Errori degli storici

La storia è una scienza rigorosa perché si basa su metodi e principi precisi per raccogliere, analizzare e interpretare i dati. Gli storici utilizzano varie tipologie di fonti per ricostruire il passato e comprendere il significato degli eventi. Fondamentale è anche la comunità degli storici che permette di confrontare le diverse interpretazioni e garantire la verificabilità delle teorie.

Gli standard etici e metodologici appropriati, che dovrebbero essere seguiti, riducono al minimo gli errori e dovrebbero garantire che la ricerca storica sia la più precisa e affidabile possibile.

Errori degli storici

Tuttavia, nonostante il rigore della disciplina, gli storici sono esseri umani e possono comunque commettere errori nell’interpretazione dei dati o nell’elaborazione delle teorie

Gli errori che possono essere commessi da uno storico possono essere suddivisi in tre categorie principali: errori di metodo, errori di interpretazione ed errori di fatto.

Errori di metodo

Gli errori di metodo possono essere commessi quando uno storico non segue le metodologie scientifiche e gli standard etici appropriati nella raccolta, analisi e interpretazione dei dati storici. Ciò può portare a conclusioni errate o a una rappresentazione distorta dei fatti storici. Ad esempio, sono errori di metodo l’utilizzare fonti non attendibili o non verificare l’attendibilità delle fonti primarie.

Errori di interpretazione

Gli errori di interpretazione possono essere commessi, invece, quando uno storico interpreta i dati in modo inadeguato. Ad esempio, sono errori di interpretazione l’utilizzare una prospettiva troppo limitata o presentare un’interpretazione distorta degli eventi storici. Un altro errore che gli storici possono commettere è quello di presentare le proprie interpretazioni come fatti oggettivi. Gli storici devono essere consapevoli che le loro interpretazioni sono sempre influenzate dalle proprie posizioni personali, culturali e politiche, e che possono variare nel tempo.  Un altro errore di interpretazione, inoltre, è quello di applicare concetti e categorie moderne a epoche passate, senza considerare le differenze culturali e storiche, in questo caso si parla di presentismo.

Errori di fatto

Gli errori di fatto, infine, possono essere commessi quando uno storico riporta informazioni erronee o non verificate. Ad esempio, riportare una data o un luogo sbagliato o riportare un evento che non è mai avvenuto sono errori di fatto.

 

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Aristotele

Aristotele è stato un filosofo greco antico, che è vissuto nel IV secolo a.C. È stato uno dei più grandi pensatori della storia e uno dei fondatori della filosofia occidentale, insieme al suo maestro Platone. La sua filosofia si basa sull’esperienza e sull’osservazione, e si concentra sull’analisi della realtà e sull’indagine della natura umana. La sua opera più importante è la Metafisica, in cui esplora i problemi dell’essere e della conoscenza. L’etica aristotelica si basa sul concetto di “virtù”, che consiste nell’equilibrio tra gli estremi dell’eccesso e della carenza. Nella logica, invece, il filosofo sviluppa il concetto di sillogismo, che è ancora utilizzato nella logica formale moderna.

Aristotele

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Didattica e divulgazione

Si può parlare di un tema in vari modi: come un appassionato, come un neofita, come un insegnante e come un divulgatore. Questi ultimi due aspetti, quello della didattica e quello della divulgazione, sono spesso confusi. Tuttavia, didattica e divulgazione sono due discipline che hanno scopi simili ma metodologie e competenze diverse.

Didattica e divulgazione

Didattica

La didattica è la tecnica e la scienza di insegnare e si concentra sull’apprendimento degli studenti. Chi fa didattica deve avere una solida conoscenza della materia che insegna, nonché competenze pedagogiche e metodologiche per progettare e implementare lezioni efficaci, abilità nell’uso degli strumenti propri della disciplina e capacità nel valutare il progresso degli studenti.

Fare didattica della storia o della filosofia significa insegnare la storia agli studenti in un contesto educativo. Ciò implica la preparazione di lezioni e attività che aiutino  gli studenti a comprendere in storia, ad esempio, gli eventi del passato e a relazionarli con il presente e in filosofia a comprendere i concetti e le idee dei filosofi, a riflettere sui problemi esistenziali e morali e a relazionare la filosofia con il presente, sviluppando una competenza, il cui progresso può essere valutato. 

