Attività didattiche

L’apprendimento è un processo continuo che richiede costante impegno e dedizione. Per aiutare gli studenti a raggiungere i loro obiettivi educativi e per aiutare i docenti nell’insegnamento, vengono qui proposte oltre 100 attività didattiche, alcune più generiche e altre più specifiche, che utilizzano diverse metodologie didattiche. Tali attività didattiche hanno come obiettivo quello di sviluppare varie competenze e permettere l’acquisizione di conoscenze. Queste attività sono state progettate per essere interattive e coinvolgenti, in modo che gli studenti possano imparare seguendo il proprio stile di apprendimento.

Le attività sono state proposte e sperimentate in classe, con gruppi di studenti diversi, ovviamente non tutte insieme e non tutte con gli stessi studenti. Tuttavia, queste attività vanno pensate come spunti e ispirazioni, per rendere più dinamiche le lezioni.

Attività e metodologie
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L’impresa simulata

L’impresa simulata è una metodologia didattica che consiste nel creare un’esperienza simulata di un’attività imprenditoriale, al fine di insegnare agli studenti i concetti economici e imprenditoriali attraverso l’apprendimento per esperienza. Questa metodologia è utile anche per insegnare materie come la storia e la filosofia, poiché permette agli studenti di applicare concetti astratti a situazioni concrete e di sviluppare competenze pratiche. L’impresa simulata non va confusa con i giochi di ruolo o role playing.

Impresa simulata

Come realizzare un’impresa simulata

Per preparare un’impresa simulata per un’attività didattica, è necessario seguire i seguenti passaggi:

  • Scegliere un’attività commerciale: identificare un’attività commerciale realistica che possa essere simulata. La natura dell’attività commerciale può essere funzionale agli argomenti didattici che vogliamo approfondire (periodo storico, caratteristica dell’azienda, tipo di proprietà etc…).

  • Creare un piano d’impresa: elaborare un piano d’impresa che descriva l’obiettivo, la strategia e i piani finanziari dell’impresa simulata.

  • Assegnare i ruoli: assegnare ai partecipanti i ruoli all’interno dell’impresa simulata, come ad esempio CEO, CFO, responsabile delle vendite, etc.

  • Preparare i documenti: preparare i documenti necessari per l’impresa simulata, come ad esempio fatture, ordini, contratti, bilancio, etc.

  • Sviluppare una presentazione: sviluppare una presentazione che riassuma l’impresa simulata e la sua attività.

  • Eseguire la simulazione: eseguire la simulazione dell’impresa e valutare i risultati.

  • Valutare e discutere: valutare e discutere i risultati della simulazione e le lezioni imparate.

Impresa simulata

L’impresa simulata per insegnare storia e filosofia

L’impresa simulata è una metodologia che può essere utilizzata per insegnare  storia e filosofia, poiché permette agli studenti di sviluppare competenze pratiche, di vedere gli effetti delle proprie decisioni, e di applicare i concetti appresi a situazioni concrete.

Per insegnare storia

Per utilizzare tale metodologia per insegnare la storia, ad esempio, gli insegnanti possono creare un’attività che replichi un’economia o un’industria di un’epoca specifica, come quella del XIX secolo. Gli studenti possono essere divisi in gruppi e assegnati a diverse aziende o ruoli, come imprenditori, dirigenti, operai, etc. Gli studenti dovranno poi prendere decisioni e gestire la loro azienda simulata in base ai fattori economici e sociali dell’epoca, e dovranno anche valutare gli effetti di queste decisioni sulla società e sull’ambiente.

Per insegnare filosofia

Per quanto riguarda l’utilizzo di questa metodologia per insegnare la filosofia, invece, gli insegnanti possono ricorrervi per insegnare i concetti di etica e responsabilità sociale delle imprese. Gli studenti possono essere chiamati a gestire un’azienda simulata e a prendere decisioni che riflettono i principi etici e morali delle diverse filosofie. Ad esempio, gli studenti potrebbero essere chiamati a decidere se aumentare i profitti a scapito della sicurezza dei dipendenti o dell’impatto ambientale, e a discutere le loro decisioni in base ai principi della deontologia o della utilitarismo.

