Federico I Barbarossa (1122-1190), duca di Svevia della dinastia degli Hohenstaufen, fu eletto imperatore del Sacro Romano Impero nel 1152. Il suo regno segnò uno dei momenti più intensi del conflitto tra l’impero e i comuni italiani, che nel corso del XII secolo si stavano affermando come entità autonome e desiderose di mantenere la propria indipendenza dalle autorità imperiali. Il suo soprannome, Barbarossa, divenne emblematico della sua figura di imperatore determinato e guerriero, impegnato a riaffermare il potere imperiale su un’Italia in rapida evoluzione politica ed economica.

Obiettivi di Federico Barbarossa
Quando fu eletto imperatore, Federico I Barbarossa si trovò di fronte a un’Italia divisa tra l’emergente potere dei comuni italiani e la minaccia dei Normanni nel sud della penisola. I suoi obiettivi principali includevano:
- Farsi incoronare re d’Italia, per consolidare il proprio dominio sui territori italiani.
- Riprendere il controllo sui comuni italiani, che durante l’anarchia del periodo precedente avevano guadagnato una crescente autonomia, esercitando privilegi di natura fiscale, giuridica e politica, noti come regalìe (diritto di imporre tasse, battere moneta, amministrare la giustizia e stipulare trattati).
- Farsi incoronare imperatore a Roma, riaffermando il legame tra il potere temporale dell’imperatore e l’autorità spirituale del papa.
- Cacciare i Normanni dall’Italia meridionale, rafforzando così il controllo imperiale sull’intera penisola.
Nel 1154, Barbarossa scese per la prima volta in Italia con l’intenzione di consolidare il suo dominio, affrontando direttamente la questione delle regalìe che i comuni avevano di fatto usurpato durante i periodi di debolezza imperiale.
La dieta di Roncaglia e le Constitutio de regalibus
Uno dei momenti chiave del confronto tra Barbarossa e i comuni italiani fu la dieta di Roncaglia, convocata dall’imperatore nel 1155 vicino a Piacenza. In questa occasione, Barbarossa cercò di riaffermare i diritti imperiali sui comuni italiani, promulgando la Constitutio de regalibus, un documento che annullava tutti i privilegi autonomi dei comuni e restituiva all’imperatore il controllo su questioni come la riscossione delle tasse, la battitura della moneta e l’amministrazione della giustizia.
Dopo la dieta di Roncaglia, Barbarossa proseguì verso Roma, dove nel 1155 fu incoronato imperatore del Sacro Romano Impero da papa Adriano IV. Questo atto consolidò la sua autorità, ma la sua attenzione era ancora rivolta al nord Italia, dove l’espansione e l’autonomia dei comuni rappresentavano una sfida al suo potere.
Nel 1158, Barbarossa convocò una seconda dieta di Roncaglia, durante la quale affermò che in ogni comune italiano avrebbe dovuto essere nominato un governatore imperiale, incaricato di amministrare la città e di garantire l’osservanza delle leggi imperiali. Questa decisione inasprì ulteriormente i rapporti tra l’imperatore e i comuni, che vedevano minacciata la loro indipendenza.
La formazione della Lega Lombarda e la battaglia di Legnano
In risposta alle politiche repressive di Barbarossa, alcuni comuni dell’Italia settentrionale, soprattutto delle regioni della Lombardia e del Veneto, si organizzarono per resistere al controllo imperiale. Nel 1167, a Pontida, diversi comuni formarono la Lega Lombarda, un’alleanza difensiva a cui aderirono anche il papa e alcuni signori locali. La Lega Lombarda si presentava come una forza unitaria, decisa a difendere l’autonomia comunale contro le mire imperiali.
Il conflitto tra Barbarossa e la Lega Lombarda culminò nella battaglia di Legnano del 29 maggio 1176, una delle più celebri sconfitte dell’imperatore. Le truppe della Lega, nonostante fossero numericamente inferiori, riuscirono a sconfiggere l’esercito imperiale, infliggendo un duro colpo al prestigio di Barbarossa. La sconfitta di Legnano segnò un punto di svolta nello scontro tra i comuni e l’impero, dimostrando che le città italiane potevano resistere efficacemente al potere imperiale.
La pace di Costanza
Dopo la sconfitta di Legnano, Federico Barbarossa fu costretto a rivedere la sua politica nei confronti dei comuni italiani. Dopo anni di negoziati, nel 1183 fu firmata la pace di Costanza, che segnò la conclusione formale del conflitto tra l’impero e i comuni.
Secondo i termini della pace, i comuni italiani ottennero il riconoscimento della loro autonomia, inclusi i diritti di amministrare la giustizia, imporre tasse e governare i propri territori. Tuttavia, questa autonomia fu concessa in cambio di una formale sottomissione all’imperatore, che conservava una supremazia teorica sui comuni. I comuni avrebbero continuato a nominare i propri magistrati e a esercitare le loro prerogative, ma avrebbero giurato fedeltà all’impero e riconosciuto la sovranità imperiale.
Il matrimonio di Enrico VI e Costanza d’Altavilla
Uno degli ultimi atti di Federico Barbarossa fu il matrimonio del suo figlio maggiore, Enrico VI, con Costanza d’Altavilla, figlia del re normanno Ruggero II e zia dell’ultimo re di Sicilia, Guglielmo II. Questo matrimonio, celebrato nel 1190, fu di grande importanza politica, poiché legava la dinastia degli Hohenstaufen al regno normanno di Sicilia, creando le premesse per l’unione della corona imperiale e del regno di Sicilia.
Dall’unione tra Enrico VI e Costanza nacque Federico II, destinato a diventare una delle figure più straordinarie del Medioevo, sia come imperatore del Sacro Romano Impero che come re di Sicilia.
La morte
Federico Barbarossa morì il 10 giugno 1190 durante la Terza Crociata. Dopo la firma della pace di Costanza e il consolidamento della sua politica interna, Barbarossa decise di partecipare alla crociata indetta per riconquistare Gerusalemme, che era caduta nelle mani del sultano Saladino nel 1187.
Federico guidò un grande esercito attraverso l’Europa orientale e l’Anatolia, ma durante l’attraversamento del fiume Saleph (oggi noto come fiume Göksu, in Turchia), morì annegato. Ci sono diverse teorie sulla sua morte: alcune fonti affermano che sia stato trascinato via dalla corrente mentre tentava di attraversare il fiume a cavallo, altre sostengono che sia stato colto da un infarto causato dallo shock termico per l’acqua fredda.

