Melanie Klein

Melanie Klein è stata una psicoanalista austriaca che ha lasciato un’impronta duratura nella storia della psicoanalisi. Con le sue teorie sullo sviluppo infantile e la psicologia del profondo, ha dato un contributo unico alla comprensione delle emozioni e dei conflitti inconsci nello sviluppo psicologico. La sua teoria dell’identificazione parziale e delle posizioni paranoiche e depressive ha fornito una nuova prospettiva per comprendere i disturbi mentali e le relazioni interpersonali. La sua tecnica clinica innovativa, basata sull’interpretazione delle fantasie e delle emozioni inconsce, ha aiutato molti pazienti a superare i loro disturbi.

Melanie Klein

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Andare a Canossa

L’espressione “andare a Canossa” è divenuta un proverbio italiano che indica un gesto di sottomissione umiliante. L’origine dell’espressione risale all’anno 1077, quando l’imperatore Enrico IV, in conflitto con papa Gregorio VII, si recò a Canossa, in Emilia Romagna, per chiedere perdono al pontefice.

Enrico IV - Andare a Canossa

Lo scontro tra l’imperatore e il papa

La vicenda ebbe inizio quando Enrico IV, che aveva ereditato il titolo di re dei Romani e di futuro imperatore del Sacro Romano Impero dal padre. Il nuovo imperatore cominciò a intralciare l’operato della Chiesa e in particolare a interferire nelle nomine dei vescovi. Questa ingerenza fu malvista dal papa Gregorio VII, che aveva avviato una riforma ecclesiastica che prevedeva una maggiore autonomia della Chiesa rispetto ai poteri temporali.

La situazione degenerò fino a sfociare in uno scontro aperto tra il papa e l’imperatore. Nel 1075, Gregorio VII emanò il cosiddetto Dictatus Papae. Tale documento consisteva in un insieme di tesi sul potere papale e sanciva il primato del pontefice sulla Chiesa e sulle monarchie cristiane. Enrico IV reagì con un atto di sfida: convocò un sinodo a Worms, nel quale, però, i vescovi tedeschi lo dichiararono deposto. Enrico rispose allontanando i vescovi ribelli e nominando nuovi vescovi, che furono a loro volta scomunicati dal papa.

Matilde di Canossa

Andare a Canossa

La situazione di stallo continuò per alcuni anni, fino a quando Enrico IV decise di cercare una via d’uscita. Nel gennaio 1077, l’imperatore si recò con un seguito di nobili e vescovi a Canossa, dove il papa si era rifugiato presso la contessa Matilde di Canossa, sua sostenitrice. Enrico si presentò alla porta del castello vestito da penitente, scalzo e in abiti umili, e chiese udienza al pontefice. Dopo tre giorni di attesa, durante i quali Enrico scontò la propria penitenza, il papa gli concesse l’assoluzione e lo riammise nella Chiesa.

La sottomissione di Enrico IV a Canossa non risolse definitivamente lo scontro tra papato e impero, che continuò a trascinarsi per decenni. Tuttavia, l’episodio di Canossa rimase nella storia come uno dei momenti più significativi del conflitto tra papato e impero, e l’espressione “andare a Canossa” divenne simbolo di sottomissione umiliante e di abiura della propria posizione di potere.

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Vittoria di Pirro

L’espressione “vittoria di Pirro” è divenuta famosa per indicare una vittoria ottenuta a costo di gravi perdite, tanto da vanificare i benefici conseguiti. Tale espressione ha le sue radici nella figura storica di Pirro, re dell’Epiro, un regno dell’antica Grecia, vissuto tra il 318 e il 272 a.C.

Vittoria di Pirro

Pirro, un generale molto abile, è noto soprattutto per la sua campagna contro Roma, nella quale mise in campo la sua fanteria pesante e la cavalleria, riuscendo a sconfiggere i Romani in due importanti battaglie: la prima presso Eraclea nel 280 a.C. e la seconda a Ascoli Satriano nel 279 a.C.

Nonostante le vittorie ottenute, il costo in termini di uomini e risorse fu altissimo per il re dell’Epiro. Pirro ebbe, così, la consapevolezza che, anche in caso di ulteriori vittorie, non avrebbe potuto consolidare il proprio potere in Italia e quindi decise di abbandonare la campagna. Si dice, infatti, che Pirro in seguito alla vittoria abbia esclamato: “Un’altra vittoria così e sarò perduto”.

La vittoria di Pirro è quindi diventata un modo di dire che indica una vittoria che, nonostante i successi iniziali, porta con sé conseguenze negative a lungo termine.

