Comunicare: cosa, perché e come

Comunicare rappresenta un processo fondamentale nella quotidianità, attraverso cui siamo in grado di interagire con gli altri, esprimere i nostri pensieri, emozioni e bisogni, influenzare il pensiero e le decisioni altrui e spingere gli altri a compiere azioni.

Comunicare

È importante sottolineare che la comunicazione non è semplicemente un atto, ma un processo che coinvolge molteplici fasi e componenti. La comunicazione può avvenire in diversi modi, come attraverso il linguaggio verbale, non verbale, l’utilizzo di immagini, suoni e gesti. Indipendentemente dal modo in cui avviene, ci sono cinque elementi fondamentali della comunicazione: il mittente, il destinatario, il messaggio, il canale di comunicazione e il contesto.

Una volta stabiliti i fondamenti della comunicazione, è cruciale comprendere come e perché comunichiamo. Spesso, la necessità di comunicare nasce per raggiungere degli obiettivi, come trasmettere informazioni, convincere gli altri e spingere all’azione. Durante tutta la vita, interagiamo principalmente perché abbiamo bisogni da soddisfare. Pertanto, rendere efficace la comunicazione per raggiungere i propri obiettivi diventa fondamentale. Il potenziamento del nostro modo di comunicare può produrre grandi risultati.

Tuttavia, comunicare va oltre la soddisfazione dei propri bisogni immediati. Esistono bisogni più ampi come creare e mantenere relazioni, rispondere alle necessità degli altri, costruire una società più accogliente e inclusiva e creare ponti con gli altri. È per questo che è fondamentale comprendere che il motivo per cui si comunica è molto più complesso del nostro bisogno immediato. In questo contesto, entrano in gioco gli aspetti della comunicazione empatica, non violenta e non ostile e, oltre alla comunicazione, è importante saper ascoltare in modo attivo.

Share

Errori degli storici

La storia è una scienza rigorosa perché si basa su metodi e principi precisi per raccogliere, analizzare e interpretare i dati. Gli storici utilizzano varie tipologie di fonti per ricostruire il passato e comprendere il significato degli eventi. Fondamentale è anche la comunità degli storici che permette di confrontare le diverse interpretazioni e garantire la verificabilità delle teorie.

Gli standard etici e metodologici appropriati, che dovrebbero essere seguiti, riducono al minimo gli errori e dovrebbero garantire che la ricerca storica sia la più precisa e affidabile possibile.

Errori degli storici

Tuttavia, nonostante il rigore della disciplina, gli storici sono esseri umani e possono comunque commettere errori nell’interpretazione dei dati o nell’elaborazione delle teorie

Gli errori che possono essere commessi da uno storico possono essere suddivisi in tre categorie principali: errori di metodo, errori di interpretazione ed errori di fatto.

Errori di metodo

Gli errori di metodo possono essere commessi quando uno storico non segue le metodologie scientifiche e gli standard etici appropriati nella raccolta, analisi e interpretazione dei dati storici. Ciò può portare a conclusioni errate o a una rappresentazione distorta dei fatti storici. Ad esempio, sono errori di metodo l’utilizzare fonti non attendibili o non verificare l’attendibilità delle fonti primarie.

Errori di interpretazione

Gli errori di interpretazione possono essere commessi, invece, quando uno storico interpreta i dati in modo inadeguato. Ad esempio, sono errori di interpretazione l’utilizzare una prospettiva troppo limitata o presentare un’interpretazione distorta degli eventi storici. Un altro errore che gli storici possono commettere è quello di presentare le proprie interpretazioni come fatti oggettivi. Gli storici devono essere consapevoli che le loro interpretazioni sono sempre influenzate dalle proprie posizioni personali, culturali e politiche, e che possono variare nel tempo.  Un altro errore di interpretazione, inoltre, è quello di applicare concetti e categorie moderne a epoche passate, senza considerare le differenze culturali e storiche, in questo caso si parla di presentismo.

Errori di fatto

Gli errori di fatto, infine, possono essere commessi quando uno storico riporta informazioni erronee o non verificate. Ad esempio, riportare una data o un luogo sbagliato o riportare un evento che non è mai avvenuto sono errori di fatto.

