo diventano gli autori di commedie. Al teatro non si ride più in maniera aperta, ma si sorride con intelligenza: finisce la Commedia dell’arte e inizia la commedia moderna.

Share

Il Carosello

Il Carosello è stata una famosissima trasmissione televisiva molto particolare. La prima volta che la trasmissione è andata in onda è stato il 3 febbraio del 1957, e da quel giorno dalle 20.50 alle 21 è stato un appuntamento quotidiano.

Carosello

La tv italiana non aveva mai trasmesso la pubblicità ed ora che la società italiana si apriva al consumismo, questo sembrava necessario.
L’idea del programma era semplice: c’erano dei messaggi pubblicitari che però erano accompagnati da brevi episodi teatrali, musicali o da cartoni animati e queste scene si chiamano sketch.
Ogni sketch doveva essere breve, efficace e comprensibile da tutti, per questo si usava un linguaggio semplice, diretto e vicino alla cultura popolare.
Il Carosello ha avuto una grande diffusione ed è stata una trasmissione molto amata. Molti personaggi, il linguaggio e le espressioni del Carosello, sono diventati patrimonio della cultura popolare italiana.
E dopo il Carosello si andava tutti a dormire. O così diceva il celebre motto.

Ecco alcuni caroselli divenuti celebri:

Share

Linea del tempo – Storia contemporanea

Le linee del tempo aiutano ad avere una visione di insieme e, allo stesso tempo, a comprendere l’esatto svolgimento dei vari avvenimenti. 

Una linea del tempo è utile se ha la selezione degli eventi e dei fatti che è più congeniale a ciò che stiamo cercando. Se una linea del tempo è onnicomprensiva diventa dispersiva, mentre se i dati presenti sono pochi o non adatti, la linea del tempo diventa inutile.

La linea del tempo qui presente comprende l’età contemporanea e comprende gli eventi principali (ovviamente una scelta parziale e personale) di questi settori:

In nero – Storia politica, sociale ed economica

In arancione – Eventi di tipo scientifico (scoperte, pubblicazioni ed eventi particolari)

In viola – Eventi di tipo filosofico (pubblicazioni, nascite ed eventi particolari)

In rosso – Eventi legati alla letteratura italiana (pubblicazioni, nascite ed eventi particolari)

In blu – Eventi legati alla letteratura inglese (pubblicazioni, nascite ed eventi particolari)

In verde – Eventi legati all’arte (manifestazioni, creazioni 

In marrone – Eventi legati allo sport (manifestazioni ed eventi particolari)

Linea del tempo - Storia contemporanea

La linea è divisa tra:

Share

Alessandro Volta

Alessandro Volta - 10000 lire

Alessandro Volta è nato nel 1745 a Como e fin da giovane la sua grande passione è l’elettricità. Diventa presto professore di fisica e, mentre studia la chimica dei gas, scopre il metano e suggerisce di usarlo per illuminare.
Questa scoperta lo rende famoso a livello internazionale e gli porta numerosi riconoscimenti ma gli studi di Volta proseguono e lo scienziato arriva a costruire la prima pila elettrica.
La pila elettrica di Volta si basa sull’idea che mettendo vicini due metalli conduttori si può ottenere una differenza di potenziale elettrico. Ecco perché oggi a livello internazionale la differenza di potenziale elettrico viene indicata con il termine Volt.
Alessandro Volta scompare nel 1827.
Per molti anni il suo viso è stato quello che guardava gli italiani dalla banconota da 10.000 lire.

Share