Eudaimonia e felicità

Lev Tolstoj ha scritto «Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo». Eppure, la felicità di può concepire in molti modi e ben ne erano coscienti che per la “felicità” utilizzavano quattro termini distinti.

Makaria (Μακαρία) – è lo stato di felicità in cui vivono gli dèi che godono dell’eternità; indica una sorta di beatitudine. Da questo termine deriva in italiano “magari!”.

Olbios (όλβιος) – è colui che, invece, dispone di tutto ciò che gli occorre per vivere.

Eutukhía (εὐτυχία) – è la condizione di chi gode di buona fortuna.

Eudaimonia (εὐδαιμονία) – da “eu” che vuol dire “bene/buono” e “daimon”. L’eudaimonia è quindi la buona riuscita del nostro daimon, quindi è la felicità di chi realizza il proprio daimon, la propria vocazione. L’eudaimonia ha, pertanto, il sigificato di autorealizzazione.

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Emmanuel Lévinas

Emmanuel Levinas nasce a Kaunas, in Lituania, nel 1905 da una famiglia ebraica. Nel 1923 si trasferisce in Francia e poi studia a Strasburgo e a Friburgo, dove conosce Husserl e Heidegger.
Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, viene chiamato alle armi e viene catturato e internato in un campo di concentramento. La sua famiglia verrà uccisa nei campi di sterminio.
Dopo la guerra insegna in diverse università francesi.
Muore nel 1995.

Emmanuel Levinas

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Cesare Lombroso

Cesare Lombroso nasce come Marco Ezechia Lombroso a Verona, il 6 novembre 1835, da una famiglia ebrea.

L’incontro con il medico e antropologo Paolo Marzolo introduce Lombroso ai principi della teoria darwiniana. Nel 1853 si iscrive a medicina, all’Università di Pavia, e si laurea nel 1856.

Cesare Lombroso

Lombroso partecipa come medico militare alla seconda guerra di indipendenza italiana. In seguito, viene inviato in Calabria, insieme alle truppe che reprimono il brigantaggio.
Diventa celebre per i suoi studi sulla pellagra e per la sua teoria delle origini biologiche della criminalità.

Muore a Torino il 19 ottobre del 1909.

Influenze

Oltre alla teoria elaborata da Charles Darwin sull’evoluzione delle specie, Cesare Lombroso subisce una forte influenza di due particolari discipline:

  • La fisiognomica, che deduce i caratteri psicologici di una persona dall’aspetto fisico. Il maggior esponente moderno è Johann Kaspar Lavater.
  • La frenologia, dottrina elaborata da Franz Joseph Gall, che fa corrispondere a ogni zona del cervello una funzione psichica.

Inoltre, fondamentale è l’atmosfera positivista che esalta la scienza come unica fonte certa di conoscenza, in grado di spiegare ogni aspetto della realtà.

Il brigante Gasperone

Nella sua carriera, Lombroso ha studiato e catalogato diversi individui, specialmente per le loro caratteristiche anatomiche.

Brigante Gasperone

Una persona in particolare è stata importante per i suoi studi: Antonio Gasbarrone, detto brigante Gasperone. Gasbarrone era un brigante conosciuto per una certa crudeltà. Lombroso ne studia il cranio e comincia a riflettere sul collegamento tra struttura anatomica a comportamento.

Genio e follia

Nel 1846 pubblica l’opera Genio e follia, in cui cerca di dimostrare un collegamento tra la genialità e la follia, portando a sostegno di tale tesi le opere e le creazioni di internati di istituti psichiatrici e carceri.

Cesare Lombroso

Il genio è visto come “uno squilibrio eccessivo dell’attività cerebrale e della sensibilità che può avvicinarlo alla follia”.

Tra i geni che rasentano la follia Lombroso inserisce anche Giovanna D’Arco, Lutero, Leopardi e Dante.

L’atavismo e l’uomo delinquente

Lombroso raccoglie numerosi crani appartenuti a criminali e di alcuni di questi possiede anche i calchi in cera del volto. Nel 1870, osservando il cranio di Giuseppe Villella crede di rilevarne delle anomalie all’interno della scatola cranica.

Arriva così a formulare la sua teoria dell’atavismo o del delinquente nato. Secondo questa teoria, nell’uomo criminale compaiono dei caratteri atavici (primitivi), che si sono persi nel corso dell’evoluzione. Pertanto, il criminale è tale per nascita e compie tali atti perché è così anatomicamente strutturato per farlo. Quindi, per Lombroso, il criminale è un elemento difettoso nella scala evolutiva.

L'uomo delinquente - Cesare Lombroso

I suoi studi vengono pubblicati nel testo L’uomo delinquente, del 1876.

