La passeggiata

La Passeggiata” di Robert Walser è un piccolo capolavoro. Il testo racconta una passeggiata, appunto, ma lo fa mostrando personaggi e situazioni comuni in modo straordinario. Più che essere accanto allo scrittore sembra di essere seduti sulla sua spalla. 

La passeggiata - Robert Walser

Incipit: 

Un mattino, preso dal desiderio di fare una passeggiata, mi misi il cappello in testa, lasciai il mio scrittoio o stanza degli spiriti, e discesi in fretta le scale, diretto in strada. Sulle scale mi venne incontro una donna dall’aspetto di spagnola, di peruviana o di creola, che ostentava non so quale pallida e appassita maestà.

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Le parole sono finestre (oppure muri)

Le parole sono finestre (oppure muri) – Introduzione alla comunicazione nonviolenta“, scritto da Marshall B. Rosenberg, è l’introduzione al metodo di Rosenberg per migliorare e sviluppare le connessioni empatiche. A volte gli esempi forniti, le frasi usate e le situazioni descritte suonano un po’ artificiali (non so se è dovuto alla traduzione), ma in generale ci sono spunti interessanti su cui lavorare. Il libro si rivolge, soprattutto, agli educatori e ai futuri formatori o mediatori.

Le parole sono finestre - Marshall Rosenberg

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Il cielo comincia in te

Il libro “Il cielo comincia in te” di Anselm Grün è una riflessione sulla vita partendo dalla propria umanità, cioè partendo dalle proprie debolezze, dalle proprie fragilità, dalle proprie emozioni. “La tua caduta sarà il tuo maestro” (p. 34), scrive. Con tutte le difficoltà e il dolore che questo comporta. Ed “è necessario restare con se stessi” (p. 37), non fuggire.

Il cielo comincia in te - Anselm Grün

Il primo passo è tacere e non giudicare: “il giudicare gli altri è sempre segno che non si è ancora incontrato se stessi” (p. 76). Per maturare è necessaria un’analisi dei nostri pensieri e dei nostri sentimenti: “la meta è un rapporto maturo con le mie passioni” (p. 93). Noi “non siamo responsabili dei pensieri che affiorano in noi, ma solo del rapporto che abbiamo con essi” (p. 125). Pertanto, “il pensiero non è cattivo, esso ha un senso. Io devo solo scoprire la forza che gli sta dentro” (p. 127). Ogni giorno dobbiamo tenere presente la morte. Il pensiero della morte ci toglie la paura perché smettiamo di essere attaccati al mondo, alla nostra salute, alla nostra vita.

“Diventa un cadavere, non guardare né ai torti né alle lodi degli uomini” (p. 166). Facendo attenzione che “diventare come i morti non vuol dire diventare insensibili, ma esprime ciò che avviene nel battesimo: noi siamo morti al mondo. Il mondo, ossia gli uomini con le loro attese e le loro pretese, coi loro criteri e coi loro giudizi, non hanno alcun potere su di noi” (p. 167). Lascio alcune frasi che mi hanno colpito in modo particolare: “Chi sostiene che non tradirebbe mai sua moglie o la sua amica, non ha ancora incontrato il suo cuore” (p. 61). “Chi è incapace di vivere, vivrà a spese e a danno di altri” (p. 110). “è pericoloso soprattutto sfuggire alla realtà che ci circonda per rifugiarci nel passato che è definitivamente passato e non può più diventare reale. […] dal passato noi possiamo imparare molto per il presente. Se esso però diventa un luogo di fuga dal confronto coll’oggi, ci impedisce di dedicarci ai compiti presenti e ci impedisce quindi di maturare” (p. 155). “La testa vuole cose nuove, il cuore vuole sempre le stesse” (p. 160).

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Meno di zero

Meno di zero - Bret Easton Ellis

Ho letto questo libro diversi anni fa, prima di partire per la Germania. Come recita la quarta di copertina “sesso facile, cocaina, feste sempre più trasgressive, auto di lusso, rock a tutto volume”, così a vent’anni mi proiettato in quel mondo molto lontano da quel che ero, ma di cui intravedevo uno squallore che mi affascinava. “Meno di zero” (“Less than Zero“) è il primo romanzo di Bret Easton Ellis, pubblicato per la prima volta nel 1985. Il libro è un racconto della generazione di MTV e dei videoclip, degli anni ’80 e delle copertine patinate. Un racconto disincantato dove tutto, come recita l’omonima canzone, è meno di zero: «Cos’è giusto? Se si vuole una cosa è giusto prendersela. Se si vuole fare una cosa è giusto farla».

