La classe capovolta (flipped classroom)

La classe capovolta (flipped classroom) è una metodologia didattica ideata da Jonathan Bergmann e Aaron Sams, due insegnanti di chimica in una scuola del Colorado (USA). Il primo manuale in lingua inglese risale al 2012.

La classe capovolta

Il metodo consiste nell’assegnare del materiale (video, podcast, testi ecc…) che permettano allo studente di prepararsi sulla lezione in modo autonomo, a casa, seguendo i propri ritmi e tempi. Successivamente, in classe, il docente non ripete la lezione in modo frontale ma si limita a chiarire dubbi e difficoltà e, in seguito, propone delle attività per permettere agli studenti di applicare e analizzare quanto imparato, confrontandosi con i pari e producendo qualcosa che sia da ulteriore stimolo.

La classe capovolta

La struttura della lezione

Avendo già accennato a una macrostruttura della lezione, possiamo articolarla in questo modo:

  • Presentiamo un argomento cercando di generare l’interesse da parte dei nostri alunni e diamo loro del materiale per affrontare il tema in modo autonomo. Il materiale (come la videolezione) dovrebbe presentare i contenuti comunque in forma problematica e non semplicemente espositiva.
    Il docente in questa fase predispone tutto l’occorrente all’apprendimento autonomo.
  • In classe gli studenti sono chiamati a svolgere delle attività, eseguendo dei compiti di realtà, producendo del materiale (relazioni, presentazioni, infografiche, ricerche, applicazioni ad altri problemi delle conoscenze acquisite ecc…), utilizzando anche strumenti tecnologici e collaborando con i compagni.
    Il docente in questa fase segue i lavori e fa da guida e da supporto agli studenti.
  • Successivamente, sempre in classe, ci si confronta su quanto appreso e su quel che si è prodotto. 
    Il docente, in quest’ultima fase, modera gli interventi e guida gli studenti verso l’autovalutazione.

La classe capovolta

Osservazioni finali

La classe capovolta ha l’indubbio vantaggio di permettere agli studenti di apprendere seguendo i propri ritmi e le proprie strategie, dedicando più tempo in classe agli approfondimenti e all’applicazione di ciò che si è imparato.
Questo tipo di metodologia è di grande aiuto anche per gli studenti che più hanno difficoltà a rimanere concentrati in classe o che sono più lenti nel processo di apprendimento. Inoltre, la classe capovolta permette anche agli studenti con impegni di varia natura (come gli studenti-atleti) di non perdere mai delle preziose spiegazioni (è proprio per risolvere il problema dell’assenteismo che Bergmann e Sams hanno ideato questo metodo).

Uno dei perni fondamentali di questa metodologia è la motivazione. Bisogna mantenere viva la motivazione degli studenti nei processi di apprendimento autonomo: mentre in classe un insegnante può dialogare, richiamare l’attenzione, sollecitare gli interventi che coinvolgano gli studenti, in autonomia questo è pressoché impossibile e bisogna adottare altre strategie (approcci multimediali e multisensoriali, presentazioni più efficaci ecc…) che richiedono molto tempo nella preparazione. Bisogna, altresì, mantenere viva la motivazione in classe nelle attività da svolgere, variando  il tipo di attività e le modalità di cooperazione tra pari. Infine, gli studenti devono avere una buona autodisciplina e organizzazione per mantenere il lavoro costante e questo richiede anche una buona dose di maturità.

Se concepiamo la scuola non semplicemente come un luogo di trasmissione di nozioni ma una palestra per sviluppare in modo più articolato conoscenze e competenze, dobbiamo ideare lezioni e attività che vadano in tale direzione e la classe capovolta è una metodologia fondamentale, da questo punto di vista.


Bibliografia e sitografia:

J. Bergmann,  A. Sams – FlippedClass.com

M. Maglioni, F. Biscaro – La classe capovolta. Innovare la didattica con il flipped classroom, Erickson, 2014

La classe capovolta – Flipnet.it

Formerete –  Flipped explained (Video)

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La lezione segmentata (chunked lesson)

La lezione segmentata (chunked lesson) è una modalità didattica sviluppatasi negli ultimi anni.

Il segmento

Il primo a utilizzare il termine chunk è stato lo psicologo A. Miller in un articolo del 1956. Nel 2016 Richard M. Felder e Rebecca Brent, esperti di insegnamento, definiscono tale termine in questo modo: “una serie di informazioni che la nostra mente può percepire come una singola unità”. Pertanto, possiamo vedere la segmentazione come una tecnica di scomposizione in parti più piccole di un contenuto.

La lezione segmentata

L’idea della lezione segmentata nasce in seguito ad alcuni studi del 1996 compiuti da Joan Middendorf e Alan Kalis. Tali studi hanno dimostrato il calo drastico dell’attenzione da parte degli studenti in una normale lezione frontale con la conseguente riduzione di memorizzazione e comprensione degli argomenti trattati.
I due studiosi hanno proposto, pertanto, di variare e frammentare la lezione in segmenti da 10 minuti, alternando spiegazioni ad attività che permettessero di rielaborare e applicare le conoscenze acquisite.
Studi più recenti hanno dimostrato una certa efficacia di tale modalità didattica nel tenere viva l’attenzione.

La struttura della lezione

Premettendo che variare è la modalità più efficace per tenere viva l’attenzione e generare interesse, possiamo pensare a una struttura di questo tipo (per 55 minuti di lezione):

5 min. – Richiamo delle preconoscenze sull’argomento che stiamo per trattare;
10 min. – Lezione diretta di un buon livello (come se parlassimo ai più bravi della classe);
10 min. – Attività con studenti divisi in gruppi. La suddivisione in gruppi permette il confronto tra pari: gli studenti potranno chiarire i propri dubbi chiedendo ai compagni (peer tutoring).
5 min. – Restituzione collettiva
10 min. – Nuova lezione diretta
5 min. – Nuova attività
10 min. – Restituzione e conclusione collettiva

Chunked lesson - Lezione segmentata

Importante, sia tra le attività che nella lezione diretta, è l’uso di materiali multimediali: slide, video, bacheche virtuali, creazione di fogli virtuali in modalità wiki ecc.. Tutto questo sempre nell’ottica di rendere a lezione il più efficace possibile.

Le attività

Le attività da proporre possono essere le più varie: creazione di mappe, riassunti, schemi, formulazione di domande, lettura e analisi del materiale di approfondimento ecc…
Ogni attività andrà pianificata con l’obiettivo specifico di sviluppare determinate competenze.

Osservazioni finali

La lezione segmentata è uno strumento efficace ma, come tutti gli strumenti, richiede del tempo per essere utilizzata con dimestichezza. La chunked lesson necessita di una programmazione dettagliata, anche se non eccessivamente rigida, di continue variazioni e, soprattutto, deve modellarsi sulla classe ed essere utili anche a quegli studenti che presentano disturbi nell’apprendimento. Obiettivi non facili, specialmente per il tempo richiesto, ma nell’ottica del miglioramento offrono una buona strategia.


Bibliografia e sitografia:

A. Miller, The Magical Number Seven, Plus or Minus Two: Some Limits on Our Capacity for Processing Information, in «The Psychological Review», 1956, vol. 63.

Chunking – A Teaching Technique (video)

Educational Innovation, Small changes in teaching: the first 5 minutes of class, The University of Sydney, 9 aprile 2016

Danny Lyu, Chunking your class – lessons we learnt from observing other lecturers, The University of Sydney, 19 settembre 2016

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