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Cronologia degli zar (imperatori di Russia)

Gli zar hanno avuto una grande importanza nella storia europea e mondiale. Viene qui proposta la cronologia degli zar che hanno guidato la Russia, e non solo, con il riferimento ad alcuni eventi fondamentali.

Innanzitutto, è nel XV secolo che si afferma il Principato di Mosca, nel territorio sotto il controllo mongolo. A guida del Principato di Mosca c’è Ivan I, della dinastia Rjurikide.
Dal ‘400 i principi moscoviti estendono il loro potere su altri territori russi. I principi moscoviti sono appoggiati dalla Chiesa russa ortodossa.

Nel 1480 il principe russo Ivan III il Grande libera il paese dai mongoli.
Ivan III, detto il Grande, si proclama sovrano di tutta la Russia. Ivan III centralizza lo stato appoggiato dalla piccola nobiltà contro l’alta aristocrazia. Egli elabora la teoria della terza Roma: dopo la caduta di Roma e Costantinopoli Mosca sarebbe diventata la terza città simbolo dell’Impero e della Cristianità.

Tuttavia, è solo con Ivan IV, detto il Terribile, che viene adottato il titolo di zar mentre il titolo di imperatore, associato a quello di zar, si adotta soltanto con Pietro I Romanov.

L’ultimo zar è stato Nicola II Romanov, costretto ad abdicare con la rivoluzione del 1917.

Cronologia degli zar

Nome Dinastia Anni Note
Pietro I Romanov 1721-1725 Detto il Grande
Con Pietro I c’è stato un forte impulso all’europeizzazione dei costumi russi e alla modernizzazione del paese.
Caterina I Romanov 1725-1727  
Pietro II Romanov 1727-1730  
Anna Romanov 1730-1740  
Ivan VI Romanov 1740-1741  
Elisabetta Romanov 1741-1762  
Pietro III Romanov 1762  
Caterina II Romanov 1762-1796 Detta la Grande. La zarina è stata un’esponente importante del dispotismo illuminato.
Paolo Romanov 1796-1801  
Alessandro I Romanov 1801-1825 Ha combattuto contro la Francia di Napoleone.
Costantino I Romanov 1825  
Nicola I Romanov 1825-1855  
Alessandro II Romanov 1855-1881 Nel 1861 abolisce la servitù della gleba.
Alessandro III Romanov 1881-1894  
Nicola II Romanov 1894-1917 Nel 1904-05 combatte la guerra russo-giapponese
Nel 1905 c’è una rivoluzione e Nicola II concede riforme.
Nel 1914 la Russia entra nella Prima guerra mondiale e nel 1917 il regno dello zar è travolto dalle rivoluzioni di febbraio e di ottobre.

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Attività didattiche

L’apprendimento è un processo continuo che richiede costante impegno e dedizione. Per aiutare gli studenti a raggiungere i loro obiettivi educativi e per aiutare i docenti nell’insegnamento, vengono qui proposte oltre 100 attività didattiche, alcune più generiche e altre più specifiche, che utilizzano diverse metodologie didattiche. Tali attività didattiche hanno come obiettivo quello di sviluppare varie competenze e permettere l’acquisizione di conoscenze. Queste attività sono state progettate per essere interattive e coinvolgenti, in modo che gli studenti possano imparare seguendo il proprio stile di apprendimento.

Le attività sono state proposte e sperimentate in classe, con gruppi di studenti diversi, ovviamente non tutte insieme e non tutte con gli stessi studenti. Tuttavia, queste attività vanno pensate come spunti e ispirazioni, per rendere più dinamiche le lezioni.

Attività e metodologie

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Compito di realtà

La metodologia didattica del compito di realtà è una strategia educativa che consiste nell’utilizzare situazioni realistiche come base per l’apprendimento. In questo modo, gli studenti possono applicare concretamente ciò che hanno imparato in un contesto simile a quello che incontreranno nella vita reale.

Compito di realtà

Preparare un compito di realtà

Per preparare un compito di realtà per un’attività didattica, bisogna seguire questi passaggi:

  • Identificare l’obiettivo educativo e la materia che si desidera insegnare: cosa vogliamo che gli studenti imparino?

  • Scegliere una situazione reale che permetta di mettere in pratica gli obiettivi educativi. La situazione reale prevede, generalmente, la creazione di un prodotto che può essere un sito, un giornalino scolastico, una campagna pubblicitaria etc… L’importante è che il compito sia fattibile.

  • Definire i compiti o le attività da svolgere in relazione alla situazione scelta.