Impresa simulata

Differenza con il gioco di ruolo / role playing

L’impresa simulata e il gioco di ruolo non vanno confusi, benché siano entrambi metodi didattici che utilizzano la simulazione per insegnare concetti astratti attraverso l’apprendimento per esperienza. Infatti, le due metodologie presentano diverse differenze. Entrambi i metodi hanno i loro pro e contro e possono essere utilizzati in modo efficace nell’apprendimento. L’impresa simulata è più adatta per insegnare materie come l’economia o l’imprenditorialità mentre il gioco di ruolo è più adatto per materie come la storia, la filosofia o la letteratura.

Diversi obiettivi

L’impresa simulata ha come obiettivo quello di insegnare agli studenti i concetti economici e imprenditoriali attraverso la simulazione di un’attività d’impresa, mentre il gioco di ruolo ha come obiettivo quello di insegnare agli studenti concetti storici, sociali o culturali attraverso la simulazione di un’esperienza o di una situazione.

Diversa struttura

L’impresa simulata è spesso più strutturata e ha un focus più specifico sull’economia e sull’imprenditorialità, con regole e restrizioni definite, obiettivi specifici e un processo di valutazione. Il gioco di ruolo, d’altra parte, è più flessibile e può avere un focus più ampio, ad esempio, sulla storia, sulla cultura o sulla società, con meno regole e restrizioni definite e un processo di valutazione meno formale.

Diverso grado di libertà

L’impresa simulata ha un livello di libertà più limitato rispetto al gioco di ruolo. Gli studenti devono lavorare all’interno delle regole e delle restrizioni definite, mentre in un gioco di ruolo gli studenti hanno maggiore libertà di scelta e di azione.

Diverse tempistiche

L’impresa simulata spesso ha tempi più lunghi, ad esempio settimane o mesi, per permettere agli studenti di esplorare le dinamiche economiche e imprenditoriali nel dettaglio, mentre un gioco di ruolo può essere svolto in una singola sessione.

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Cooperative learning

Il cooperative learning è una metodologia didattica basata sulla collaborazione e la condivisione delle conoscenze tra gli studenti. In un ambiente di cooperative learning, gli studenti lavorano in gruppi per raggiungere obiettivi comuni, aiutandosi a vicenda per raggiungere la comprensione del materiale.

Cooperative learning

Il cooperative learning ha molti benefici rispetto ad un ambiente di insegnamento tradizionale, in cui gli studenti lavorano principalmente in modo individuale. Ad esempio, aiuta gli studenti a sviluppare competenze sociali e di gruppo, come la capacità di comunicare efficacemente, di ascoltare attivamente gli altri e di risolvere i conflitti. Inoltre, permette agli studenti di imparare gli uni dagli altri e di aiutare gli studenti che hanno difficoltà con il materiale.

Ci sono diversi metodi di cooperative learning, tra cui:

Ognuno di questi metodi ha i propri benefici e sfide, ma tutti richiedono che gli studenti lavorino insieme e si aiutino a vicenda per raggiungere gli obiettivi dell’apprendimento.

Preparazione e ambiente

Per creare un ambiente di cooperative learning efficace, gli insegnanti devono fare una pianificazione adeguata, creare gruppi equilibrati, fornire indicazioni chiare e fornire feedback continuo sull’apprendimento degli studenti. Inoltre, gli insegnanti dovrebbero incoraggiare gli studenti a prendersi la responsabilità per il proprio apprendimento e a valorizzare il contributo di ciascuno nei gruppi.

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Il brainstorming

Il brainstorming è un metodo di generazione di idee che consiste nel riunire un gruppo di persone per produrre un gran numero di concetti  su un determinato argomento o problema. Durante una sessione di brainstorming, tutte le idee vengono accettate e registrate senza essere giudicate o discusse. Dopo la generazione delle idee, si passa poi alla valutazione e selezione delle idee migliori.

Per condurre una sessione di brainstorming, è necessario preparare un argomento o problema specifico su cui concentrarsi. È fondamentale, inoltre, creare un ambiente confortevole e privo di giudizi. Infatti, è importante che tutti i partecipanti abbiano la possibilità di esprimere le loro idee e che non ci sia alcuna interruzione o critica durante l’attività.