Incipit: 

La gente ha paura di buttarsi nel traffico delle autostrade a Los Angeles. È la prima cosa che sento dire al mio ritorno in città. Blair viene a prendermi all’aeroporto e la sento mormorare questa frase mentre sale la rampa d’accesso. Dice: – La gente ha paura di buttarsi nel traffico delle autostrade a Los Angeles –. Questa frase non dovrebbe infastidirmi, ma non riesco a togliermela dalla testa. Inquietante. 

 

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Simposio 3.0

Nella tradizione greca, il simposio era un momento conviviale, che seguiva il banchetto e in cui gli amici bevevano del vino per celebrare un evento della polis. Il termine “simposio” da sun posion significava, infatti, ‘bere insieme’. Il simposio era guidato da un cerimoniere che ne stabiliva lo svolgimento.
Il simposio rappresentava nell’antica Grecia un momento di confronto con un grande valore educativo.

Simposio virtuale

Il simposio virtuale è la proposta di riproporre la piacevolezza e il valore di questo momento, sfruttando le tecnologie e le possibilità dei nostri giorni. 
L’idea è, quindi, quella di incontrarci online ad un orario vicino a quello dell’aperitivo (18:00 circa) discutendo e condividendo il proprio punto di vista o una propria riflessione su un tema.

Come funziona?

  • ci si collega a google meet a un link che viene inviato per email (serve avere un account google)
  • si parla a turno per 3-4 minuti condividendo una riflessione (o un testo o un ascolto o un’immagine) che riteniamo rilevante per il tema in questione;
  • sono possibili breve domande e risposte

 Ovviamente è possibile partecipare semplicemente assistendo agli incontri senza intervenire direttamente.

Quando?

Il prossimo incontro è previsto per:

giovedì 10 dicembre dalle 18:00 alle 19:30 circa

Come ci si iscrive?

Qui di seguito c’è un form dove indicare la propria email e se si vuole intervenire o meno. Per evitare di creare caos o incontri interminabili, verranno considerati circa 20 interventi e al massimo 50 partecipanti totali.

 

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Eudaimonia e felicità

Lev Tolstoj ha scritto «Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo». Eppure, la felicità si può concepire in molti modi e ben ne erano coscienti gli antichi greci che per “felicità” utilizzavano quattro termini distinti.

Makaria (Μακαρία) – è lo stato di felicità in cui vivono gli dèi che godono dell’eternità; indica una sorta di beatitudine. Da questo termine deriva in italiano “magari!”.

Olbios (όλβιος) – è colui che, invece, dispone di tutto ciò che gli occorre per vivere.

Eutukhía (εὐτυχία) – è la condizione di chi gode di buona fortuna.

Eudaimonia (εὐδαιμονία) – da “eu” che vuol dire “bene/buono” e “daimon”. L’eudaimonia è quindi la buona riuscita del nostro daimon, quindi è la felicità di chi realizza il proprio daimon, la propria vocazione. L’eudaimonia ha, pertanto, il sigificato di autorealizzazione.

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Emmanuel Lévinas

Emmanuel Levinas nasce a Kaunas, in Lituania, nel 1905 da una famiglia ebraica. Nel 1923 si trasferisce in Francia e poi studia a Strasburgo e a Friburgo, dove conosce Husserl e Heidegger.
Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, viene chiamato alle armi e viene catturato e internato in un campo di concentramento. La sua famiglia verrà uccisa nei campi di sterminio.
Dopo la guerra insegna in diverse università francesi.
Muore nel 1995.

Emmanuel Levinas

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Cesare Lombroso

Cesare Lombroso nasce come Marco Ezechia Lombroso a Verona, il 6 novembre 1835, da una famiglia ebrea.

L’incontro con il medico e antropologo Paolo Marzolo introduce Lombroso ai principi della teoria darwiniana. Nel 1853 si iscrive a medicina, all’Università di Pavia, e si laurea nel 1856.

Cesare Lombroso

Lombroso partecipa come medico militare alla seconda guerra di indipendenza italiana. In seguito, viene inviato in Calabria, insieme alle truppe che reprimono il brigantaggio.
Diventa celebre per i suoi studi sulla pellagra e per la sua teoria delle origini biologiche della criminalità.