  • Preparare i materiali necessari, come questionari o strumenti di valutazione.

  • Valutare il compito e, nel caso, apportare modifiche per migliorare l’efficacia dell’attività didattica.

Compito di realtà

Le competenze che sviluppa

Diverse competenze possono essere sviluppate con il compito di realtà, tra cui:

  • Pensiero critico: gli studenti devono analizzare e risolvere problemi in modo autonomo, utilizzando le conoscenze acquisite durante le lezioni.

  • Teamwork: spesso i compiti di realtà vengono assegnati a gruppi di studenti, favorendo la collaborazione e la comunicazione efficace tra i membri del gruppo.

  • Creatività: gli studenti devono essere in grado di trovare soluzioni originali e innovative per risolvere i problemi proposti.

  • Imprenditorialità: il compito di realtà può essere utilizzato per insegnare agli studenti le competenze necessarie per avviare un’impresa, come la pianificazione, la gestione del budget e il marketing.

  • Problem solving: gli studenti imparano a risolvere problemi in modo efficace e rapido.

Compito di realtà

Il compito di realtà per insegnare storia e filosofia

Il compito di realtà può essere utilizzato in molte materie, come la matematica, la scienza, la storia, la geografia e le lingue. Inoltre, questa metodologia può essere utilizzata sia in classe che fuori dalla scuola, ad esempio attraverso visite aziendali o progetti di volontariato.

Realizzare compiti di realtà in storia e filosofia può essere molto utile perché consente agli studenti di collegare ciò che imparano in classe con la realtà attuale. In questo modo, gli studenti possono sviluppare una maggiore comprensione e interesse per il passato e per i temi filosofici, vedendone l’applicazione concreta nella vita di oggi.
In generale, i compiti di realtà devono essere progettati per essere significativi, sfidanti e interessanti per gli studenti, e devono essere progettati per sviluppare le competenze chiave degli studenti.


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L’impresa simulata

L’impresa simulata è una metodologia didattica che consiste nel creare un’esperienza simulata di un’attività imprenditoriale, al fine di insegnare agli studenti i concetti economici e imprenditoriali attraverso l’apprendimento per esperienza. Questa metodologia è utile anche per insegnare materie come la storia e la filosofia, poiché permette agli studenti di applicare concetti astratti a situazioni concrete e di sviluppare competenze pratiche. L’impresa simulata non va confusa con i giochi di ruolo o role playing.

Impresa simulata

Come realizzare un’impresa simulata

Per preparare un’impresa simulata per un’attività didattica, è necessario seguire i seguenti passaggi:

  • Scegliere un’attività commerciale: identificare un’attività commerciale realistica che possa essere simulata. La natura dell’attività commerciale può essere funzionale agli argomenti didattici che vogliamo approfondire (periodo storico, caratteristica dell’azienda, tipo di proprietà etc…).

  • Creare un piano d’impresa: elaborare un piano d’impresa che descriva l’obiettivo, la strategia e i piani finanziari dell’impresa simulata.

  • Assegnare i ruoli: assegnare ai partecipanti i ruoli all’interno dell’impresa simulata, come ad esempio CEO, CFO, responsabile delle vendite, etc.

  • Preparare i documenti: preparare i documenti necessari per l’impresa simulata, come ad esempio fatture, ordini, contratti, bilancio, etc.

  • Sviluppare una presentazione: sviluppare una presentazione che riassuma l’impresa simulata e la sua attività.

  • Eseguire la simulazione: eseguire la simulazione dell’impresa e valutare i risultati.

  • Valutare e discutere: valutare e discutere i risultati della simulazione e le lezioni imparate.

Impresa simulata

L’impresa simulata per insegnare storia e filosofia

L’impresa simulata è una metodologia che può essere utilizzata per insegnare  storia e filosofia, poiché permette agli studenti di sviluppare competenze pratiche, di vedere gli effetti delle proprie decisioni, e di applicare i concetti appresi a situazioni concrete.

Per insegnare storia

Per utilizzare tale metodologia per insegnare la storia, ad esempio, gli insegnanti possono creare un’attività che replichi un’economia o un’industria di un’epoca specifica, come quella del XIX secolo. Gli studenti possono essere divisi in gruppi e assegnati a diverse aziende o ruoli, come imprenditori, dirigenti, operai, etc. Gli studenti dovranno poi prendere decisioni e gestire la loro azienda simulata in base ai fattori economici e sociali dell’epoca, e dovranno anche valutare gli effetti di queste decisioni sulla società e sull’ambiente.

