Peer education e peer tutoring

La peer education e il peer tutoring sono metodologie didattiche e educative basate sull’apprendimento tra pari, fondato sulla reciprocità. Nonostante i nomi stranieri e il rilievo che tali metodologie hanno assunto negli ultimi anni, la peer education e il peer tutoring sono pratiche molto antiche, con cui gli insegnanti e gli studenti sono già entrati in contatto. Nello specifico, nella peer education, gli studenti diventano gli insegnanti e condividono le loro conoscenze con i loro coetanei. In questo modo, gli studenti non solo imparano dai loro insegnanti, ma anche dagli altri studenti. Il peer tutoring, invece, è una forma di insegnamento a coppie in cui uno studente, il tutor, aiuta un altro studente, il tutee, nella comprensione di uno o più argomenti specifici.

Peer education e peer tutoring

Entrambi i metodi si sono dimostrati efficaci nel migliorare l’apprendimento, accrescere la motivazione degli studenti e aumentare la loro autostima.

La peer education incoraggia gli studenti a diventare attivi nell’apprendimento, aumentando la loro partecipazione e anche il loro senso di responsabilità. Inoltre, gli studenti che sono stati coinvolti nella peer education spesso raggiungono livelli di prestazione più elevati.

Il peer tutoring, invece, può aiutare gli studenti a superare le difficoltà specifiche che incontrano con un argomento. In aggiunta, il tutor impara anche mentre insegna, poiché spesso deve riformulare la conoscenza in modo da renderla comprensibile per il tutee. Inoltre, l’apprendimento a coppie può incoraggiare la discussione e il dialogo, aumentando l’apprendimento attivo.

In entrambi i metodi, gli studenti imparano dai loro pari in un ambiente sicuro e non giudicante. Ciò può aiutare a costruire la fiducia degli studenti nella loro capacità di imparare e incoraggiare una maggiore partecipazione alla classe. Inoltre, grazie a queste pratiche gli studenti possono anche sviluppare abilità sociali e di leadership.

Utilizzare queste metodologie didattiche e educative con consapevolezza può aiutare a migliorare sia l’apprendimento che la formazione umana e personale degli studenti.

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Il service learning

Il service learning è una metodologia didattica e educativa che combina l’apprendimento teorico con l’esperienza pratica, attraverso attività di servizio comunitario. Questo metodo consente agli studenti di mettere in pratica ciò che hanno imparato in classe, sviluppando competenze trasversali come la capacità di lavorare in team, la creatività e la capacità di problem solving.

Service learning

Il service learning può anche essere utilizzato per insegnare agli studenti l’importanza della cittadinanza attiva e della partecipazione alla vita della comunità. Attraverso il servizio comunitario, gli studenti possono scoprire come la loro azione può avere un impatto positivo sulla società e sulla loro comunità, incoraggiandoli a diventare cittadini attivi e responsabili.

Insegnare storia e filosofia attraverso il service learning può essere molto efficace perché permette agli studenti di immergersi in un contesto reale e di vedere come i concetti studiati si applichino alla vita quotidiana. Ad esempio, gli studenti di storia possono partecipare a progetti di conservazione dei siti storici locali o a ricerche sulla storia della loro comunità, mentre gli studenti di filosofia possono partecipare a progetti di volontariato che li aiutino a comprendere meglio i concetti di etica e di responsabilità sociale.

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Problem solving, pensiero laterale e pensiero critico

Il problem solving, oltre a essere una capacità, è una vera e propria metodologia didattica che insegna a risolvere problemi attraverso il pensiero critico, la logica, l’analisi, la sintesi, la creatività e la collaborazione efficace e proficua. Con il problem solving, gli studenti vengono esposti a problemi reali o a situazioni di simulazione che richiedono interventi complessi per essere risolte. Gli studenti devono analizzare i dati a disposizione, generare e valutare le possibili soluzioni e scegliere quella più adatta al contesto.
L’esercizio del problem solving richiede uno spirito critico, una mente aperta soluzioni imprevedibili, il pensiero laterale, la capacità di pensare in modo creativo e una buona dose di perseveranza.

Problem solving

Il problem solving, il pensiero laterale e il pensiero critico sono tre abilità chiave che ci aiutano a risolvere i problemi in modo efficiente ed efficace e che possono essere sviluppate nella didattica.