Muore a Torino il 19 ottobre del 1909.

Influenze

Oltre alla teoria elaborata da Charles Darwin sull’evoluzione delle specie, Cesare Lombroso subisce una forte influenza di due particolari discipline:

  • La fisiognomica, che deduce i caratteri psicologici di una persona dall’aspetto fisico. Il maggior esponente moderno è Johann Kaspar Lavater.
  • La frenologia, dottrina elaborata da Franz Joseph Gall, che fa corrispondere a ogni zona del cervello una funzione psichica.

Inoltre, fondamentale è l’atmosfera positivista che esalta la scienza come unica fonte certa di conoscenza, in grado di spiegare ogni aspetto della realtà.

Il brigante Gasperone

Nella sua carriera, Lombroso ha studiato e catalogato diversi individui, specialmente per le loro caratteristiche anatomiche.

Brigante Gasperone

Una persona in particolare è stata importante per i suoi studi: Antonio Gasbarrone, detto brigante Gasperone. Gasbarrone era un brigante conosciuto per una certa crudeltà. Lombroso ne studia il cranio e comincia a riflettere sul collegamento tra struttura anatomica a comportamento.

Genio e follia

Nel 1846 pubblica l’opera Genio e follia, in cui cerca di dimostrare un collegamento tra la genialità e la follia, portando a sostegno di tale tesi le opere e le creazioni di internati di istituti psichiatrici e carceri.

Cesare Lombroso

Il genio è visto come “uno squilibrio eccessivo dell’attività cerebrale e della sensibilità che può avvicinarlo alla follia”.

Tra i geni che rasentano la follia Lombroso inserisce anche Giovanna D’Arco, Lutero, Leopardi e Dante.

L’atavismo e l’uomo delinquente

Lombroso raccoglie numerosi crani appartenuti a criminali e di alcuni di questi possiede anche i calchi in cera del volto. Nel 1870, osservando il cranio di Giuseppe Villella crede di rilevarne delle anomalie all’interno della scatola cranica.

Arriva così a formulare la sua teoria dell’atavismo o del delinquente nato. Secondo questa teoria, nell’uomo criminale compaiono dei caratteri atavici (primitivi), che si sono persi nel corso dell’evoluzione. Pertanto, il criminale è tale per nascita e compie tali atti perché è così anatomicamente strutturato per farlo. Quindi, per Lombroso, il criminale è un elemento difettoso nella scala evolutiva.

L'uomo delinquente - Cesare Lombroso

I suoi studi vengono pubblicati nel testo L’uomo delinquente, del 1876.

Stigmate anatomiche

Lombroso raccoglie dati e statistiche e stila una classifica di elementi distintivi del delinquente e chiama tali elementi “stigmate anatomiche”.

Le caratteristiche comprendevano le dimensioni, la forma e la simmetria di fronte, zigomi, mascella, orecchie e volto intero. Ma considerava determinanti anche l’elevata soglia di sopportazione del dolore, il disprezzo della morte o la presenza di tatuaggi.

La donna delinquente

Nel 1895 Lombroso dedica un libro allo studio delle donne criminali, il testo prende il titolo di La donna delinquente, la prostituta e la donna normale.

La donna delinquente, la prostituta e la donna normale

In quest’opera, Lombroso sostiene che la prostituzione rappresenta il lato femminile della criminalità. Nella prostituta ci sarebbero vari gradi di intelligenza che spaziano dall’idiozia alla genialità.

Lo spiritismo

Negli ultimi anni della sua vita, Lombroso si avvicina allo spiritismo, in seguito all’incontro con la medium Eusapia Palladino.

Eusapia Palladino

Cesare Lombroso partecipa a diverse sedute spiritiche e afferma di esser stato testimone di apparizioni e fenomeni come levitazioni o apparizioni e smaterializzazioni di oggetti.

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Il tempo per i greci: kronos, kairos e aion

Nelle sue Confessioni Agostino si interroga sul tempo e scrive: «Che cos’è dunque il tempo? Quando nessuno me lo chiede, lo so; ma se qualcuno me lo chiede e voglio spiegarglielo, non lo so».
Il tempo è ed è sempre stato oggetto di dibattito e di discussione. Gli antichi greci avevano, a tal proposito, diversi termini per indicare il tempo: χρόνος (chronos), καιρός (kairos), αἰών (Aion) e ἐνιαυτός (Eniautos).