Brainstorming

Nel contesto scolastico, il brainstorming può essere utilizzato come una metodologia didattica per sviluppare diverse competenze. Ad esempio, in una lezione di storia, gli studenti possono utilizzare il brainstorming per generare idee su un periodo storico specifico o per analizzare fonti storiche, sviluppando così la loro capacità di pensiero critico e analisi. In una lezione di filosofia, invece, gli studenti possono utilizzare il brainstorming per generare idee su un filosofo o un’idea filosofica specifica, sviluppando così la loro capacità di riflessione e pensiero profondo.

Il brainstorming può essere utilizzato anche per incoraggiare la creatività degli studenti e per superare la paura del giudizio. L’attività, infatti, favorisce la partecipazione attiva degli studenti durante le lezioni. 

Per utilizzare il brainstorming bisogna preparare:

  • Un tema da proporre, con eventuali domande specifiche per sollecitare le risposte;
  • Modalità di intervento (per alzata di mano, attraverso la scrittura su fogli anonimi, con mentimeter etc…)
  • Modalità di raccolta delle idee (lavagna, LIM, Padlet, etc…)
  • Criteri di organizzazione delle idee (per area di appartenenza, per tipologia, per modalità di azione richiesta etc…)

Un’attività più articolata di brainstorming potrebbe prevedere, ad esempio, due momenti. Un primo intervento a gruppi, in cui ciascuno liberamente condivide le proprie idee e valutazioni, e un momento successivo di condivisione generale.

Idee per esercizi di brainstorming:

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Il public speaking

Il public speaking, o la capacità di esprimersi efficacemente in pubblico, è un’abilità essenziale per molte professioni e situazioni personali. Infatti, la capacità di esprimersi in modo chiaro e persuasivo è un requisito fondamentale per molti lavori, e può anche essere utile per presentare un progetto scolastico o un’idea in un dibattito.

Esercitare il public speaking non equivale a leggere un discorso o recitarlo a memoria, perché bisogna sempre tenere in considerazione gli altri, il pubblico, e prestare attenzione ai loro feedback.

Insegnare il public speaking in classe può avvenire attraverso diverse modalità didattiche, come esposizioni orali, presentazioni di progetti, discussioni di argomenti o debate. E’ importante incoraggiare gli studenti a preparare le loro presentazioni con cura e fornire loro feedback costruttivi sulla loro performance.

In un mondo in cui la comunicazione è sempre più importante, l’insegnamento del public speaking può essere un’arma in più per i giovani per affrontare con successo la vita. Infatti,  il public speaking aiuta a sviluppare fiducia in se stessi e affina la capacità di comunicazione, utile in molte situazioni.

In particolare nell’ambito scolastico l’arte del public speaking può essere utilizzata in lezioni di storia e filosofia per esporre argomenti complessi in modo persuasivo e coinvolgente. Inoltre, si può stimolare la partecipazione attiva degli studenti in dibattiti e discussioni.

Gli elementi fondamentali del public speaking sono:

  • La preparazione: pianificare il discorso in modo da avere una struttura logica e coerente.
  • La conoscenza del pubblico: capire le esigenze, gli interessi del pubblico e l’obiettivo del discorso, per adattare il discorso al contesto.
  • La comunicazione efficace: utilizzare un linguaggio semplice e comprensibile, adatto al nostro obiettivo, sottolineando i punti importanti e utilizzando esempi e storie per rendere il discorso più interessante.

Public speaking

Per presentare un buon discorso pubblico, è necessario prestare attenzione ad alcuni elementi.

Preparazione del discorso

Per ottenere un discorso efficace, pianifica la struttura, scrivi e rivedi il contenuto con un linguaggio chiaro, semplice e concreto. Il discorso deve essere lineare e coerente, procedere dal semplice al complesso e includere un gancio accattivante all’inizio, una conclusione con un riepilogo e una frase memorabile. Durante il discorso, utilizza accorgimenti per mantenere l’attenzione del pubblico, come l’umorismo o aneddoti personali.
Per preparare un discorso efficace è necessario conoscere il tema, il pubblico, il contesto e l’obiettivo.