 

Share

Didattica e divulgazione

Si può parlare di un tema in vari modi: come un appassionato, come un neofita, come un insegnante e come un divulgatore. Questi ultimi due aspetti, quello della didattica e quello della divulgazione, sono spesso confusi. Tuttavia, didattica e divulgazione sono due discipline che hanno scopi simili ma metodologie e competenze diverse.

Didattica e divulgazione

Didattica

La didattica è la tecnica e la scienza di insegnare e si concentra sull’apprendimento degli studenti. Chi fa didattica deve avere una solida conoscenza della materia che insegna, nonché competenze pedagogiche e metodologiche per progettare e implementare lezioni efficaci, abilità nell’uso degli strumenti propri della disciplina e capacità nel valutare il progresso degli studenti.

Fare didattica della storia o della filosofia significa insegnare la storia agli studenti in un contesto educativo. Ciò implica la preparazione di lezioni e attività che aiutino  gli studenti a comprendere in storia, ad esempio, gli eventi del passato e a relazionarli con il presente e in filosofia a comprendere i concetti e le idee dei filosofi, a riflettere sui problemi esistenziali e morali e a relazionare la filosofia con il presente, sviluppando una competenza, il cui progresso può essere valutato. 

Divulgazione

La divulgazione, invece, è il processo di rendere accessibili a un pubblico ampio le conoscenze scientifiche e tecniche. Anche un divulgatore deve avere una conoscenza approfondita della materia di cui parla, ma deve, innanzitutto, essere in grado di comunicare in modo chiaro e accattivante per il suo pubblico, utilizzando anche elementi di narrativa e multimedialità. Ciò può avvenire attraverso la scrittura di libri, articoli, programmi televisivi, podcast, siti web, ecc…
Un divulgatore non è necessario che conosca le varie metodologia didattiche, la finalità educativa dell’insegnamento della disciplina e capacità nel valutare i progressi raggiunti dagli studenti.

Confronto tra didattica e divulgazione

Sia la didattica che la divulgazione hanno lo scopo di trasmettere conoscenza, ma mentre la didattica si concentra sull’apprendimento degli studenti e nello sviluppo delle competenze propria della disciplina, la divulgazione si concentra sulla trasmissione dell’informazione a un pubblico più vasto. Inoltre, mentre la didattica si svolge principalmente in un contesto educativo, la divulgazione può avvenire in vari contesti, come musei, conferenze, programmi televisivi e siti web.

Share

Capacità, abilità, conoscenze e competenze

Chiunque abbia a che fare con la scuola sa che esiste una terminologia che bisogna apprendere e usare molto rapidamente ma che a volte è poco chiara a chi non è del settore (e a volte neanche agli addetti ai lavori). In particolare, la spesso si sente parlare di capacità, abilità, conoscenze e competenze e definirle può essere utile per comprendere cosa sono e come svilupparle, utilizzando le più opportune metodologie didattiche

Competenze, abilità, conoscenze e capacità

Capacità

Iniziamo con la capacità. La capacità è l’insieme di comportamenti in grado di permettere la riuscita nello svolgimento di un compito, derivante da una naturale predisposizione di un individuo a fare qualcosa. Ad esempio, una persona può avere una capacità innata per la matematica, il canto o la velocità di lettura. Essendo predisposizioni, più che svilupparle si può imparare a esercitarle in modo efficace.

Abilità

Le abilità sono invece le competenze acquisite attraverso l’istruzione, la formazione o l’esperienza. Ad esempio, una persona può imparare a suonare la chitarra, a parlare una seconda lingua o a utilizzare un software di elaborazione testi. Le abilità vanno sviluppate in modo mirato attraverso dei percorsi formativi.

Conoscenze

Le conoscenze sono informazioni o dati che una persona ha acquisito tramite l’istruzione, la lettura o l’esperienza. Ad esempio, una persona può conoscere le regole del calcio, la storia romana o la chimica organica. Le conoscenze sono i contenuti che vanno trasmessi.

