Papa Leone X

Papa Leone X, nato Giovanni di Lorenzo de’ Medici, fu uno dei pontefici più rappresentativi del Rinascimento e una figura emblematica della Chiesa pre-tridentina. Appartenente alla potente famiglia fiorentina dei Medici, divenne papa nel 1513, in un momento cruciale per la storia della cristianità e dell’Europa: sul piano politico, era l’epoca delle grandi monarchie assolute e delle guerre d’Italia; sul piano culturale, il Rinascimento raggiungeva il suo apogeo; sul piano religioso, l’unità della Chiesa si trovava minacciata dall’emergere delle istanze riformatrici che avrebbero portato alla Riforma protestante. Leone X incarna le ambivalenze di questo tempo: mecenate raffinato, amante delle arti e delle lettere, fu però anche un politico spregiudicato e un uomo di Chiesa spesso accusato di mondanità e di disinteresse per le riforme spirituali. La sua figura resta centrale per comprendere le tensioni religiose, culturali e istituzionali dell’epoca.

Leone X

Papa Leone IX

Vescovo di Roma dal 1049 al 1054, protagonista della riforma ecclesiastica e precursore dello scisma d’Oriente

Papa Leone IX, nato Bruno di Egisheim-Dagsburg, è una figura centrale nella storia dell’XI secolo per la sua azione riformatrice all’interno della Chiesa cattolica e per il ruolo che ebbe nella crisi dei rapporti con la Chiesa d’Oriente. La sua attività si inserisce in un contesto storico dominato dalla corruzione del clero, dalla commistione tra potere spirituale e potere temporale e dalla crescente autonomia delle chiese locali. La sua azione fu orientata a ristabilire l’autorità morale e disciplinare del papato, contrastando fenomeni come la simonia e il concubinato ecclesiastico. La sua figura, pur radicata nella tradizione religiosa del Medioevo cristiano, anticipa per molti aspetti le grandi trasformazioni del papato che si compiranno nella riforma gregoriana.

Papa Leone IX

Elisabeth Förster-Nietzsche

Elisabeth Förster-Nietzsche nasce il 10 luglio 1846 a Röcken, in Prussia. Cresciuta in un ambiente intellettuale, è destinata a diventare una figura controversa nella storia del pensiero filosofico. Conosciuta come la sorella del celebre filosofo Friedrich Nietzsche, Elisabeth diventa una figura chiave nella diffusione delle sue opere, ma anche, in modo più sinistro, nella distorsione delle sue idee.

Elisabeth Förster-Nietzsche

Nel 1885, sposa Bernhard Förster, un fervente antisemita. Insieme partono per il Paraguay con l’ambizioso progetto di fondare una colonia ariana, “Nueva Germania”. Questa impresa, però, si rivela un fallimento; il sogno di una società pura si trasforma in un incubo di isolamento e disperazione. Dopo il suicidio di Förster nel 1889, Elisabeth ritorna in Germania, carica di disillusione ma non priva di ambizioni.

Di ritorno in patria, si dedica alla cura di Friedrich, che nel frattempo è stato colpito da un grave crollo mentale. Dopo la morte della madre nel 1897, Elisabeth assume il controllo totale della vita e delle opere del fratello. Nei suoi ultimi anni, Friedrich è un uomo fragile, un gigante del pensiero ridotto all’impotenza; è Elisabeth a parlare per lui, a decidere cosa pubblicare e come farlo.

È in questo periodo che la figura di Elisabeth assume un tono più oscuro. Con un’abilità manipolativa e una visione ideologica ben precisa, inizia a editare e pubblicare gli scritti del fratello, spesso distorcendoli per allinearsi alle sue stesse convinzioni ultranazionaliste e antisemite. In particolare, la pubblicazione di La volontà di potenza, una raccolta di note postume riorganizzate da Elisabeth, rappresenta il culmine della sua opera di manipolazione. Friedrich Nietzsche, nelle sue mani, diventa qualcosa di diverso, uno strumento nelle mani di forze che egli stesso avrebbe aborrito.