Per insegnare filosofia

Per quanto riguarda l’utilizzo di questa metodologia per insegnare la filosofia, invece, gli insegnanti possono ricorrervi per insegnare i concetti di etica e responsabilità sociale delle imprese. Gli studenti possono essere chiamati a gestire un’azienda simulata e a prendere decisioni che riflettono i principi etici e morali delle diverse filosofie. Ad esempio, gli studenti potrebbero essere chiamati a decidere se aumentare i profitti a scapito della sicurezza dei dipendenti o dell’impatto ambientale, e a discutere le loro decisioni in base ai principi della deontologia o della utilitarismo.

Impresa simulata

Differenza con il gioco di ruolo / role playing

L’impresa simulata e il gioco di ruolo non vanno confusi, benché siano entrambi metodi didattici che utilizzano la simulazione per insegnare concetti astratti attraverso l’apprendimento per esperienza. Infatti, le due metodologie presentano diverse differenze. Entrambi i metodi hanno i loro pro e contro e possono essere utilizzati in modo efficace nell’apprendimento. L’impresa simulata è più adatta per insegnare materie come l’economia o l’imprenditorialità mentre il gioco di ruolo è più adatto per materie come la storia, la filosofia o la letteratura.

Diversi obiettivi

L’impresa simulata ha come obiettivo quello di insegnare agli studenti i concetti economici e imprenditoriali attraverso la simulazione di un’attività d’impresa, mentre il gioco di ruolo ha come obiettivo quello di insegnare agli studenti concetti storici, sociali o culturali attraverso la simulazione di un’esperienza o di una situazione.

Diversa struttura

L’impresa simulata è spesso più strutturata e ha un focus più specifico sull’economia e sull’imprenditorialità, con regole e restrizioni definite, obiettivi specifici e un processo di valutazione. Il gioco di ruolo, d’altra parte, è più flessibile e può avere un focus più ampio, ad esempio, sulla storia, sulla cultura o sulla società, con meno regole e restrizioni definite e un processo di valutazione meno formale.

Diverso grado di libertà

L’impresa simulata ha un livello di libertà più limitato rispetto al gioco di ruolo. Gli studenti devono lavorare all’interno delle regole e delle restrizioni definite, mentre in un gioco di ruolo gli studenti hanno maggiore libertà di scelta e di azione.

Diverse tempistiche

L’impresa simulata spesso ha tempi più lunghi, ad esempio settimane o mesi, per permettere agli studenti di esplorare le dinamiche economiche e imprenditoriali nel dettaglio, mentre un gioco di ruolo può essere svolto in una singola sessione.

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Gioco di ruolo – Role playing

Il gioco di ruolo (GDR), o role playing game (RPG),  è una forma di gioco in cui i partecipanti assumono i ruoli di personaggi immaginari e interagiscono tra loro per raccontare una storia. I giocatori possono utilizzare la parola, il linguaggio del corpo e altre forme di espressione per interpretare i loro personaggi e interagire con gli altri giocatori. Il gioco di ruolo è un forma di didattica ludica e immersiva.
Il role playing è una forma di gioco versatile che può essere utilizzato per insegnare diverse materie e sviluppare diverse abilità. Il gioco di ruolo è molto usato anche in ambito terapeutico in quanto permette ai partecipanti di sperimentare situazioni e ruoli diversi e di elaborare emozioni e problemi in modo sicuro e controllato. Il role playing è diverso dall’impresa simulata.

Gioco di ruolo - Role playing

Le competenze sviluppate

Il gioco di ruolo può sviluppare una serie di competenze utili. Tra queste:

  • Comprensione e interpretazione dei testi: i giocatori devono essere in grado di comprendere e interpretare i personaggi e la trama del gioco per poter interagire in modo credibile con gli altri giocatori. La comprensione, inoltre, deve essere profonda, ampia e articolata.

  • Comunicazione: il role playing richiede una forte capacità di comunicazione verbale e non verbale per esprimere il proprio personaggio e interagire con gli altri giocatori. Bisogna adeguare la comunicazione al contesto, renderla efficace e convincente.

  • Problem solving: i giocatori devono risolvere problemi e superare ostacoli durante il gioco, sviluppando la loro capacità di pensare in modo critico e di trovare soluzioni creative. Un gioco di ruolo articolato prevede diversi step, situazioni ed eventi che richiedono flessibilità e adattamento.

  • Creatività: il role playing incoraggia la creatività, in quanto i giocatori devono inventare il proprio personaggio e la propria storia e sopperire alle eventuali mancanze narrative.

