Il correttore

«Lavoro finché mi duole il cervello. Per arrivare all’esattezza perfetta. Per correggere il più infimo refuso in un testo che forse nessuno leggerà mai o che verrà mandato al macero il giorno dopo. L’esattezza. La santità dell’esattezza. L’utopia significa semplicemente l’esattezza! […] significa togliere gli errata dalla storia. Dall’uomo. Correggere bozze». “Il correttore” di George Steiner, scritto nel 1992, racconta di un uomo che nella vita corregge gli errori dai testi non per protervia, ma per vocazione: «È proprio per quelli che vivono in qualche sperduto buco di campagna, nei bassifondi, che dovremmo produrre il lavoro migliore. Perché qualche scintilla di perfezione penetri nelle loro vite sconsolate». Il protagonista del romanzo breve si impegna per donare dei frammenti di perfezione, come squarci da cui intravedere un mondo migliore, come fossero barlumi di speranza. «Sa cosa insegna la Cabala? Che tutto il male, tutte le sofferenze dell’umanità provengono dallo sbaglio di uno scrivano pigro o incompetente che sentì male, o trascrisse erroneamente, un’unica lettera, un’unica e sola lettera nel Testo Sacro. Ogni orrore successivo ci è pervenuto tramite e a causa di quell’unico erratum». Per me questo libercolo è stato illuminante, condividendone la fede di fondo: la realtà si migliora se ci prendiamo cura degli altri e prenderci cura degli altri vuol dire fare attenzione a ciò che doniamo loro, fossero anche solo parole.

Il correttore - George Steiner

Incipit:

Adesso il bruciore sembrava pizzicarlo dietro agli occhi.
Da oltre trent’anni era un maestro nel suo mestiere. Il più veloce, il più preciso tra i correttori di bozze di tutta la città, forse della provincia. Al lavoro ogni notte, per tutta la notte. Affinché i protocolli giudiziari, gli atti di compravendita, gli avvisi delle finanze pubbliche, i contratti, le quotazioni in borsa potessero uscire l’indomani, senza pecche, precisi fino all’ultima cifra dei decimali. Nelle arti dello scrupolo, non aveva rivali. Gli affidavano il controllo dei testi stampati nel corpo più piccolo, la giustificazione delle colonne di cifre più lunghe, gli sterminati elenchi di oggetti smarriti messi all’asta dalla posta o dall’azienda dei trasporti pubblici. Le sue correzioni degli elenchi telefonici, delle liste elettorali e dei censimenti, dei verbali del consiglio municipale, erano leggendarie. Tipografie, pubblicazioni ufficiali e tribunali si contendevano la sua collaborazione.
Ma adesso la sensazione di bruciore, proprio vicino agli occhi, si faceva più acuta.

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