La relazione tra Elisabeth e il nazismo è particolarmente inquietante. Negli anni ’30, Adolf Hitler visita la signora Förster-Nietzsche a Weimar. L’incontro è carico di simbolismo; Hitler vede in Nietzsche un precursore delle sue idee, sebbene la filosofia di Nietzsche sia, in realtà, antitetica al nazionalismo estremo e all’antisemitismo. Tuttavia, grazie agli sforzi di Elisabeth, Nietzsche viene associato al regime nazista, un’ombra che ha oscurato la sua reputazione per decenni.

Visita di Adolf Hitler a Weimar agli archivi Nietzsche in presenza di Elizabeth

Elisabeth Förster-Nietzsche è morta l’8 novembre 1935 a Weimar. Lascia dietro di sé una legacy controversa, un misto di devota sorellanza e manipolazione ideologica.

 

Celestino V

Nell’oscurità dei secoli emerge la figura di Pietro Angelerio, detto Pietro del Morrone, un’anima luminosa, nata intorno al 1215 a Isernia, tra le valli del Regno di Sicilia, figlio di umili contadini, penultimo di 12 figli. Fin da subito, il suo spirito si orientò verso l’eterno, attratto da una vita che travalicava il materiale. Fu così che trovò la sua casa tra i benedettini, un ordine che prometteva pace interiore e saggezza spirituale.

Era il 1232, e Pietro, appena diciassettenne, sentì il richiamo dei monti d’Abruzzo. Lì, in solitudine, iniziò il suo cammino di eremita, costruendo lentamente una comunità dedita a una vita di estrema austerità e povertà, quella degli uomini e donne che sarebbero diventati noti come i Celestini, ufficialmente riconosciuti come Ordine dei Celestini.

Celestino V

Il destino aveva però in serbo per lui un viaggio che mai avrebbe immaginato: il 5 luglio 1294, tra le mura imponenti di una chiesa in tumulto, dopo oltre due anni di conclave tormentato, a quasi 80 anni Pietro divenne Celestino V, papa di una cristianità in subbuglio. La sua elezione fu accolta con speranze, ma anche con sottintesi maneggi politici. Carlo II d’Angiò, infatti, lo sostenne, forse cercando di sfruttare quella semplicità disarmante e quella purezza per i suoi fini.

Eppure, il sogno del pontificato si rivelò presto un mantello troppo pesante per le sue spalle: le trame politiche e le questioni amministrative erano ben lontane dalla quieta contemplazione dei monti. Con umiltà e una consapevolezza rara, Celestino V comprese i propri limiti e, il 13 dicembre 1294, divenne il primo papa a rinunciare volontariamente al soglio pontificio, segnando un’epoca con il suo “gran rifiuto.”

Dopo l’abdicazione, trovò la sua ultima dimora nel castello di Fumone, confinato ma forse non privo di quella pace interiore tanto cercata. Morì il 19 maggio 1296, a 81 anni, lasciando dietro di sé un alone di mistero e speculazioni. La sua rinuncia, una volta che Bonifacio VIII prese il timone della Chiesa, fu vista da alcuni come una mossa politica, temendo che Celestino potesse essere strumentalizzato dagli avversari.

Eppure, nonostante le ombre del sospetto, il suo nome brillò ancora. Celestino V fu canonizzato il 5 maggio 1313 da papa Clemente V, diventando emblema di umiltà e dedizione spirituale.

La figura di Celestino V, pur vestita di candida umiltà, trovò in Dante Alighieri un giudice severo. Nei versi immortali dell’Inferno, il poeta fiorentino accennò al “gran rifiuto” con parole taglienti e lapidarie. Celestino, nell’interpretazione di Dante, era “colui che fece per viltade il gran rifiuto,” una condanna senza appello che tingeva il suo gesto di una tinta di codardia piuttosto che di coraggiosa umiltà.

 

Johanna Schopenhauer

Tra il 1820 e il 1830 Johanna Schopenhauer è stata la scrittrice più famosa della Germania, la prima ad aver pubblicato libri senza usare uno pseudonimo. Donna indipendente e persona di grande cultura, Johanna Schopenhauer ospitava nei suoi salotti grandi intellettuali dell’epoca: Wieland, i fratelli Schlegel e, soprattutto, Goethe.

Johanna Schopenhauer

Johanna Schopenhauer nacque a Danzica, che all’epoca faceva parte del Regno di Polonia, nel 1766. Dotata di grande intelligenza, a 10 anni sapeva, oltre al tedesco, il polacco, il francese e l’inglese.