Stigmate anatomiche

Lombroso raccoglie dati e statistiche e stila una classifica di elementi distintivi del delinquente e chiama tali elementi “stigmate anatomiche”.

Le caratteristiche comprendevano le dimensioni, la forma e la simmetria di fronte, zigomi, mascella, orecchie e volto intero. Ma considerava determinanti anche l’elevata soglia di sopportazione del dolore, il disprezzo della morte o la presenza di tatuaggi.

La donna delinquente

Nel 1895 Lombroso dedica un libro allo studio delle donne criminali, il testo prende il titolo di La donna delinquente, la prostituta e la donna normale.

La donna delinquente, la prostituta e la donna normale

In quest’opera, Lombroso sostiene che la prostituzione rappresenta il lato femminile della criminalità. Nella prostituta ci sarebbero vari gradi di intelligenza che spaziano dall’idiozia alla genialità.

Lo spiritismo

Negli ultimi anni della sua vita, Lombroso si avvicina allo spiritismo, in seguito all’incontro con la medium Eusapia Palladino.

Eusapia Palladino

Cesare Lombroso partecipa a diverse sedute spiritiche e afferma di esser stato testimone di apparizioni e fenomeni come levitazioni o apparizioni e smaterializzazioni di oggetti.

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Johanna Schopenhauer

Tra il 1820 e il 1830 Johanna Schopenhauer è stata la scrittrice più famosa della Germania, la prima ad aver pubblicato libri senza usare uno pseudonimo. Donna indipendente e persona di grande cultura, Johanna Schopenhauer ospitava nei suoi salotti grandi intellettuali dell’epoca: Wieland, i fratelli Schlegel e, soprattutto, Goethe.

Johanna Schopenhauer

Johanna Schopenhauer nacque a Danzica, che all’epoca faceva parte del Regno di Polonia, nel 1766. Dotata di grande intelligenza, a 10 anni sapeva, oltre al tedesco, il polacco, il francese e l’inglese.

A 18 anni si sposa con Heinrich Floris Schopenhauer, un ricco mercante che di anni ne aveva 38. Dal matrimonio sono nati i figli Arthur, nel 1788, e Adele, nel 1797.
L’amore non era ardente, come lei stessa scriverà, ma l’unione aveva permesso il risanamento delle finanze di famiglia.

Nel 1805, però, il marito si suicida e Johanna, con sua figlia, si trasferisce a Weimar. Il suo impegno verso i bisognosi e i soldati durante la guerra contro la Francia la renderanno popolare, mentre il suo salotto sarà frequentato da grandi intellettuali e artisti.

Nel frattempo, Arthur è rimasto ad Amburgo a studiare filosofia. Johanna Schopenhauer trovava il figlio particolarmente arrogante e non condivideva le sue tesi filosofiche. D’altra parte, Arthur considerava la madre frivola e superficiale e l’accusava di aver abbandonato il padre.

Nel 1804 Arthur si trasferisce a Weimar ma sceglie di non vivere con la madre. Dal 1814 i due non si vedranno più e si scriveranno solo per lettera. Anche quando avrà difficoltà economiche, Johanna rifiuterà l’aiuto economico da parte del figlio, preferendo rivolgersi al duca di Weimar che le assegnerà una pensione e la inviterà a Jena, dove morirà nel 1838. La figlia Adele sarà dichiarata sua unica erede.

A causa del successo del figlio e del suo disprezzo nei confronti della madre, Johanna Schopenhauer è stata spinta un cono d’ombra.  Tuttavia, rimane un personaggio innovativo. Nei suoi numerosi libri, infatti, Johanna Schopenhauer riflette la sua forza e la sua determinazione, con personaggi femminili che sfidano il patriarcato, sapendo che la ribellione richiede sacrificio e che ha un costo.

 

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Iezabele

I libri dei Re, come in Samuele, raccontano le vicende dei sovrani di Israele, dalla sua espansione e prosperità sotto Davide e Salomone alla sua divisione e all’esilio del popolo di entrambi i regni: quello di Israele a nord e quello di Giuda al sud.

Iezabèle è una regina dell’antico Israele, la sua storia è raccontata nella Bibbia, primo e secondo libro dei Re. Iezabèle era una principessa fenicia andata in sposa ad Acab, re di Israele. Secondo alcune genealogie, tra i suoi discendenti ci sarebbe anche Didone, la regina di Cartagine.
Per stringere alleanza con i fenici e allontanarsi dal regno di Giuda, Iezabèle introduce il culto del dio fenicio Baal e fa uccidere i sacerdoti del dio ebraico. Il nome “Iezabèle” ricorda, infatti, la lamentazione אֵיזוֹ בַּעַל‎ (traslitterato ’ēyzō ba’al) “dov’è il principe?”, tipica delle cerimonie di adorazione di Baal.