Francisco de Goya - Crono divora i suoi figli

χρόνος (kronos) si riferisce al tempo cronologico e sequenziale, in una dimensione quantitativa. Kronos, per i greci, era un tempo empirico e in continuo movimento. Esiodo ce lo racconta come il più giovane dei titani che mutila il padre, dopo che questi, temendo di perdere il controllo del mondo, aveva imprigionato i figli. Tuttavia, lo stesso Crono stesso, sposandosi con Rea, avendo paura che i figli gli togliessero il potere, li divorava appena nati. Crono verrà sconfitto da Zeus e dai suoi fratelli. L’immagine è quella di un Dio potente e distruttore che, però, cede di fronte al «padre degli uomini e degli dei», custode dell’ordine del mondo e protettore della polis. Armonia, destino e civiltà sembrano quindi in grado di andare oltre il tempo.

Francesco Salviati - Kairos - Il tempo opportuno

καιρός (kairos), invece, significa “tempo nel mezzo”, cioè un momento in un periodo di tempo indeterminato nel quale qualcosa accade. Se kronos ha una dimensione quantitativa, kairos ha una natura qualitativa. Come divinità, Kairos viene rappresentato come un giovane con ali ai piedi, un lungo ciuffo di capelli sulla fronte e calvo sulla nuca. Kairos rimanda alle azioni che vanno colte tempestivamente, senza ritardi o esitazioni, come per afferrare il dio per il suo ciuffo, prima che l’occasione passi e che il dio ci sfugga definitivamente.

αἰών (Aion), poi, si riferisce al tempo eterno, «tempo trascendente e assoluto», eternità immobile e una. Aion indica successivamente il tempo eterno, sede della vita e forza vitale, legato alla durata della vita umana.

ἐνιαυτός (Eniautos), infine, originariamente indicava “un anno” e assume poi, in senso più largo, qualsiasi periodo di tempo fisso e definito.

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Johanna Schopenhauer

Tra il 1820 e il 1830 Johanna Schopenhauer è stata la scrittrice più famosa della Germania, la prima ad aver pubblicato libri senza usare uno pseudonimo. Donna indipendente e persona di grande cultura, Johanna Schopenhauer ospitava nei suoi salotti grandi intellettuali dell’epoca: Wieland, i fratelli Schlegel e, soprattutto, Goethe.

Johanna Schopenhauer

Johanna Schopenhauer nacque a Danzica, che all’epoca faceva parte del Regno di Polonia, nel 1766. Dotata di grande intelligenza, a 10 anni sapeva, oltre al tedesco, il polacco, il francese e l’inglese.

A 18 anni si sposa con Heinrich Floris Schopenhauer, un ricco mercante che di anni ne aveva 38. Dal matrimonio sono nati i figli Arthur, nel 1788, e Adele, nel 1797.
L’amore non era ardente, come lei stessa scriverà, ma l’unione aveva permesso il risanamento delle finanze di famiglia.

Nel 1805, però, il marito si suicida e Johanna, con sua figlia, si trasferisce a Weimar. Il suo impegno verso i bisognosi e i soldati durante la guerra contro la Francia la renderanno popolare, mentre il suo salotto sarà frequentato da grandi intellettuali e artisti.

Nel frattempo, Arthur è rimasto ad Amburgo a studiare filosofia. Johanna Schopenhauer trovava il figlio particolarmente arrogante e non condivideva le sue tesi filosofiche. D’altra parte, Arthur considerava la madre frivola e superficiale e l’accusava di aver abbandonato il padre.

Nel 1804 Arthur si trasferisce a Weimar ma sceglie di non vivere con la madre. Dal 1814 i due non si vedranno più e si scriveranno solo per lettera. Anche quando avrà difficoltà economiche, Johanna rifiuterà l’aiuto economico da parte del figlio, preferendo rivolgersi al duca di Weimar che le assegnerà una pensione e la inviterà a Jena, dove morirà nel 1838. La figlia Adele sarà dichiarata sua unica erede.

A causa del successo del figlio e del suo disprezzo nei confronti della madre, Johanna Schopenhauer è stata spinta un cono d’ombra.  Tuttavia, rimane un personaggio innovativo. Nei suoi numerosi libri, infatti, Johanna Schopenhauer riflette la sua forza e la sua determinazione, con personaggi femminili che sfidano il patriarcato, sapendo che la ribellione richiede sacrificio e che ha un costo.

 

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