Preparazione dei materiali

Se permesso, preparare un supporto multimediale è utile (qui ci sono alcune indicazioni specifiche). Avere materiali sufficienti garantisce una maggiore tranquillità durante la presentazione. Tuttavia, è importante evitare la confusione. 

Conoscere il pubblico

Per adattare il discorso alle circostanze, è importante comprendere le esigenze, gli interessi e le aspettative del pubblico. Un discorso per un pubblico specialistico, ad esempio, differirà da quello per un pubblico eterogeneo, così come una conferenza richiederà uno speech diverso rispetto a un comizio.

Conoscere l’obiettivo

Per preparare un discorso efficace, è importante comprendere il proprio obiettivo. I discorsi pubblici possono avere scopi diversi, tra cui: convincere il pubblico di una tesi, informare sulle situazioni e decisioni, insegnare concetti e abilità, o indurre all’azione. Per ciascuno di questi scopi, sarà necessario adottare un approccio specifico.

  • Il public speaking per informare mira a trasmettere informazioni accurate e complete al pubblico. L’obiettivo è quello di aiutare le persone a capire meglio un argomento o una situazione.

  • Il public speaking per convincere ha l’obiettivo di persuadere il pubblico a prendere una determinata posizione o a intraprendere un’azione specifica. Il relatore utilizza argomenti, esempi e statistiche per sostenere la propria posizione e convincere il pubblico a condividerla.

  • Il public speaking orientato all’azione mira a motivare il pubblico a intraprendere un’azione specifica, ad esempio partecipare a una campagna o acquistare un prodotto. Il relatore utilizza una combinazione di informazioni e persuasione per convincere il pubblico a intraprendere l’azione desiderata.

Conoscere il contesto

Per fare un discorso efficace, è importante considerare non solo il tema, il pubblico e l’obiettivo, ma anche il contesto in cui si terrà. Il contesto ci fornisce informazioni sulle tempistiche, lo svolgimento dell’evento, la soglia di attenzione del pubblico e i possibili imprevisti, che ci aiutano a comprendere meglio come strutturare il nostro discorso e a renderlo più coerente ed efficace.

Reharsal

Per aumentare la confidenza e il controllo durante un discorso, bisogna provare e ripetere ad alta voce davanti allo specchio.

Gestione della scena

Per una presentazione efficace, è importante mantenere un contatto visivo con il pubblico, fissando ogni zona per 2-3 secondi. Durante la presentazione, è opportuno usare pause e variare l’intonazione per mantenere l’attenzione del pubblico e rendere il discorso più interessante. Inoltre, è consigliabile posizionarsi al centro della scena, muoversi con sicurezza e mantenere una postura aperta ed equilibrata. La gestualità deve essere controllata, usando gesti semplici e definiti per dare risalto al discorso e coinvolgendo tutto il corpo, non solo le mani. Infine, è importante curare l’immagine e l’abbigliamento e sorridere in modo naturale per trasmettere sicurezza e professionalità.

Interazione col pubblico

Per comunicare efficacemente con il pubblico, è importante inviare segnali di feedback attraverso la postura e i gesti. Durante l’interazione con il pubblico, è importante stabilire e comunicare se e quando saranno accettate le domande. Prima di rispondere a una domanda, è utile riformularla per assicurarsi di aver compreso correttamente il quesito. Durante la risposta, è importante evitare di polemizzare, fare comunella o criticare gli interventi degli altri, invece è consigliabile ringraziare sempre. La risposta deve essere chiara e se non si conosce la risposta, è importante dichiararlo apertamente.

Vedi anche:

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Le metodologie didattiche

Le metodologie didattiche sono i modi in cui l’insegnante può strutturare e condurre una lezione o un corso. Le metodologie didattiche sono importanti perché possono influire sulla comprensione del materiale da parte degli studenti, possono sviluppare competenze trasversali e a mantenere vivo l’interesse del gruppo classe.

Metodologie didattiche

Le metodologie didattiche sono tante e varie e ne nascono sempre di nuove. Ovviamente, non esistono metodologie miracolose, valide con ogni studente, in ogni gruppo classe, con ogni docente e per ogni materia. Anche se esistesse la metodologia perfetta, inoltre, venendo applicata in modo continuo, senza variazioni, perderebbe alla lunga la sua efficacia.