Iezabele

Dio, allora, invia il profeta Elia che sfida i sacerdoti di Baal e mostra loro, con un miracolo, che Dio è dalla sua parte.  Il popolo, su parola di Elia, cattura i servi di Baal ed Elia li uccide.

Elia ordina ad Acab di prepararsi per andare a Izreel e Acab lo segue. Quando Acab racconta quanto successo a Iezabèle e come siano morti i sacerdoti, la donna invia un messaggio ad Elia dicendogli «gli dèi mi facciano questo e anche di peggio, se domani a quest’ora non avrò reso la tua vita come la vita di uno di loro». Tanto appare forte Iezabèle che Elia ne rimane impaurito e fugge.
Sarà l’intervento continuo del Signore a ridare forza a Elia: «Che cosa fai qui, Elia?». Il Signore chiede a Elia di prepararsi e di ungere Ieu, come nuovo re di Israele, annunciandogli che risparmierà solo 7000 persone di Israele, che non si sono inginocchiate a Baal.

La Bibbia ci racconta un altro episodio della sovrana. Nabot di Izreèl aveva una vigna che Acab voleva possedere, perché era confinante. Nabot, però, si era rifiutato di cedergliela. Iezabèle, allora, interviene e corrompe alcuni uomini perché accusino Nabot di empietà e lo lapidino. Il Signore, di fronte a tanta spregiudicatezza, spinge Elia a intervenire e il profeta predice alla donna che il suo corpo e quello dei suoi famigliari sarà mangiato dai cani e dagli uccelli: «I cani divoreranno Iezabèle nel campo di Izreèl; nessuno la seppellirà».

Così accade che Acab muoia in battaglia e salgano al trono i suoi due figli, Acazia e Ioram. Un nuovo profeta Eliseo, spinge Ieu a intervenire. Ieu, che stava organizzando un colpo di stato, uccide Ioram con una freccia alle spalle, mentre cercava di fuggire. Stessa sorte capita al fratello, Acazia. Entrambi i corpi vengono lasciati insepolti.

Iezabèle viene a sapere della morte di Ioram e del prossimo arrivo di Ieu a palazzo e decide di attenderlo. La Bibbia ci dice che la donna si trucca gli occhi, mette gli abiti migliori, si sistema i capelli e si pone di vedetta. Quando Iezabèle vede arrivare l’uomo, anziché riconoscerlo come nuovo sovrano, gli domanda: «Tutto bene, Zimrì, assassino del suo signore?». A queste parole Ieu, incita i servi che gettano la donna dalla finestra, dove verrà diverrà divorata dai cani.

Iezabele

Donna forte, spregiudicata e senza timore, il nome di Iezabèle torna nell’Apocalisse di Giovanni. Il nome, questa volta, è di una finta profetessa, simbolo della perdizione e della lussuria e ancora una volta è il Signore a dire «io getterò lei in un letto di dolore e coloro che commettono adulterio con lei in una grande tribolazione».

Jezebel sarà un film del 1938 con protagonista Bette Davis, che interpreterà Julie, una donna le cui azioni la fanno assomigliare a Iezabèle.

Nella cultura popolare, però, è celebre la canzone Jezebel scritta da Wayne Shanklin e interpretata anche da Édith Piaf, con la traduzione di Charles Aznavour.

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Adam Smith

Adam Smith (1723-1790) è un economista e filosofo scozzese, convinto sostenitore del liberismo e della capacità del mercato di giungere al miglior risultato possibile, senza bisogno di intervento esterno.

Adam Smith

L’opera più importante di Adam Smith è il trattato Nelle ricerche sopra la natura e la causa della ricchezza delle nazioni, pubblicato nel 1776, che è considerato la prima opera sistematica di economia politica.

La divisione del lavoro

Adam Smith parte dal concetto di lavoro produttivo e di divisione del lavoro. La divisione del lavoro permette alle persone di specializzarsi ed effettuare le operazioni in modo più rapido.

Secondo Smith a seguito della divisione del lavoro:
– il lavoratore effettuando la stessa operazione aumenta la propria efficienza e svolge i compiti più velocemente;
– vengono aumentati i ritmi di produzione, dal momento che l’operaio non deve passare da una mansione all’altra; 
– si possono introdurre macchinari che velocizzino il lavoro.

La mano invisibile

Adam Smith è convinto che se l’individuo è libero di agire, contribuirà al benessere della società. Secondo Smith, ogni uomo compie scelte che conducono a massimizzare il suo vantaggio (piacere o utilità). Tale movente egoistico, però, conduce anche al migliore risultato collettivo e alla gestione efficiente delle risorse. Per Smith c’è quindi un accordo tra l’interesse dell’individuo e quello collettivo. Adam Smith dice che esiste come una “mano invisibile” in grado di trasformare i vizi privati in pubbliche virtù, senza che i singoli ne siano consapevoli.