Competenze

Infine, le competenze sono la combinazione delle capacità, delle abilità e delle conoscenze che permettono di eseguire un compito o risolvere un problema. Ad esempio, un medico ha competenze in medicina, chirurgia e diagnostica; un insegnante ha competenze nell’istruzione, nella pedagogia e nella gestione dei gruppi di studenti. Sviluppare competenze vuol dire creare percorsi e attività, interdisciplinari e multidisciplinari, con formazione teorica e pratica, per offrire alle persone strumenti ad ampio spettro per agire in varie circostanze non note.

Share

Emozioni, sentimenti, pulsioni e istinti

Quando si parla di emozioni e sentimenti capita spesso che non ci si intenda perché, per quanto crediamo di sapere cosa siano, non ci è sempre chiaro come definirli e circoscriverli. Succede, poi, che introducendo termini come pulsioni e istinti la confusione diventi massima: perché con Darwin si parla di istinti? Cosa intende James con emozioni? Perché Freud utilizza il termine pulsioni?

Emozioni, sentimenti, pulsioni e istinti

Le emozioni, i sentimenti, le pulsioni e gli istinti sono tutti termini utilizzati per descrivere le risposte del nostro corpo e della nostra mente a determinati stimoli. Tuttavia, ci sono alcune sottili differenze tra questi termini che vale la pena chiarire.

Le emozioni sono stati mentali e fisiologici che accompagnano un’esperienza o un pensiero. Sono generalmente brevi e intensi, e possono essere positivi o negativi. Le emozioni sono spesso accompagnate da cambiamenti fisici, come un battito cardiaco accelerato o una sudorazione. Ad esempio, la gioia, la tristezza, la paura e la rabbia sono tutte emozioni comuni.

I sentimenti sono simili alle emozioni, ma sono meno intensi e di durata più lunga. Essi descrivono l’atteggiamento generale verso una persona, un oggetto o un evento. I sentimenti sono spesso accompagnati da pensieri e comportamenti coerenti con essi. Ad esempio, l’amore, l’odio, l’indifferenza e la gratitudine sono tutti sentimenti comuni. 

Le pulsioni, invece, sono desideri o bisogni innati e universali che spingono l’individuo all’azione immediata per soddisfarle. Le pulsioni sono molto forti, spingono all’azione immediata per soddisfarle e, se non vengono soddisfatte, possono causare frustrazione e ansia. Ad esempio, la fame e la sete sono pulsioni. 

Gli istinti, infine, sono comportamenti innati e automatici che si verificano in risposta a determinati stimoli. Essi sono risposte automatiche e innate a situazioni specifiche, spesso sono anche pre-programmate in base alle esperienze e all’apprendimento. Ad esempio, un neonato che succhia per nutrirsi è guidato dall’istinto di sopravvivenza. 

Share

Mnemotecniche: ricordare è un’arte

Memorizzare è una capacità importante nello studio e lo stesso Dante nel Paradiso scrive «non fa scïenza, sanza lo ritenere, avere inteso» (canto V, vv. 41-42), quindi non c’è una vera conoscenza se, dopo aver compreso l’argomento, non riusciamo a fissarlo nella memoria.

Mnemotecniche

Fin dall’antichità, tuttavia, si sono cercate delle tecniche che consentissero di facilitare il ricordo di informazioni, per recuperarle al momento giusto. Tali tecniche sono chiamate, appunto, mnemotecniche. I sofisti, ad esempio, utilizzavano queste tecniche per memorizzare lunghe liste di argomenti e per presentarli in modo persuasivo durante i loro discorsi.

Con le mnemotecniche, la memoria non diventa solo una capacità, ma anche un’arte da affinare. Oggi ci sono diverse mnemotecniche disponibili, ognuna con i propri punti di forza e di debolezza, ma alcune di esse sono considerate particolarmente importanti e utili. Il trucco è trovare quella che funziona meglio per noi.

 

Share

Le metodologie didattiche

Le metodologie didattiche sono i modi in cui l’insegnante può strutturare e condurre una lezione o un corso. Le metodologie didattiche sono importanti perché possono influire sulla comprensione del materiale da parte degli studenti, possono sviluppare competenze trasversali e a mantenere vivo l’interesse del gruppo classe.

