Come scegliere l’università

Dopo la maturità, mi sono trovato di fronte a un bivio, con la sensazione di avere il mondo ai miei piedi ma anche il peso di una decisione importante sulle spalle. Il percorso universitario era un’opportunità per esplorare i miei interessi e trasformarli in un futuro concreto, ma non era semplice scegliere quale strada imboccare. La matematica, l’economia e la filosofia erano le discipline che mi affascinavano di più, ciascuna con il proprio potenziale di scoperta e crescita personale.

In famiglia, le risorse erano limitate, quindi ogni decisione doveva essere ben ponderata. Nonostante questo, avevo capito due cose fondamentali di me stesso: in primo luogo, adoravo approfondire e imparare, una sete di conoscenza che mi spingeva continuamente a cercare risposte e a pormi nuove domande. In secondo luogo, ero ambizioso, con il desiderio di costruire un futuro che non solo mi garantisse stabilità economica, ma che fosse anche appagante a livello personale. Volevo un lavoro che mi rendesse felice e che rispecchiasse le mie passioni.

Decisi quindi di orientarmi verso l’università. Era il luogo dove potevo approfondire i miei interessi e lavorare verso i miei obiettivi ambiziosi. Sapevo che avrei dovuto lavorare per pagarmi gli studi, ma questo non mi spaventava. Al contrario, mi motivava a dimostrare che, anche partendo da una situazione non ideale, era possibile raggiungere i propri sogni.
La scelta non fu immediata, ma una volta compresa la direzione, mi sentii più determinato che mai. Guardavo all’università come a un viaggio di scoperta, un trampolino verso un futuro che avevo immaginato tante volte nella mia mente. E così, armato di passione e determinazione, intrapresi il mio cammino universitario, consapevole che ogni sacrificio avrebbe portato un giorno i suoi frutti. Quando, in seguito, mi capitò di essere demotivato o scoraggiato, ripensavo a quel momento di scelta, e la mia risolutezza si riaccendeva, spingendomi a continuare.

Oggi, quando qualcuno mi chiede consiglio su come scegliere il proprio percorso, racconto come ho affrontato le mie decisioni. Suggerisco di ascoltare i propri interessi e ambizioni, e di non temere il lavoro necessario per sostenere i propri studi, perché ciò che davvero conta è la determinazione a seguire i propri sogni.

Università La Sapienza

Lo shabbat

Shabbat
39 sono le attività che durante lo shabbat sono vietate. Lo shabbat, il sabato, per gli ebrei è un giorno particolare. Il precetto di santificare questo giorno sta, tra i comandamenti, nella lista dei doveri verso Dio, nella prima delle due tavole. Idealmente, lo shabbat rappresenta la festa dell’esistenza del mondo. La Genesi ci dice che il settimo giorno Dio si riposò e usa il termine shavat, cessare/smettere, da cui il termine shabbat. Tanto è importante questo giorno che viene anche chiamato  Shabbat Hamalkà (la regina Shabbat), perché deve essere accolto e ci si deve preparare proprio come se stesse arrivando una regina.
Shabbat
L’esaltazione di questo giorno non ci deve far credere che per gli ebrei il riposo sia più importante del lavoro, come una contrapposizione otium e negotium, dove il negotium rappresenti quasi un male minore da sopportare. Infatti, come il Talmud e i detti rabbinici riportano, è dovere dell’uomo lavorare, per guadagnarsi da vivere e per mantenere l’ordine sociale: “è più grande chi gode del frutto del suo lavoro, che chi teme il Cielo”; “chi non ha lavorato non mangerà” (che risuona nelle parole di Paolo di Tarso “chi non lavora neppure mangi”); “ama il lavoro”; “il lavoro onora i lavoratori”.
Lo shabbat  si comprende, allora, come un limite all’uomo inteso come creatore del proprio destino, homo faber. L’obbligo del riposo e della celebrazione si impone allo stesso modo a uomini e donne, genitori e figli, padroni e servi. In questo giorno, in tal modo, si fa esperienza di giustizia, uguaglianza e armonia, come una anticipazione della condizione del paradiso. Tutti sono chiamati a fermarsi e a osservare e celebrare la creazione, Dio e a condividere con gli altri.  
I lavori (“melachot“) proibiti sono articolati in modo preciso:
 
– Arare;
– Seminare;
– Mietere;
– Formare covoni;
– Trebbiare;
– Ventilare;
– Selezionare;
– Setacciare;
– Macinare;
– Impastare;
– Cuocere;
– Tosare;
– Lavare;
– Cardare;
– Tingere;
– Filare;
– Tendere;
– Costruire un setaccio;
– Tessere;
– Dividere due fili;
– Legare; 
– Slegare;
– Cucire;
– Strappare;
– Cacciare;
– Macellare;
– Scuoiare;
– Salare la carne;
– Disegnare;
– Lisciare;
– Tagliare;
– Scrivere;
– Cancellare;
– Costruire;
– Demolire;
– Spegnere un fuoco;
– Accendere un fuoco;
– Dare l’ultima mano per terminare un lavoro;
– Trasportare al di fuori della propria abitazione;
 
Queste attività vanno intese come categorie di attività. In molti casi sono attività che danno luogo a qualcosa che rimane anche dopo che la nostra azione termina o che hanno a che fare con il commercio, i viaggi e gli scambi.
 
Il filosofo ebreo Abraham Joshua Heschel scrive dello shabbat:
 
“La Creazione, ci insegnano, non è un atto che successe una volta nel tempo, una sola volta e per sempre. L’atto di portare il mondo in essere è un processo continuo. Dio ha chiamato il mondo ad esistere, e tale chiamata continua. C’è questo preciso istante perché Dio è presente. Ogni istante è un atto di creazione. Ogni momento non è terminale ma una scintilla, un segnale di Principio. Il tempo è un’innovazione perpetua, un sinonimo di creazione continua. Il tempo è il dono di Dio al mondo dello spazio.[…]
Nello Shabbat ci è dato di condividere la santità che risiede nel cuore del tempo. Anche quando l’anima è angosciata, anche quando nessuna preghiera può uscirci di gola nel dolore, il puro riposo silente dello Shabbat ci porta nel reame di una pace senza fine, o all’inizio di una consapevolezza di ciò che l’eternità significa.”
 

Bibliografia:
Cohen Abraham (tr. it. A. Toaff), 1999, Il Talmud, Roma, Laterza
Heschel Abraham Joshua (tr. it. L. Mortara), 2018, Il sabato. Il suo significato per l’uomo moderno, Milano, Garzanti
Stefani Piero, 1997, Gli ebrei, Bologna, Il Mulino