Variare metodi di insegnamento, tuttavia, è fondamentale per un insegnante perché, oltre a intercettare più stili di apprendimento e a sviluppare competenze diverse, lo studio e l’applicazione di nuove metodologie permette all’insegnante stesso di non respirare la stessa area. 
Le metodologie didattiche, pertanto, servono tanto agli studenti quanto agli insegnanti.

Qui di seguito alcune metodologie che adotto e preferisco:

 

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Stili di apprendimento

Non impariamo tutti le stesse cose, con la stessa velocità e con le stesse modalità. Cresciamo con l’idea di essere portati per alcune materie, con il giudizio dato sui risultati del nostro studio e con la credenza di essere più o meno bravi a studiare. 

Tutti si son sentiti rivolgere la domanda: quanto studi? Riducendo l’apprendimento a una questione quantitativa. Qualcuno, più fortunato, si sarà sentito chiedere: come studi? Ma, anche in questo caso, la risposta si perde in questioni tecniche e spesso è: leggo-sottolineo-schematizzo-ripeto, in modo più o meno variabile. La domanda che faccio ai miei studenti è: come impari? Quando apprendi facilmente qualcosa di nuovo, quando impari con disinvoltura qualcosa di scuola e non, quando ti senti di sapere qualcosa senza grandi fatiche, cos’è che hai fatto per raggiungere tale obiettivo? Questo perché ognuno di noi ha un modo diverso di imparare, ha un diverso stile di apprendimento.

Imparare e apprendere

Gli stili di apprendimento si riferiscono a come le persone acquisiscono, elaborano e trattengono le informazioni. Bisogna osservare, tuttavia, che gli stili sono descrittivi, non prescrittivi, quindi ci dicono comefunzioniamo” e non come “dovremmo funzionare”. Inoltre, le varie teorie degli stili di apprendimento descrivono tendenze, non valori assoluti.

Insegnare e apprendere

Diverse sono le teorie sugli stili di apprendimento. Una delle più note è quella di Howard Gardner. Questi sostiene che esistono intelligenze multiple, tra cui l’intelligenza linguistica, quella logico-matematica, la visivo-spaziale, l’intelligenza musicale, la corporea-cinestetica, l’intelligenza interpersonale e quella intrapersonale. Secondo questa teoria, ognuno di noi ha una combinazione unica di tali intelligenze e ciascuna di queste intelligenze può essere utilizzata per apprendere in modi diversi. Ad esempio, una persona con un’intelligenza linguistica potrebbe imparare meglio attraverso la lettura e la scrittura, mentre una persona con un’intelligenza visivo-spaziale potrebbe imparare meglio attraverso mappe e grafici.

L’educatore e teorico Neil Fleming, invece, propone la teoria dei modelli di apprendimento, identificando tre modelli: uditivo, visivo e cinestetico. Per Fleming, che si lega alla Programmazione neurolinguistica (PNL o Neuro-linguistic programming, NLP) , i modelli descrivono il canale preferenziale attraverso il quale l’individuo acquisisce la conoscenza.

Infine, un’altra importante teoria è quella dell’educatore statunitense David Kolb, il quale ha sviluppato  un modello di apprendimento basato su 4 fasi: attiva/concreta, riflettente, teorizzante/concettualizzante e applicativa/sperimentale. Kolb crede che il processo di apprendimento sia ciclico ma che ognuno di noi abbia una preferenza per una o più fasi di questo ciclo.

Stili di apprendimento

Al di là delle varie teorie e delle loro differenze, è fondamentale che ognuno di noi si interroghi sul proprio modo di imparare, in modo da mettere in campo delle strategie che siano più efficaci, ricalibrando lo studio e le energie necessarie a raggiungere il risultato. Ed è importante che anche gli insegnanti e gli educatori riconoscano che esistono vari modi per veicolare le informazioni e sviluppare le competenze.

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Debate: l’arte di vincere con le parole

Il debate è una metodologia didattica efficace per sviluppare competenze trasversali come il pensiero critico e la comunicazione. Si tratta di una discussione formale tra due squadre, ciascuna delle quali sostiene un’affermazione data, schierandosi apertamente per o contro di essa.