Pensiero laterale

Il pensiero laterale, il pensare fuori dagli schemi, è un metodo che consiste nell’osservare il problema da angolazioni diverse e trovare soluzioni inaspettate, attraverso idee nuove e innovative. Il pensiero laterale è particolarmente utile per risolvere problemi complessi o per creare nuove opportunità di riuscita.

Pensiero critico

Il pensiero critico, infine, ci aiuta a valutare la validità e l’affidabilità delle informazioni a disposizione. Il pensiero critico consiste nell’analizzare i dati con logica e obiettività, verificando fonti e valutando eventuali bias. Il pensiero critico è essenziale per prendere decisioni informate e per evitare di cadere in trappole cognitive.

Problem solving, pensiero laterale e pensiero critico nello studio della storia e della filosofia

Il problem solving, il pensiero laterale e il pensiero critico sono abilità estremamente importanti nello studio della storia e della filosofia.

Per quanto riguarda lo studio della storia, il problem solving è essenziale per comprendere e interpretare gli eventi del passato. Gli storici devono essere in grado di analizzare le fonti, identificare problemi e trovare soluzioni per comprendere meglio il contesto. Il pensiero laterale, inoltre, aiuta a guardare gli eventi storici da prospettive diverse, apportando nuove interpretazioni e comprendendo meglio la complessità degli eventi. Infine, il pensiero critico permette di valutare la validità e l’affidabilità delle fonti storiche ed evitare di cadere in trappole cognitive come il presentismo.

Per quanto riguarda lo studio della filosofia, invece, il problem solving e il pensiero critico permettono di analizzare i problemi filosofici e valutare le argomentazioni. Chi studia filosofia deve essere in grado di identificare le debolezze e le fallacie nelle argomentazioni e trovare argomenti forti per le varie questioni. Il pensiero laterale, infine, aiuta a considerare differenti prospettive, generare idee nuove e originali, e osservare complessità dei problemi filosofici in modo dinamico.

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Insegnare giocando: gamification e serious game

Il gioco è un’attività molto seria: con regole, tempi, ruoli, strumenti, dove si affrontano il caso o l’astuzia, in cui si vince o si perde. Il gioco è anche un’attività che affonda le sue radici nella parte più profonda del nostro cervello, come hanno riconosciuto alcuni neurobiologi, e che condividiamo con gli animali.

Gamification e serious game

Il gioco è di per sé educativo, perché è attraverso il gioco che i bambini imparano l’interazione, sviluppano l’immaginazione, apprendono regole di comportamento, migliorano le proprie capacità e conoscenze. Nel gioco, quando è preso sul serio, si viene coinvolti ed è questo coinvolgimento a renderlo uno strumento potente. Innanzitutto, per comprendere noi stessi e gli altri.

Gamification e serious game

Il grande potenziale del gioco viene sempre più utilizzato nell’ambito dell’apprendimento, proprio per aiutare le persone a mettere in campo diverse capacità. Molte aziende utilizzano i giochi per creare gruppo o per sviluppare l’attenzione su alcuni dettagli e anche in ambito scolastico l’aspetto ludico sta prendendo sempre più piede.

Due sono le strade più percorse:

  • la gamification 
  • i serious game

Con gamification si intende l’applicazione di aspetti del gioco ad ambiti non ludici. Fanno parte della gamification i cruciverba didattici, i quiz ecc… Benché, quindi, ci sia l’aspetto ludico, con la gamification è chiaro l’obiettivo di rendere più coinvolgente qualcosa che per sua natura non lo è o non viene percepito come tale. La gamification ha sicuramente una sua efficacia ed è fondamentale nell’e-learning, aiutando gli utenti a essere più attivi.

I serious game sono, invece, dei veri e propri giochi che offrono, però, una esperienza formativa. In questi giochi è possibile sperimentare situazioni, reagire a determinati contesti e imparare facendo (learning by doing), il tutto in un ambiente controllato e protetto, dove l’errore insegna quanto un’azione corretta. 

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Debate: l’arte di vincere con le parole

Il debate è una metodologia didattica efficace per sviluppare competenze trasversali come il pensiero critico e la comunicazione. Si tratta di una discussione formale tra due squadre, ciascuna delle quali sostiene un’affermazione data, schierandosi apertamente per o contro di essa.