Divulgazione

La divulgazione, invece, è il processo di rendere accessibili a un pubblico ampio le conoscenze scientifiche e tecniche. Anche un divulgatore deve avere una conoscenza approfondita della materia di cui parla, ma deve, innanzitutto, essere in grado di comunicare in modo chiaro e accattivante per il suo pubblico, utilizzando anche elementi di narrativa e multimedialità. Ciò può avvenire attraverso la scrittura di libri, articoli, programmi televisivi, podcast, siti web, ecc…
Un divulgatore non è necessario che conosca le varie metodologia didattiche, la finalità educativa dell’insegnamento della disciplina e capacità nel valutare i progressi raggiunti dagli studenti.

Confronto tra didattica e divulgazione

Sia la didattica che la divulgazione hanno lo scopo di trasmettere conoscenza, ma mentre la didattica si concentra sull’apprendimento degli studenti e nello sviluppo delle competenze propria della disciplina, la divulgazione si concentra sulla trasmissione dell’informazione a un pubblico più vasto. Inoltre, mentre la didattica si svolge principalmente in un contesto educativo, la divulgazione può avvenire in vari contesti, come musei, conferenze, programmi televisivi e siti web.

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Capacità, abilità, conoscenze e competenze

Chiunque abbia a che fare con la scuola sa che esiste una terminologia che bisogna apprendere e usare molto rapidamente ma che a volte è poco chiara a chi non è del settore (e a volte neanche agli addetti ai lavori). In particolare, la spesso si sente parlare di capacità, abilità, conoscenze e competenze e definirle può essere utile per comprendere cosa sono e come svilupparle, utilizzando le più opportune metodologie didattiche

Competenze, abilità, conoscenze e capacità

Capacità

Iniziamo con la capacità. La capacità è l’insieme di comportamenti in grado di permettere la riuscita nello svolgimento di un compito, derivante da una naturale predisposizione di un individuo a fare qualcosa. Ad esempio, una persona può avere una capacità innata per la matematica, il canto o la velocità di lettura. Essendo predisposizioni, più che svilupparle si può imparare a esercitarle in modo efficace.

Abilità

Le abilità sono invece le competenze acquisite attraverso l’istruzione, la formazione o l’esperienza. Ad esempio, una persona può imparare a suonare la chitarra, a parlare una seconda lingua o a utilizzare un software di elaborazione testi. Le abilità vanno sviluppate in modo mirato attraverso dei percorsi formativi.

Conoscenze

Le conoscenze sono informazioni o dati che una persona ha acquisito tramite l’istruzione, la lettura o l’esperienza. Ad esempio, una persona può conoscere le regole del calcio, la storia romana o la chimica organica. Le conoscenze sono i contenuti che vanno trasmessi.

Competenze

Infine, le competenze sono la combinazione delle capacità, delle abilità e delle conoscenze che permettono di eseguire un compito o risolvere un problema. Ad esempio, un medico ha competenze in medicina, chirurgia e diagnostica; un insegnante ha competenze nell’istruzione, nella pedagogia e nella gestione dei gruppi di studenti. Sviluppare competenze vuol dire creare percorsi e attività, interdisciplinari e multidisciplinari, con formazione teorica e pratica, per offrire alle persone strumenti ad ampio spettro per agire in varie circostanze non note.

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Emozioni, sentimenti, pulsioni e istinti

Quando si parla di emozioni e sentimenti capita spesso che non ci si intenda perché, per quanto crediamo di sapere cosa siano, non ci è sempre chiaro come definirli e circoscriverli. Succede, poi, che introducendo termini come pulsioni e istinti la confusione diventi massima: perché con Darwin si parla di istinti? Cosa intende James con emozioni? Perché Freud utilizza il termine pulsioni?

Emozioni, sentimenti, pulsioni e istinti

Le emozioni, i sentimenti, le pulsioni e gli istinti sono tutti termini utilizzati per descrivere le risposte del nostro corpo e della nostra mente a determinati stimoli. Tuttavia, ci sono alcune sottili differenze tra questi termini che vale la pena chiarire.