Metodologie didattiche

Le metodologie didattiche sono tante e varie e ne nascono sempre di nuove. Ovviamente, non esistono metodologie miracolose, valide con ogni studente, in ogni gruppo classe, con ogni docente e per ogni materia. Anche se esistesse la metodologia perfetta, inoltre, venendo applicata in modo continuo, senza variazioni, perderebbe alla lunga la sua efficacia.

Variare metodi di insegnamento, tuttavia, è fondamentale per un insegnante perché, oltre a intercettare più stili di apprendimento e a sviluppare competenze diverse, lo studio e l’applicazione di nuove metodologie permette all’insegnante stesso di non respirare la stessa area. 
Le metodologie didattiche, pertanto, servono tanto agli studenti quanto agli insegnanti.

Qui di seguito alcune metodologie che adotto e preferisco:

 

Share

Problem solving, pensiero laterale e pensiero critico

Il problem solving, oltre a essere una capacità, è una vera e propria metodologia didattica che insegna a risolvere problemi attraverso il pensiero critico, la logica, l’analisi, la sintesi, la creatività e la collaborazione efficace e proficua. Con il problem solving, gli studenti vengono esposti a problemi reali o a situazioni di simulazione che richiedono interventi complessi per essere risolte. Gli studenti devono analizzare i dati a disposizione, generare e valutare le possibili soluzioni e scegliere quella più adatta al contesto.
L’esercizio del problem solving richiede uno spirito critico, una mente aperta soluzioni imprevedibili, il pensiero laterale, la capacità di pensare in modo creativo e una buona dose di perseveranza.

Problem solving

Il problem solving, il pensiero laterale e il pensiero critico sono tre abilità chiave che ci aiutano a risolvere i problemi in modo efficiente ed efficace e che possono essere sviluppate nella didattica.

Pensiero laterale

Il pensiero laterale, il pensare fuori dagli schemi, è un metodo che consiste nell’osservare il problema da angolazioni diverse e trovare soluzioni inaspettate, attraverso idee nuove e innovative. Il pensiero laterale è particolarmente utile per risolvere problemi complessi o per creare nuove opportunità di riuscita.

Pensiero critico

Il pensiero critico, infine, ci aiuta a valutare la validità e l’affidabilità delle informazioni a disposizione. Il pensiero critico consiste nell’analizzare i dati con logica e obiettività, verificando fonti e valutando eventuali bias. Il pensiero critico è essenziale per prendere decisioni informate e per evitare di cadere in trappole cognitive.

Problem solving, pensiero laterale e pensiero critico nello studio della storia e della filosofia

Il problem solving, il pensiero laterale e il pensiero critico sono abilità estremamente importanti nello studio della storia e della filosofia.

Per quanto riguarda lo studio della storia, il problem solving è essenziale per comprendere e interpretare gli eventi del passato. Gli storici devono essere in grado di analizzare le fonti, identificare problemi e trovare soluzioni per comprendere meglio il contesto. Il pensiero laterale, inoltre, aiuta a guardare gli eventi storici da prospettive diverse, apportando nuove interpretazioni e comprendendo meglio la complessità degli eventi. Infine, il pensiero critico permette di valutare la validità e l’affidabilità delle fonti storiche ed evitare di cadere in trappole cognitive come il presentismo.

Per quanto riguarda lo studio della filosofia, invece, il problem solving e il pensiero critico permettono di analizzare i problemi filosofici e valutare le argomentazioni. Chi studia filosofia deve essere in grado di identificare le debolezze e le fallacie nelle argomentazioni e trovare argomenti forti per le varie questioni. Il pensiero laterale, infine, aiuta a considerare differenti prospettive, generare idee nuove e originali, e osservare complessità dei problemi filosofici in modo dinamico.

Esercizi possibili di sviluppo e rinforzo

Il problem solving, il pensiero laterale e il pensiero critico si possono sviluppare e rinforzare attraverso alcuni esercizi.

Per il problem solving possiamo utilizzare i seguenti:

  • Analisi del testo: somministrare agli studenti un testo complesso e chiedere loro di estrapolare i concetti principali, identificare i punti di forza e di debolezza dell’argomentazione, e formulare domande critiche sul contenuto.
     