A 18 anni si sposa con Heinrich Floris Schopenhauer, un ricco mercante che di anni ne aveva 38. Dal matrimonio sono nati i figli Arthur, nel 1788, e Adele, nel 1797.
L’amore non era ardente, come lei stessa scriverà, ma l’unione aveva permesso il risanamento delle finanze di famiglia.

Nel 1805, però, il marito si suicida e Johanna, con sua figlia, si trasferisce a Weimar. Il suo impegno verso i bisognosi e i soldati durante la guerra contro la Francia la renderanno popolare, mentre il suo salotto sarà frequentato da grandi intellettuali e artisti.

Nel frattempo, Arthur è rimasto ad Amburgo a studiare filosofia. Johanna Schopenhauer trovava il figlio particolarmente arrogante e non condivideva le sue tesi filosofiche. D’altra parte, Arthur considerava la madre frivola e superficiale e l’accusava di aver abbandonato il padre.

Nel 1804 Arthur si trasferisce a Weimar ma sceglie di non vivere con la madre. Dal 1814 i due non si vedranno più e si scriveranno solo per lettera. Anche quando avrà difficoltà economiche, Johanna rifiuterà l’aiuto economico da parte del figlio, preferendo rivolgersi al duca di Weimar che le assegnerà una pensione e la inviterà a Jena, dove morirà nel 1838. La figlia Adele sarà dichiarata sua unica erede.

A causa del successo del figlio e del suo disprezzo nei confronti della madre, Johanna Schopenhauer è stata spinta un cono d’ombra.  Tuttavia, rimane un personaggio innovativo. Nei suoi numerosi libri, infatti, Johanna Schopenhauer riflette la sua forza e la sua determinazione, con personaggi femminili che sfidano il patriarcato, sapendo che la ribellione richiede sacrificio e che ha un costo.

 

Alessandro Volta

Alessandro Volta - 10000 lire

Alessandro Volta è nato nel 1745 a Como e fin da giovane la sua grande passione è l’elettricità. Diventa presto professore di fisica e, mentre studia la chimica dei gas, scopre il metano e suggerisce di usarlo per illuminare.
Questa scoperta lo rende famoso a livello internazionale e gli porta numerosi riconoscimenti ma gli studi di Volta proseguono e lo scienziato arriva a costruire la prima pila elettrica.
La pila elettrica di Volta si basa sull’idea che mettendo vicini due metalli conduttori si può ottenere una differenza di potenziale elettrico. Ecco perché oggi a livello internazionale la differenza di potenziale elettrico viene indicata con il termine Volt.
Alessandro Volta scompare nel 1827.
Per molti anni il suo viso è stato quello che guardava gli italiani dalla banconota da 10.000 lire.

Franca Viola

Franca Viola

Franca Viola, ancora oggi vivente, è uno dei simboli dei cambiamenti civili dell’Italia del secondo dopoguerra. Franca Viola, infatti, è stata la prima donna a rifiutare il matrimonio riparatore e a contribuire all’emancipazione delle donne.
A 17 anni Franca Viola viene rapita e violentata dal nipote di un mafioso che chiede in seguito alla famiglia di fare un matrimonio riparatore. Il matrimonio riparatore è il matrimonio che si celebra dopo una violenza sessuale. In questo modo, secondo la legge italiana di quegli anni, l’uomo è considerato innocente.
Franca Viola, però, si oppone a questo matrimonio e denuncia il ragazzo alla polizia affrontando il lungo processo e lo scandalo che segue. Il ragazzo viene giudicato colpevole e condannato a 10 anni di carcere. Inoltre dal dibattito nato dalla sua storia si arriva alla cancellazione della legge sul matrimonio riparatore nel 1981. Solo nel 1996, però, l’Italia riconosce lo stupro come crimine contro la persona e non più contro la morale.
Per questo suo gesto coraggioso, Franca Viola è stata ricevuta dal papa Paolo VI, dal presidente della Repubblica Giuseppe Saragat e ha ricevuto l’onoreficenza di Grande ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana dal presidente Giorgio Napolitano.
Parlando del suo coraggio, Franca Viola ha detto:

«Non fu un gesto coraggioso. Ho fatto solo quello che mi sentivo di fare, come farebbe oggi una qualsiasi ragazza: ho ascoltato il mio cuore, il resto è venuto da sé».