Le emozioni sono stati mentali e fisiologici che accompagnano un’esperienza o un pensiero. Sono generalmente brevi e intensi, e possono essere positivi o negativi. Le emozioni sono spesso accompagnate da cambiamenti fisici, come un battito cardiaco accelerato o una sudorazione. Ad esempio, la gioia, la tristezza, la paura e la rabbia sono tutte emozioni comuni.

I sentimenti sono simili alle emozioni, ma sono meno intensi e di durata più lunga. Essi descrivono l’atteggiamento generale verso una persona, un oggetto o un evento. I sentimenti sono spesso accompagnati da pensieri e comportamenti coerenti con essi. Ad esempio, l’amore, l’odio, l’indifferenza e la gratitudine sono tutti sentimenti comuni. 

Le pulsioni, invece, sono desideri o bisogni innati e universali che spingono l’individuo all’azione immediata per soddisfarle. Le pulsioni sono molto forti, spingono all’azione immediata per soddisfarle e, se non vengono soddisfatte, possono causare frustrazione e ansia. Ad esempio, la fame e la sete sono pulsioni. 

Gli istinti, infine, sono comportamenti innati e automatici che si verificano in risposta a determinati stimoli. Essi sono risposte automatiche e innate a situazioni specifiche, spesso sono anche pre-programmate in base alle esperienze e all’apprendimento. Ad esempio, un neonato che succhia per nutrirsi è guidato dall’istinto di sopravvivenza. 

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Sigmund Freud: il padre della psicanalisi

Sigmund Freud non è stato un filosofo. Freud è stato un medico che ha dato un grande sviluppo alla psicanalisi. Eppure le sue teorie hanno avuto e hanno ancora una grande influenza sulle altre discipline e, ovviamente, anche sulla filosofia.

Sigmund Freud

Studiare le teorie di Sigmund Freud in filosofia è importante perché ci offrono una prospettiva unica e profonda sulla natura umana e sulle dinamiche della mente. L’idea di Freud sull’inconscio, ad esempio, mette in discussione la nozione tradizionale di libertà e responsabilità individuale, dando origine a una nuova comprensione delle motivazioni inconsce che guidano le nostre azioni. Inoltre, le teorie di Freud sull’eros e il thanatos ci aiutano a comprendere meglio le pulsioni umane e il loro impatto sulla società. Anche le sue osservazioni sulla religione, la mitologia e la cultura ci offrono una prospettiva critica sui valori della società. Infine, le sue teorie sulla sessualità, lo sviluppo psicosessuale, il lutto e la melanconia ci offrono una comprensione particolare dell’umanità e delle sue dinamiche emotive

Per tali ragioni, studiare Freud in filosofia ci consente di apprezzare una visione profonda e originale della natura umana e delle sue dinamiche e, al tempo stesso, ci permette di comprendere meglio noi stessi e il mondo che ci circonda.

 

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Peer education e peer tutoring

La peer education e il peer tutoring sono metodologie didattiche e educative basate sull’apprendimento tra pari, fondato sulla reciprocità. Nonostante i nomi stranieri e il rilievo che tali metodologie hanno assunto negli ultimi anni, la peer education e il peer tutoring sono pratiche molto antiche, con cui gli insegnanti e gli studenti sono già entrati in contatto. Nello specifico, nella peer education, gli studenti diventano gli insegnanti e condividono le loro conoscenze con i loro coetanei. In questo modo, gli studenti non solo imparano dai loro insegnanti, ma anche dagli altri studenti. Il peer tutoring, invece, è una forma di insegnamento a coppie in cui uno studente, il tutor, aiuta un altro studente, il tutee, nella comprensione di uno o più argomenti specifici.

Peer education e peer tutoring

Entrambi i metodi si sono dimostrati efficaci nel migliorare l’apprendimento, accrescere la motivazione degli studenti e aumentare la loro autostima.

La peer education incoraggia gli studenti a diventare attivi nell’apprendimento, aumentando la loro partecipazione e anche il loro senso di responsabilità. Inoltre, gli studenti che sono stati coinvolti nella peer education spesso raggiungono livelli di prestazione più elevati.

