Il muro. Berlino e gli altri

A trent’anni dalla caduta del muro di Berlino, il prof. Piero Graglia ci racconta il muro non solo dal punto di vista storico, ma anche dal punto di vista concettuale, analizzando cosa nasconde e come nasce l’idea di barriera.

Il muro. Berlino e gli altri

Come Graglia scrive nell’Introduzione, bisogna partire da alcune constatazioni: “il muro è una barriera” e “il muro non è mai neutrale”. Il muro viene sempre eretto per volontà di una parte.

I muri non risolvono i problemi, al massimo li isolano e li concentrano. La costruzione di un muro, però, non denota mai un atto di forza, semmai di debolezza. Il muro nasce dall’incapacità di risolvere un problema che sorge nella relazione di due o più parti. Solo la retorica può trasformare un muro in un successo. L’unico elemento che accomuna i muri, nella storia, è la paura.

Il muro, inoltre, ha sempre un peso economico, sia nel costruirlo, sia nel mantenerlo e gestirlo.

Nella storia, ci sono quattro modelli ricorrenti di muro:

  • L’antica barriera per separare “barbari” da “civiltà”, legando questa divisione a funzioni militari ed economiche;
  • La barriera militare, che ha come scopo quello di rallentare e dissuadere il nemico;
  • La barriera di tipo ideologico, che nasce dalla contrapposizione di sistemi che si ritengono inconciliabili e incompatibili;
  • La barriera post-ideologica, che viene giustificata adducendo motivi diversi a seconda dell’occasione (motivi economici, sicurezza, ragioni umanitarie ecc…).

Un esempio di muro come barriera per difendere la civiltà dai barbari lo vediamo nella Grande Muraglia cinese, costruita durante vari secoli fino a raggiungere migliaia di chilometri. Lunga da costruire e dispendiosa da mantenere, la Grande Muraglia cinese riusciva ad assorbire tre quarti delle entrate imperiali per il mantenimento. La sua costruzione non ha retto alle invasioni e non è mai riuscita permettere un miglior controllo del territorio.

Quando si pensa alla barriera militare non si può non ricordare la Ligne Maginot, costruita dalla Francia e con una lunghezza che andava dalla Svizzera al Belgio. La Francia, che esce dalla Prima guerra mondiale con 1 milione e 400.000 vittime (su 40 milioni di abitanti), decide di fortificare il confine con la Germania, utilizzando strutture tecnologicamente avanzate e costose, con militari stazionati regolarmente a difesa della barriera. Il costo può essere paragonato ai 2 miliardi e mezzo di euro attuali. La Linea Maginot, come è noto, si è rivelata inutile perché Hitler l’ha aggirata e i soldati francesi, abituati a presidiare la barriera, si son trovati in difficoltà nel rispondere a questo tipo di attacco.

La barriera di tipo ideologico per eccellenza è rappresentata dal Muro di Berlino. Nel 1945 si apre la Conferenza di Potsdam che deve formalizzare gli accordi di separazione amministrativa della Germania. Berlino subisce la stessa divisione del resto del Paese. In un susseguirsi di scontri, Berlino ovest diventa un angolo di occidente a statuto speciale nel territorio della Repubblica Democratica Tedesca di stampo socialista e sempre più berlinesi dell’est vi si trasferiscono. Inoltre, sempre più tedeschi della Germania dell’est sfruttavano il passaggio a Berlino ovest per fuggire (circa 3 milioni di tedeschi dell’est si trasferiranno nella Germania dell’ovest). Per fermare questo dissanguamento, nella notte tra il 12 e il 13 agosto viene costruito il primo muro che divide in due la città, raggiungendo la costruzione definitiva (con tre mura, passaggi, torrette ecc…) solo nel 1975. Il muro di Berlino ha diviso famiglie e ha segnato l’immaginario collettivo per anni. La sua caduta è avvenuta sulla scia della nuova politica di Gorbačëv: il nuovo segretario sovietico aveva permesso agli ungheresi di potersi spostare liberamente verso l’Austria e questo ha spinto molto tedeschi dell’est ad andare in Ungheria per potersi trasferire in Germania. Se una prima fuga verso ovest aveva dato inizio alla sua costruzione, è di nuovo un’altra fuga verso ovest la ragione che rende il muro superfluo e dannoso. La caduta del muro di Berlino è stata così importante da rappresentare la fine della contrapposizione ideologica tra Unione Sovietica e Stati Uniti.

L’ultimo muro preso in considerazione nel testo è quello tra Stati Uniti e Messico. Questa barriera risale, nei suoi impianti, all’epoca del presidente Jimmy Carter, democratico. L’idea di costruire un muro tra Stati Uniti e Messico ha trovato poi l’appoggio di altri presidenti come Clinton, Bush, Obama e da ultimo Donald Trump. La barriera, che ha richiesto e richiede molte risorse, è stata giustificata di volta in volta adducendo varie motivazioni: per la salvaguardia dei posti di lavoro dei regolari, per contrastare il traffico di droga, per impedire il traffico di clandestini ecc…

La costruzione di muri e barriere ha ancora una certa presa nella discussione politica recente. I muri degli ultimi anni, tuttavia, non nascono più per motivi militari o per difendere lo Stato da uno stato vicino che si ritiene aggressore. I muri di oggi vengono costruiti per marcare la divisione tra aree sviluppate e aree problematiche.

Il libro di Graglia si presenta estremamente scorrevole e dinamico, offrendo numerosi spunti di riflessione con ricchi riferimenti a dati ed eventi storici che, però, non appesantiscono la lettura ma ci aiutano ad immergerci nella realtà delle cose.

 

 

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