Debate

A differenza di una discussione libera, in un dibattito la domanda attorno alla quale si ragiona è chiusa e richiede di schierarsi apertamente. Il debate prevede la presenza di un moderatore e di un timekeeper e i debater devono documentarsi, suddividersi i compiti, prevedere una strategia di interventi, formarsi un’opinione e difenderla.

Il debate ha una funzione educativa importante poiché permette di sviluppare la flessibilità mentale e l’apertura alle visioni degli altri. Il debate non è semplicemente public speaking, perché quest’ultimo è centrato sull’individuo mentre il debate è un lavoro di squadra. Inoltre, essendo un lavoro di squadra, il debate obbliga gli studenti a motivare le proprie opinioni attraverso l’osservazione e l’analisi, sviluppando il senso critico. 

Debate

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La classe capovolta (flipped classroom)

La classe capovolta (flipped classroom) è una metodologia didattica ideata da Jonathan Bergmann e Aaron Sams, due insegnanti di chimica in una scuola del Colorado (USA). Il primo manuale in lingua inglese risale al 2012.

La classe capovolta

Il metodo consiste nell’assegnare del materiale (video, podcast, testi ecc…) che permettano allo studente di prepararsi sulla lezione in modo autonomo, a casa, seguendo i propri ritmi e tempi. Successivamente, in classe, il docente non ripete la lezione in modo frontale ma si limita a chiarire dubbi e difficoltà e, in seguito, propone delle attività per permettere agli studenti di applicare e analizzare quanto imparato, confrontandosi con i pari e producendo qualcosa che sia da ulteriore stimolo.

La classe capovolta

La struttura della lezione

Avendo già accennato a una macrostruttura della lezione, possiamo articolarla in questo modo:

  • Presentiamo un argomento cercando di generare l’interesse da parte dei nostri alunni e diamo loro del materiale per affrontare il tema in modo autonomo. Il materiale (come la videolezione) dovrebbe presentare i contenuti comunque in forma problematica e non semplicemente espositiva.
    Il docente in questa fase predispone tutto l’occorrente all’apprendimento autonomo.
  • In classe gli studenti sono chiamati a svolgere delle attività, eseguendo dei compiti di realtà, producendo del materiale (relazioni, presentazioni, infografiche, ricerche, applicazioni ad altri problemi delle conoscenze acquisite ecc…), utilizzando anche strumenti tecnologici e collaborando con i compagni.
    Il docente in questa fase segue i lavori e fa da guida e da supporto agli studenti.
  • Successivamente, sempre in classe, ci si confronta su quanto appreso e su quel che si è prodotto. 
    Il docente, in quest’ultima fase, modera gli interventi e guida gli studenti verso l’autovalutazione.

La classe capovolta

Osservazioni finali

La classe capovolta ha l’indubbio vantaggio di permettere agli studenti di apprendere seguendo i propri ritmi e le proprie strategie, dedicando più tempo in classe agli approfondimenti e all’applicazione di ciò che si è imparato.
Questo tipo di metodologia è di grande aiuto anche per gli studenti che più hanno difficoltà a rimanere concentrati in classe o che sono più lenti nel processo di apprendimento. Inoltre, la classe capovolta permette anche agli studenti con impegni di varia natura (come gli studenti-atleti) di non perdere mai delle preziose spiegazioni (è proprio per risolvere il problema dell’assenteismo che Bergmann e Sams hanno ideato questo metodo).

Uno dei perni fondamentali di questa metodologia è la motivazione. Bisogna mantenere viva la motivazione degli studenti nei processi di apprendimento autonomo: mentre in classe un insegnante può dialogare, richiamare l’attenzione, sollecitare gli interventi che coinvolgano gli studenti, in autonomia questo è pressoché impossibile e bisogna adottare altre strategie (approcci multimediali e multisensoriali, presentazioni più efficaci ecc…) che richiedono molto tempo nella preparazione. Bisogna, altresì, mantenere viva la motivazione in classe nelle attività da svolgere, variando  il tipo di attività e le modalità di cooperazione tra pari. Infine, gli studenti devono avere una buona autodisciplina e organizzazione per mantenere il lavoro costante e questo richiede anche una buona dose di maturità.