Il peer tutoring, invece, può aiutare gli studenti a superare le difficoltà specifiche che incontrano con un argomento. In aggiunta, il tutor impara anche mentre insegna, poiché spesso deve riformulare la conoscenza in modo da renderla comprensibile per il tutee. Inoltre, l’apprendimento a coppie può incoraggiare la discussione e il dialogo, aumentando l’apprendimento attivo.

In entrambi i metodi, gli studenti imparano dai loro pari in un ambiente sicuro e non giudicante. Ciò può aiutare a costruire la fiducia degli studenti nella loro capacità di imparare e incoraggiare una maggiore partecipazione alla classe. Inoltre, grazie a queste pratiche gli studenti possono anche sviluppare abilità sociali e di leadership.

Utilizzare queste metodologie didattiche e educative con consapevolezza può aiutare a migliorare sia l’apprendimento che la formazione umana e personale degli studenti.

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Mnemotecniche: ricordare è un’arte

Memorizzare è una capacità importante nello studio e lo stesso Dante nel Paradiso scrive «non fa scïenza, sanza lo ritenere, avere inteso» (canto V, vv. 41-42), quindi non c’è una vera conoscenza se, dopo aver compreso l’argomento, non riusciamo a fissarlo nella memoria.

Mnemotecniche

Fin dall’antichità, tuttavia, si sono cercate delle tecniche che consentissero di facilitare il ricordo di informazioni, per recuperarle al momento giusto. Tali tecniche sono chiamate, appunto, mnemotecniche. I sofisti, ad esempio, utilizzavano queste tecniche per memorizzare lunghe liste di argomenti e per presentarli in modo persuasivo durante i loro discorsi.

Con le mnemotecniche, la memoria non diventa solo una capacità, ma anche un’arte da affinare. Oggi ci sono diverse mnemotecniche disponibili, ognuna con i propri punti di forza e di debolezza, ma alcune di esse sono considerate particolarmente importanti e utili. Il trucco è trovare quella che funziona meglio per noi.

 

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Le metodologie didattiche

Le metodologie didattiche sono i modi in cui l’insegnante può strutturare e condurre una lezione o un corso. Le metodologie didattiche sono importanti perché possono influire sulla comprensione del materiale da parte degli studenti, possono sviluppare competenze trasversali e a mantenere vivo l’interesse del gruppo classe.

Metodologie didattiche

Le metodologie didattiche sono tante e varie e ne nascono sempre di nuove. Ovviamente, non esistono metodologie miracolose, valide con ogni studente, in ogni gruppo classe, con ogni docente e per ogni materia. Anche se esistesse la metodologia perfetta, inoltre, venendo applicata in modo continuo, senza variazioni, perderebbe alla lunga la sua efficacia.

Variare metodi di insegnamento, tuttavia, è fondamentale per un insegnante perché, oltre a intercettare più stili di apprendimento e a sviluppare competenze diverse, lo studio e l’applicazione di nuove metodologie permette all’insegnante stesso di non respirare la stessa area. 
Le metodologie didattiche, pertanto, servono tanto agli studenti quanto agli insegnanti.

Qui di seguito alcune metodologie che adotto e preferisco:

 

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Il service learning

Il service learning è una metodologia didattica e educativa che combina l’apprendimento teorico con l’esperienza pratica, attraverso attività di servizio comunitario. Questo metodo consente agli studenti di mettere in pratica ciò che hanno imparato in classe, sviluppando competenze trasversali come la capacità di lavorare in team, la creatività e la capacità di problem solving.

Service learning

Il service learning può anche essere utilizzato per insegnare agli studenti l’importanza della cittadinanza attiva e della partecipazione alla vita della comunità. Attraverso il servizio comunitario, gli studenti possono scoprire come la loro azione può avere un impatto positivo sulla società e sulla loro comunità, incoraggiandoli a diventare cittadini attivi e responsabili.

Insegnare storia e filosofia attraverso il service learning può essere molto efficace perché permette agli studenti di immergersi in un contesto reale e di vedere come i concetti studiati si applichino alla vita quotidiana. Ad esempio, gli studenti di storia possono partecipare a progetti di conservazione dei siti storici locali o a ricerche sulla storia della loro comunità, mentre gli studenti di filosofia possono partecipare a progetti di volontariato che li aiutino a comprendere meglio i concetti di etica e di responsabilità sociale.

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