Ondina Valla

Ondina Valla sembra un nome inventato da Gabriele D’Annunzio, tanto è efficace nel descrivere un movimento rapido e armonioso, come quello di un’onda. Ma non è così: in realtà il nome era ancora più strano, perché si chiamava Trebisonda Valla, dal nome italiano della città turca di Trabzon, di cui il padre aveva immaginato bellezze e magnificenze pur non essendoci mai stato. Da qui il diminutivo Ondina.

Ondina Valla

Nata nel 1916 a Bologna, fin dall’età di 13 anni ha cominciato a dimostrare un’eccezionale bravura nello sport, in particolare nella corsa veloce e nei salti, rivaleggiando con un’altra sportiva bolognese, Claudia Testoni.

Il suo è un caso molto particolare, perché, in un’Italia in cui il regime fascista non offriva alle donne un ruolo pubblico visibile, Ondina Valla è riuscita a imporsi come campionessa e a competere per l’Italia, donando gloria e successi anche allo stesso fascismo. Il momento del trionfo per Ondina Valla sono state le Olimpiadi di Berlino del 1936, quelle di Leni Riefenstahl e di Jesse Owens per intenderci, organizzate da un regime nazista in cerca di prestigio internazionale. Ondina ha vinto la corsa degli 80 metri a ostacoli con un tempo di 11 secondi e 7, superando di un soffio la tedesca Anni Steuer. E’ la prima medaglia d’oro femminile nella storia dell’Italia olimpica.

Ondina Valla si è spenta nel 2006.

Alfonsina Strada

Alfonsina Strada

La storia di Alfonsina Strada è la storia di una donna molto determinata. Alfonsina nasce nel 1891 in una famiglia molto povera, nella campagna dell’Emilia Romagna. Grazie ad un pizzico di fortuna, la famiglia riceve una vecchia bicicletta e Alfonsina, che rimane affascinata da questo mezzo, comincia subito a utilizzarlo e a organizzare alcune gare con gli amici.
Si sposa molto giovane con Luigi Strada e con lui si trasferisce prima a Milano e poi a Torino dove viene presto considerata la migliore ciclista italiana, superando nel 1911 anche il record mondiale di velocità femminile.
Durante la Prima Guerra Mondiale si iscrive al Giro di Lombardia, una corsa in bicicletta dove normalmente partecipano solo uomini, qualificandosi prima di molti altri. Nel 1924, infine, riesce a partecipare alla prestigiosa gara del Giro d’Italia, anche se durante la corsa viene esclusa dalla classifica.
La sua determinazione e la sua passione l’hanno resa celebre e un esempio per tutti quelli che vogliono seguire la propria passione.

Elsa Schiaparelli

Elsa Schiaparelli

Elsa Schiaparelli nasce a Roma nel 1890 da una famiglia aristocratica e intellettuale del Piemonte. La famiglia Schiaparelli può contare celebri astronomi, archeologi, paleografi e lo stesso padre di Elsa è professore di lingua e letteratura araba all’Università di Roma.
Avendo un animo vivace e non potendo fare l’attrice perché considerato un mestiere povero, Elsa Schiaparelli pubblica un libro di poesie che le costa il trasferimento in un convento svizzero. In seguito si trasferisce a Londra e poi a New York dove sposa un conte che subito dopo lascia, restando sola con la figlia malata di poliomielite.
A New York però entra in contatto con l’ambiente surrealista e dadaista: Man Ray e Michel Duchamp soprattutto.
Nel 1922 si trasferisce a Parigi e qui rimane affascinata dal mondo della moda. Le sue prime creazioni avvengono nel suo appartamento, per poi investire in un vero e proprio atelier.
I suoi abiti sono in grado sia di rivolgersi al grande pubblico, sia di presentarsi come vere e proprie creazioni surrealiste. Celebri sono il suo cappello-scarpa, disegnato da Salvador Dalì, abiti in vetro e vestiti in rosa-shocking, il colore inventato dalla stessa Schiaparelli.
Contrapposta più volte alla stilista Coco Chanel, Elsa Schiaparelli ne ha sempre condiviso l’immagine di donna indipendente e libera. E nel suo caso anche artista.