Debate

A differenza di una discussione libera, in un dibattito la domanda attorno alla quale si ragiona è chiusa e richiede di schierarsi apertamente. Il debate prevede la presenza di un moderatore e di un timekeeper e i debater devono documentarsi, suddividersi i compiti, prevedere una strategia di interventi, formarsi un’opinione e difenderla.

Il debate ha una funzione educativa importante poiché permette di sviluppare la flessibilità mentale e l’apertura alle visioni degli altri. Il debate non è semplicemente public speaking, perché quest’ultimo è centrato sull’individuo mentre il debate è un lavoro di squadra. Inoltre, essendo un lavoro di squadra, il debate obbliga gli studenti a motivare le proprie opinioni attraverso l’osservazione e l’analisi, sviluppando il senso critico. 

Debate

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La classe capovolta (flipped classroom)

La classe capovolta (flipped classroom) è una metodologia didattica ideata da Jonathan Bergmann e Aaron Sams, due insegnanti di chimica in una scuola del Colorado (USA). Il primo manuale in lingua inglese risale al 2012.

La classe capovolta

Il metodo consiste nell’assegnare del materiale (video, podcast, testi ecc…) che permettano allo studente di prepararsi sulla lezione in modo autonomo, a casa, seguendo i propri ritmi e tempi. Successivamente, in classe, il docente non ripete la lezione in modo frontale ma si limita a chiarire dubbi e difficoltà e, in seguito, propone delle attività per permettere agli studenti di applicare e analizzare quanto imparato, confrontandosi con i pari e producendo qualcosa che sia da ulteriore stimolo.

La classe capovolta

La struttura della lezione

Avendo già accennato a una macrostruttura della lezione, possiamo articolarla in questo modo:

  • Presentiamo un argomento cercando di generare l’interesse da parte dei nostri alunni e diamo loro del materiale per affrontare il tema in modo autonomo. Il materiale (come la videolezione) dovrebbe presentare i contenuti comunque in forma problematica e non semplicemente espositiva.
    Il docente in questa fase predispone tutto l’occorrente all’apprendimento autonomo.
  • In classe gli studenti sono chiamati a svolgere delle attività, eseguendo dei compiti di realtà, producendo del materiale (relazioni, presentazioni, infografiche, ricerche, applicazioni ad altri problemi delle conoscenze acquisite ecc…), utilizzando anche strumenti tecnologici e collaborando con i compagni.
    Il docente in questa fase segue i lavori e fa da guida e da supporto agli studenti.
  • Successivamente, sempre in classe, ci si confronta su quanto appreso e su quel che si è prodotto. 
    Il docente, in quest’ultima fase, modera gli interventi e guida gli studenti verso l’autovalutazione.

La classe capovolta

Osservazioni finali

La classe capovolta ha l’indubbio vantaggio di permettere agli studenti di apprendere seguendo i propri ritmi e le proprie strategie, dedicando più tempo in classe agli approfondimenti e all’applicazione di ciò che si è imparato.
Questo tipo di metodologia è di grande aiuto anche per gli studenti che più hanno difficoltà a rimanere concentrati in classe o che sono più lenti nel processo di apprendimento. Inoltre, la classe capovolta permette anche agli studenti con impegni di varia natura (come gli studenti-atleti) di non perdere mai delle preziose spiegazioni (è proprio per risolvere il problema dell’assenteismo che Bergmann e Sams hanno ideato questo metodo).

Uno dei perni fondamentali di questa metodologia è la motivazione. Bisogna mantenere viva la motivazione degli studenti nei processi di apprendimento autonomo: mentre in classe un insegnante può dialogare, richiamare l’attenzione, sollecitare gli interventi che coinvolgano gli studenti, in autonomia questo è pressoché impossibile e bisogna adottare altre strategie (approcci multimediali e multisensoriali, presentazioni più efficaci ecc…) che richiedono molto tempo nella preparazione. Bisogna, altresì, mantenere viva la motivazione in classe nelle attività da svolgere, variando  il tipo di attività e le modalità di cooperazione tra pari. Infine, gli studenti devono avere una buona autodisciplina e organizzazione per mantenere il lavoro costante e questo richiede anche una buona dose di maturità.