  • Empatia: il gioco di ruolo richiede che i giocatori si mettano nei panni dei loro personaggi e degli altri personaggi, sviluppando la loro capacità di comprendere le motivazioni,  i sentimenti e le emozioni degli altri.

  • Imparare a lavorare in team: il role playing si basa sull’interazione e la cooperazione tra i giocatori, sviluppando la capacità di lavorare in un team, con obiettivi che possono essere contrastanti o comuni.

Giochi di ruolo - Role playing

Creazione di un gioco di ruolo

A un livello di base, il role playing si può articolare in una serie di dialoghi e scambi di battute tra i giocatori che impersonano determinati personaggi. Su un piano più elaborato, invece, il gioco di ruolo può assumere vari livelli di complessità, introducendo sfide, eventi, limiti e possibilità.
Esistono diversi giochi di ruolo in commercio ma nulla vieta di crearne di nuovi ad hoc.

Giochi di ruolo - Role playing

Il gioco di ruolo per insegnare storia e filosofia

Il role playing, come metodologia didattica, permette di creare un’attività immersiva. Questo genere di gioco, infatti, è stato utilizzato con successo per insegnare diverse materie, tra cui storia e filosofia.

Storia e role playing

In primo luogo, i giochi di ruolo possono aiutare gli studenti a comprendere meglio la storia in modo interattivo e coinvolgente. Invece di semplicemente leggere informazioni sui fatti storici, i giocatori possono mettersi nei panni di personaggi chi li hanno vissuto e rivivere le esperienze dell’epoca, affrontare eventi e situazioni, sperimentare difficoltà e opportunità. Ad esempio, un gioco di ruolo sulla Rivoluzione Americana può aiutare gli studenti a capire meglio la vita quotidiana dei coloni e le cause della ribellione contro l’Inghilterra.

Filosofia e role playing

In secondo luogo, i giochi di ruolo possono essere utilizzati per insegnare  filosofia. Ad esempio, un gioco di ruolo basato su un dialogo di Platone può aiutare gli studenti a comprendere meglio le idee filosofiche del maestro, a capire a un livello più profondo le obiezioni degli interlocutori di Socrate etc… Inoltre, creando i propri personaggi e interagendo con gli altri giocatori, gli studenti possono esplorare le loro idee personali su questioni filosofiche come quelle relative all’etica.


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Cooperative learning

Il cooperative learning è una metodologia didattica basata sulla collaborazione e la condivisione delle conoscenze tra gli studenti. In un ambiente di cooperative learning, gli studenti lavorano in gruppi per raggiungere obiettivi comuni, aiutandosi a vicenda per raggiungere la comprensione del materiale.

Cooperative learning

Il cooperative learning ha molti benefici rispetto ad un ambiente di insegnamento tradizionale, in cui gli studenti lavorano principalmente in modo individuale. Ad esempio, aiuta gli studenti a sviluppare competenze sociali e di gruppo, come la capacità di comunicare efficacemente, di ascoltare attivamente gli altri e di risolvere i conflitti. Inoltre, permette agli studenti di imparare gli uni dagli altri e di aiutare gli studenti che hanno difficoltà con il materiale.

Ci sono diversi metodi di cooperative learning, tra cui:

Ognuno di questi metodi ha i propri benefici e sfide, ma tutti richiedono che gli studenti lavorino insieme e si aiutino a vicenda per raggiungere gli obiettivi dell’apprendimento.

Preparazione e ambiente

Per creare un ambiente di cooperative learning efficace, gli insegnanti devono fare una pianificazione adeguata, creare gruppi equilibrati, fornire indicazioni chiare e fornire feedback continuo sull’apprendimento degli studenti. Inoltre, gli insegnanti dovrebbero incoraggiare gli studenti a prendersi la responsabilità per il proprio apprendimento e a valorizzare il contributo di ciascuno nei gruppi.

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Tommaso d’Aquino

Tommaso d’Aquino, vissuto nel XIII secolo, è stato un filosofo e teologo cristiano noto per la sua sintesi tra la filosofia aristotelica e la dottrina cristiana. La sua filosofia è conosciuta come “tomismo” ed è stata molto influente nell’educazione e nella teologia cattolica.
Tommaso d’Aquino sviluppa una visione sintetica della conoscenza umana, basata sull’uso della ragione e della fede, sostenendo che la ragione e la fede non sono in conflitto ma possono cooperare per la conoscenza della verità.
La sua opera più importante è la “Summa Theologiae“, in cui sviluppa una visione sistematica della teologia cristiana basata sull’uso della ragione e della fede.

Tommaso d'Aquino

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