Il liberismo

Adam Smith afferma e difende la libertà di scambio ed è per questo considerato il padre del liberismo. Il liberismo è una dottrina economica che sostiene che il compito di regolare l’attività economica spetta solo al mercato e non allo stato. 

Smith è convinto che sia necessario rimuovere tutti gli ostacoli che limitino la libertà del mercato e sostiene il laissez-faire, cioè l’idea che il mercato quando è lasciato libero è in grado di auto-regolarsi e trovare l’equilibrio migliore possibile.

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Thomas Malthus

Thomas Robert Malthus (1766 – 1834) economista e politico inglese nel suo Trattato sulla popolazione, sostiene che la popolazione (umana) cresce secondo una progressione geometrica (per esempio 2, 4, 8, 16, …), mentre le risorse necessarie per la sua alimentazione crescono secondo una progressione aritmetica (per esempio 3, 6, 9, 12, …). In tale crescita abbiamo due tipi di freni: i freni preventivi, che riducono la natalità (leggi a favore del controllo demografico), e i freni positivi, che aumentano la mortalità (carestie, epidemie e guerre).

Thomas Malthus

Non importa quali siano i numeri di partenza: prima o poi la popolazione supera le risorse e la crescita non può continuare e, senza un controllo demografico, l’umanità può solo aspettarsi catastrofi che riequilibrano il rapporto popolazione-risorse.

 

 

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Hannah Arendt

Hannah Arendt è stata una delle menti filosofiche più brillanti del Novecento. La sua storia personale si intreccia agli eventi del secolo. Nonostante il suo percorso e la sua produzione, Arendt affermerà di essersi congedata dalla filosofia.

Hannah Arendt

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La mafia

La mafia è un complesso di organizzazioni criminali, diffuse su base territoriale, rette dalla legge dell’omertà e strutturate gerarchicamente.

Emerge per la prima volta in Sicilia negli anni successivi all’unità (1861) e si presenta all’inizio come una società segreta che esige obbedienza, cioè «umiltà», un termine che nella versione dialettale diventa «omertà».

La mafia non è solo un fenomeno criminale ma spesso rappresenta una «patologia» del potere. La mafia ha espresso ed esprime il rifiuto delle leggi dello Stato da parte di diversi soggetti sociali e istituzioni.
La mafia è diventata più forte nei territori dove lo Stato era più debole.

La mafia ha assunto nel corso del tempo diverse fisionomie che hanno giustificato l’uso plurale del termine «mafie», che indica la presenza di organizzazioni criminali su territori diversi da quello originario della Sicilia occidentale, per esempio la ‘ndrangheta in Calabria e la camorra nell’area vesuviana.

Mafia

Le attività mafiose

Sul piano locale, la principale attività è l’estorsione sistematica (il «pizzo») esercitata su attività economiche lecite e illecite.

Dagli imprenditori di vari settori dell’economia legale (commercio, edilizia, agricoltura) i mafiosi pretendono tangenti promettendo di ‘proteggerli’ contro la delinquenza, ossia da altri gruppi di mafiosi, e spesso per questa via diventano essi stessi imprenditori. Altra attività è il commercio illegale (stupefacenti, armi, prodotti di contrabbando) anche su larghissima scala.

Legato alla mafia è anche il fenomeno del «clientelismo», con cui si identifica la pratica disonesta con cui personaggi influenti o individui dell’amministrazione pubblica instaurano un sistema di favoritismi e scambi.

Le caratteristiche

La mafia si è configurata come un’organizzazione di controllo del territorio e ha assunto tre caratteristiche fondamentali:

-La forma del clan parentale, compatto nel mantenimento della segretezza nei confronti dell’avversario concorrente e dell’autorità;

-Il modello dell’associazione segreta, con un rito di affiliazione che crea un’ulteriore esclusione dalla società civile;

-La forma di una rete di affari di scala sovralocale e internazionale, con un fluido giro di affari.

La mafia non è mai statica ma è sempre in movimento, si rinnova, si adegua continuamente ai grandi mutamenti istituzionali o di mercato.

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Charles Darwin

Charles Darwin è considerato il padre dell’evoluzionismo, offrendo un meccanismo e una teoria che sono state alla base di molte concezioni nella filosofia contemporanea.

Charles Darwin

A lungo Darwin è stato studiato solo nell’ambito della scienza naturale, ignorando sia la portata della sua teoria che le sue innumerevoli osservazioni prettamente filosofiche. 

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