  • Studio di un caso: presentare agli studenti un caso di storia o filosofia complesso e chiedere loro di formulare delle ipotesi, identificare le fonti e le informazioni pertinenti, e sviluppare una soluzione plausibile.
     
  • Discussione di gruppo: organizzare una discussione di gruppo su un tema specifico, fornendo agli studenti un set di informazioni incompleto o ambiguo, in modo che devono fare affidamento sulla loro capacità di risolvere problemi per sviluppare una risposta coerente e giustificabile.

I seguenti esercizi, invece, possono essere usati per il pensiero laterale:

  • Scrittura creativa: chiedere agli studenti di scrivere una storia alternativa, un finale alternativo o una soluzione alternativa a un problema storico o filosofico.
     
  • Analisi di immagini: presentare agli studenti una serie di immagini che rappresentano concetti storici o filosofici e chiedere loro di estrarre informazioni, idee e concetti nascosti o impliciti.
     
  • Analisi del linguaggio: presentare agli studenti una citazione famosa o un testo complesso e chiedere loro di trovare significati alternativi o interpretazioni divergenti.
     
  • Attività di brainstorming: fornire agli studenti un tema filosofico o storico e chiedere di generare il maggior numero possibile di idee e argomenti relativi al tema. Questo esercizio aiuta gli studenti a sviluppare la loro creatività e a esplorare diversi punti di vista su un argomento.

Per il pensiero critico possiamo utilizzare i seguenti:

  • Analisi delle fonti: chiedere agli studenti di esaminare e valutare le fonti che si riferiscono a un evento o un concetto storico o filosofico, per identificare le opinioni, i pregiudizi e le limitazioni.
     
  • Analisi delle argomentazioni: chiedere agli studenti di esaminare e valutare l’argomentazione di un testo storico o filosofico, per identificare le affermazioni, le premesse e le conclusioni, e valutarne la coerenza e la plausibilità.
     
  • Esame delle implicazioni: chiedere agli studenti di esaminare e valutare le implicazioni di un’idea o un evento storico o filosofico, per identificare le conseguenze a breve e lungo termine, e valutarne la rilevanza e l’importanza.
Share

Realtà virtuale, realtà aumentata e metaverso

 Sempre più spesso si sente parlare di mondi virtuali e di come le nuove tecnologie stiano cambiando la nostra modalità di interagire con il mondo fuori di noi.

La realtà virtuale (Virtual Reality – VR), la realtà aumentata (Augmented Reality – AR) e il metaverso sono tecnologie che consentono di creare esperienze immersive e interattive, pur presentando peculiarità differenti.

Realtà virtuale

La realtà virtuale, infatti, crea un ambiente completamente sintetico che gli utenti possono esplorare utilizzando un visore o uno schermo. Inoltre, gli utenti possono muoversi all’interno dell’ambiente virtuale e interagire con esso attraverso dispositivi di input come controller o guanti. La realtà virtuale viene utilizzata principalmente in ambito ludico e di intrattenimento, ma sta trovando sempre più applicazioni in ambito educativo e terapeutico.

Realtà aumentata

La realtà aumentata, invece, è una tecnologia che sovrappone elementi virtuali al mondo reale. Gli utenti possono vedere il mondo reale attraverso un dispositivo di visualizzazione, come uno smartphone o un tablet, e vedere elementi virtuali sovrapposti al mondo reale. La realtà aumentata viene utilizzata principalmente per visualizzare informazioni supplementari su oggetti del mondo reale. Per esempio si possono osservare i resti archeologici e, attraverso il dispositivo, vedere la possibile ricostruzione storica.

Metaverso

Il termine metaverso, infine, si riferisce a un ambiente virtuale globale che gli utenti possono esplorare e in cui possono interagire tra di loro, utilizzando avatar virtuali per rappresentare se stessi. Il concetto di metaverso è stato originariamente introdotto negli anni ’90 nella letteratura fantascientifica, ma negli ultimi anni è diventato un tema molto attuale.

