Parigi val bene una messa

L’espressione “Parigi val bene una messa” si fa risalire alle lotte religiose che hanno insanguinato la Francia alla fine del ‘500.

Con la diffusione del calvinismo in Francia, la lotta tra cattolici e protestanti si fa molto forte. Il re, Enrico III di Valois, è cattolico ma c’è una fazione cattolica che vorrebbe una lotta più dura verso i protestanti. Questa fazione è guidata da Enrico di Guisa. La fazione protestante, invece, è guidata da Enrico di Borbone, re di Navarra.  Lo scontro è passato alla storia come “lotta dei tre Enrichi“.

Enrico IV di Borbone

Nel 1588 Enrico di Guisa prende accordi con la Spagna ed Enrico III lo fa uccidere. Enrico III, allora,  si allea con Enrico di Borbone e per questo viene accusato di appoggiare gli ugonotti (calvinisti francesi) e un fanatico cattolico lo uccidere.
Prima di morire Enrico III nomina Enrico di Borbone come suo successore.  Il papa Sisto V dichiara non valida l’incoronazione di Enrico IV, essendo egli calvinista, e il re di Spagna, Filippo II, invade la Francia.

Nel 1593 Enrico IV, per risolvere la situazione si converte al cattolicesimo e il nuovo papa, Clemente VIII, lo riconosce come re.
“Parigi val bene una messa” è, appunto, attribuita a Enrico IV e comunemente indica la rinuncia alla propria fede, o alle proprie convinzioni, per raggiungere o mantenere una posizione di potere.

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Ambaradam

Guerra in Etiopia

A volte la cultura popolare precede quella accademica. Non da molti anni c’è piena coscienza (e ci sono studi documentati e approfonditi) dei crimini dei militari italiani in Etiopia, nel corso della guerra fascista del 1935-1936, occasione in cui furono sperimentate e utilizzate armi chimiche contro anche la popolazione civile: se la classe politica democratica ha preferito non aprire quella tragica pagina della storia italiana, gli studiosi hanno dovuto aspettare l’apertura degli archivi per poter fare luce.

Una delle battaglie decisive di quella guerra fu nel febbraio 1936 sul massiccio dell’Amba Aradam: l’esercito italiano vinse con molte perdite (800 militari) dopo dieci giorni di conflitto, ma i morti etiopi furono ancor di più: almeno 20 mila, tra militari e civili. A causare la strage furono i gas tossici, utilizzati non solo per vincere sul campo, ma anche per indurre gli etiopi a non ribellarsi all’esercito occupante all’indomani della fine del conflitto.

Guerra in Etiopia

Tornati in patria, i militari italiani cominciarono a utilizzare l’espressione «come ad Amba Aradam» per indicare una situazione caotica. L’espressione ha avuto successo e col tempo, complice una pronuncia che risulta buffa alle orecchie di un italiano, la parola «ambaradam» si è trasformata in «caos divertente». Resta la curiosa storia di una parola che rimanda a una tragica vicenda, i cui confini si sono potuti spiegare soltanto molto tempo dopo.

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