Se concepiamo la scuola non semplicemente come un luogo di trasmissione di nozioni ma una palestra per sviluppare in modo più articolato conoscenze e competenze, dobbiamo ideare lezioni e attività che vadano in tale direzione e la classe capovolta è una metodologia fondamentale, da questo punto di vista.


Bibliografia e sitografia:

J. Bergmann,  A. Sams – FlippedClass.com

M. Maglioni, F. Biscaro – La classe capovolta. Innovare la didattica con il flipped classroom, Erickson, 2014

La classe capovolta – Flipnet.it

Formerete –  Flipped explained (Video)

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La lezione segmentata (chunked lesson)

La lezione segmentata (chunked lesson) è una modalità didattica sviluppatasi negli ultimi anni. Per un video esplicativo si può guardare il video della Zanichelli.

Il segmento

Il primo a utilizzare il termine chunk è stato lo psicologo A. Miller in un articolo del 1956. Nel 2016 Richard M. Felder e Rebecca Brent, esperti di insegnamento, definiscono tale termine in questo modo: “una serie di informazioni che la nostra mente può percepire come una singola unità”. Pertanto, possiamo vedere la segmentazione come una tecnica di scomposizione in parti più piccole di un contenuto.

La lezione segmentata

L’idea della lezione segmentata nasce in seguito ad alcuni studi del 1996 compiuti da Joan Middendorf e Alan Kalis. Tali studi hanno dimostrato il calo drastico dell’attenzione da parte degli studenti in una normale lezione frontale con la conseguente riduzione di memorizzazione e comprensione degli argomenti trattati.
I due studiosi hanno proposto, pertanto, di variare e frammentare la lezione in segmenti da 10 minuti, alternando spiegazioni ad attività che permettessero di rielaborare e applicare le conoscenze acquisite.
Studi più recenti hanno dimostrato una certa efficacia di tale modalità didattica nel tenere viva l’attenzione.

La struttura della lezione

Premettendo che variare è la modalità più efficace per tenere viva l’attenzione e generare interesse, possiamo pensare a una struttura di questo tipo (per 55 minuti di lezione):

5 min. – Richiamo delle preconoscenze sull’argomento che stiamo per trattare;
10 min. – Lezione diretta di un buon livello (come se parlassimo ai più bravi della classe);
10 min. – Attività con studenti divisi in gruppi. La suddivisione in gruppi permette il confronto tra pari: gli studenti potranno chiarire i propri dubbi chiedendo ai compagni (peer tutoring).
5 min. – Restituzione collettiva
10 min. – Nuova lezione diretta
5 min. – Nuova attività
10 min. – Restituzione e conclusione collettiva

Chunked lesson - Lezione segmentata

Importante, sia tra le attività che nella lezione diretta, è l’uso di materiali multimediali: slide, video, bacheche virtuali, creazione di fogli virtuali in modalità wiki ecc.. Tutto questo sempre nell’ottica di rendere a lezione il più efficace possibile.

Le attività

Le attività da proporre possono essere le più varie: creazione di mappe, riassunti, schemi, formulazione di domande, lettura e analisi del materiale di approfondimento ecc…
Ogni attività andrà pianificata con l’obiettivo specifico di sviluppare determinate competenze.

Osservazioni finali

La lezione segmentata è uno strumento efficace ma, come tutti gli strumenti, richiede del tempo per essere utilizzata con dimestichezza. La chunked lesson necessita di una programmazione dettagliata, anche se non eccessivamente rigida, di continue variazioni e, soprattutto, deve modellarsi sulla classe ed essere utili anche a quegli studenti che presentano disturbi nell’apprendimento. Obiettivi non facili, specialmente per il tempo richiesto, ma nell’ottica del miglioramento offrono una buona strategia.


Bibliografia e sitografia:

La lezione segmentata – Corso Zanichelli

A. Miller, The Magical Number Seven, Plus or Minus Two: Some Limits on Our Capacity for Processing Information, in «The Psychological Review», 1956, vol. 63.

Chunking – A Teaching Technique (video)

Educational Innovation, Small changes in teaching: the first 5 minutes of class, The University of Sydney, 9 aprile 2016

Danny Lyu, Chunking your class – lessons we learnt from observing other lecturers, The University of Sydney, 19 settembre 2016

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