Il metaverso è spesso associato alla realtà virtuale e alla realtà aumentata, ma è molto più ampio e complesso e comprende entrambe le tecnologie. La tecnologia alla base del metaverso include la grafica tridimensionale, l’intelligenza artificiale, la realtà virtuale, la realtà aumentata, il cloud computing e la blockchain.
L’idea è che in futuro, il metaverso diventi un luogo dove le persone possono incontrarsi, condividere interessi e interagire in modo simile al mondo reale. Magari anche dove ricreare delle aule virtuali in cui fare lezione e sperimentare nuove metodologie didattiche.

Attualmente sono in via di sviluppo diverse piattaforme di metaverso come Second Life, VRChat, Entropia Universe ecc.. ognuna con le proprie caratteristiche e specificità. 

Share

Stili di apprendimento

Non impariamo tutti le stesse cose, con la stessa velocità e con le stesse modalità. Cresciamo con l’idea di essere portati per alcune materie, con il giudizio dato sui risultati del nostro studio e con la credenza di essere più o meno bravi a studiare. 

Tutti si son sentiti rivolgere la domanda: quanto studi? Riducendo l’apprendimento a una questione quantitativa. Qualcuno, più fortunato, si sarà sentito chiedere: come studi? Ma, anche in questo caso, la risposta si perde in questioni tecniche e spesso è: leggo-sottolineo-schematizzo-ripeto, in modo più o meno variabile. La domanda che faccio ai miei studenti è: come impari? Quando apprendi facilmente qualcosa di nuovo, quando impari con disinvoltura qualcosa di scuola e non, quando ti senti di sapere qualcosa senza grandi fatiche, cos’è che hai fatto per raggiungere tale obiettivo? Questo perché ognuno di noi ha un modo diverso di imparare, ha un diverso stile di apprendimento.

Imparare e apprendere

Gli stili di apprendimento si riferiscono a come le persone acquisiscono, elaborano e trattengono le informazioni. Bisogna osservare, tuttavia, che gli stili sono descrittivi, non prescrittivi, quindi ci dicono comefunzioniamo” e non come “dovremmo funzionare”. Inoltre, le varie teorie degli stili di apprendimento descrivono tendenze, non valori assoluti.

Insegnare e apprendere

Diverse sono le teorie sugli stili di apprendimento. Una delle più note è quella di Howard Gardner. Questi sostiene che esistono intelligenze multiple, tra cui l’intelligenza linguistica, quella logico-matematica, la visivo-spaziale, l’intelligenza musicale, la corporea-cinestetica, l’intelligenza interpersonale e quella intrapersonale. Secondo questa teoria, ognuno di noi ha una combinazione unica di tali intelligenze e ciascuna di queste intelligenze può essere utilizzata per apprendere in modi diversi. Ad esempio, una persona con un’intelligenza linguistica potrebbe imparare meglio attraverso la lettura e la scrittura, mentre una persona con un’intelligenza visivo-spaziale potrebbe imparare meglio attraverso mappe e grafici.

L’educatore e teorico Neil Fleming, invece, propone la teoria dei modelli di apprendimento, identificando tre modelli: uditivo, visivo e cinestetico. Per Fleming, che si lega alla Programmazione neurolinguistica (PNL o Neuro-linguistic programming, NLP) , i modelli descrivono il canale preferenziale attraverso il quale l’individuo acquisisce la conoscenza.

Infine, un’altra importante teoria è quella dell’educatore statunitense David Kolb, il quale ha sviluppato  un modello di apprendimento basato su 4 fasi: attiva/concreta, riflettente, teorizzante/concettualizzante e applicativa/sperimentale. Kolb crede che il processo di apprendimento sia ciclico ma che ognuno di noi abbia una preferenza per una o più fasi di questo ciclo.

Stili di apprendimento

Al di là delle varie teorie e delle loro differenze, è fondamentale che ognuno di noi si interroghi sul proprio modo di imparare, in modo da mettere in campo delle strategie che siano più efficaci, ricalibrando lo studio e le energie necessarie a raggiungere il risultato. Ed è importante che anche gli insegnanti e gli educatori riconoscano che esistono vari modi per veicolare le informazioni e sviluppare le competenze.

Share