Se concepiamo la scuola non semplicemente come un luogo di trasmissione di nozioni ma una palestra per sviluppare in modo più articolato conoscenze e competenze, dobbiamo ideare lezioni e attività che vadano in tale direzione e la classe capovolta è una metodologia fondamentale, da questo punto di vista.


Bibliografia e sitografia:

J. Bergmann,  A. Sams – FlippedClass.com

M. Maglioni, F. Biscaro – La classe capovolta. Innovare la didattica con il flipped classroom, Erickson, 2014

La classe capovolta – Flipnet.it

Formerete –  Flipped explained (Video)

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La lezione segmentata (chunked lesson)

La lezione segmentata (chunked lesson) è una modalità didattica sviluppatasi negli ultimi anni. Per un video esplicativo si può guardare il video della Zanichelli.

Il segmento

Il primo a utilizzare il termine chunk è stato lo psicologo A. Miller in un articolo del 1956. Nel 2016 Richard M. Felder e Rebecca Brent, esperti di insegnamento, definiscono tale termine in questo modo: “una serie di informazioni che la nostra mente può percepire come una singola unità”. Pertanto, possiamo vedere la segmentazione come una tecnica di scomposizione in parti più piccole di un contenuto.

La lezione segmentata

L’idea della lezione segmentata nasce in seguito ad alcuni studi del 1996 compiuti da Joan Middendorf e Alan Kalis. Tali studi hanno dimostrato il calo drastico dell’attenzione da parte degli studenti in una normale lezione frontale con la conseguente riduzione di memorizzazione e comprensione degli argomenti trattati.
I due studiosi hanno proposto, pertanto, di variare e frammentare la lezione in segmenti da 10 minuti, alternando spiegazioni ad attività che permettessero di rielaborare e applicare le conoscenze acquisite.
Studi più recenti hanno dimostrato una certa efficacia di tale modalità didattica nel tenere viva l’attenzione.

La struttura della lezione

Premettendo che variare è la modalità più efficace per tenere viva l’attenzione e generare interesse, possiamo pensare a una struttura di questo tipo (per 55 minuti di lezione):

5 min. – Richiamo delle preconoscenze sull’argomento che stiamo per trattare;
10 min. – Lezione diretta di un buon livello (come se parlassimo ai più bravi della classe);
10 min. – Attività con studenti divisi in gruppi. La suddivisione in gruppi permette il confronto tra pari: gli studenti potranno chiarire i propri dubbi chiedendo ai compagni (peer tutoring).
5 min. – Restituzione collettiva
10 min. – Nuova lezione diretta
5 min. – Nuova attività
10 min. – Restituzione e conclusione collettiva

Chunked lesson - Lezione segmentata

Importante, sia tra le attività che nella lezione diretta, è l’uso di materiali multimediali: slide, video, bacheche virtuali, creazione di fogli virtuali in modalità wiki ecc.. Tutto questo sempre nell’ottica di rendere a lezione il più efficace possibile.

Le attività

Le attività da proporre possono essere le più varie: creazione di mappe, riassunti, schemi, formulazione di domande, lettura e analisi del materiale di approfondimento ecc…
Ogni attività andrà pianificata con l’obiettivo specifico di sviluppare determinate competenze.

Osservazioni finali

La lezione segmentata è uno strumento efficace ma, come tutti gli strumenti, richiede del tempo per essere utilizzata con dimestichezza. La chunked lesson necessita di una programmazione dettagliata, anche se non eccessivamente rigida, di continue variazioni e, soprattutto, deve modellarsi sulla classe ed essere utili anche a quegli studenti che presentano disturbi nell’apprendimento. Obiettivi non facili, specialmente per il tempo richiesto, ma nell’ottica del miglioramento offrono una buona strategia.


Bibliografia e sitografia:

La lezione segmentata – Corso Zanichelli

A. Miller, The Magical Number Seven, Plus or Minus Two: Some Limits on Our Capacity for Processing Information, in «The Psychological Review», 1956, vol. 63.

Chunking – A Teaching Technique (video)

Educational Innovation, Small changes in teaching: the first 5 minutes of class, The University of Sydney, 9 aprile 2016

Danny Lyu, Chunking your class – lessons we learnt from observing other lecturers, The University of Sydney, 19 settembre 2016

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