I principi fondamentali della Costituzione italiana

Articolo 1


L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

 


La Repubblica

Il 2 giugno 1946 i cittadini italiani hanno scelto a maggioranza, votando in un referendum, che l’Italia non fosse più una monarchia, con a capo un re, ma una Repubblica.

A norma dell’art. 139 non si può più tornare alla forma monarchica.

Parliamo di forme di governo per indicare il modo in cui lo Stato esercita i suoi tre poteri: legislativo, esecutivo, giudiziario. Le due principali forme di governo moderne sono rappresentate dalla monarchia (dall’unione dei termini monos = solo e archè = regno) e repubblica (dal latino res publica = cosa pubblica). La principale differenza esistente tra monarchia e repubblica riguarda il modo in cui viene attuato il principio della separazione dei poteri.

La repubblica è una forma di governo che si basa sul principio per cui, dovendo lo Stato occuparsi degli interessi collettivi della società, l’attività di governo non può essere riservata a un unico individuo, ma deve essere esercitata da un numero più o meno ampio di persone considerate i rappresentanti del popolo.

Repubblica e democrazia non sono due termini identici. Infatti ci sono repubbliche non democratiche (come la Germania del Terzo Reich) e monarchie democratiche (come quella inglese).

La democrazia e il principio democratico

La Repubblica italiana è democratica (e non oligarchica, dove comandano pochi), cioè il potere di comando (sovranità) è attribuito originariamente (appartiene) al popolo, che lo esercita direttamente (vedi art. 75 sul referendum) o indirettamente (vedi artt. 48, 60, 61, 122, 128 sulle elezioni del Parlamento e dei Consigli regionali, provinciali e comunali). Infatti, quando si parla di democrazia di solito ci si  riferisce ad uno specifico carattere di governo, che richiede il consenso degli interessati.

La democrazia indica il governo del popolo. In uno Stato democratico la sovranità, che è un potere originario indipendente da ogni altro potere, è espressione della volontà popolare e il popolo la esercita attraverso il voto. Quindi il metodo democratico prevede che le decisioni siano prese a maggioranza.

Tuttavia l’essenza di un regime democratico non risiede nel dominio della maggioranza ma nel rispetto delle minoranze. Se i diritti delle minoranze sono negati non siamo in democrazia ma in una forma di dispotismo, detto dispotismo della maggioranza.

Affinché esista la democrazia è necessario che esistano tre elementi:

  • Il suffragio universale;
  • Il rispetto delle minoranze;
  • Il diritto di parola, pensiero e stampa.

L’Italia è una democrazia grazie al suffragio universale e alle istituzioni previste dalla II parte del testo costituzionale.

In particolare, l’Italia è una democrazia rappresentativa, in cui il potere appartiene al popolo, costituito da tutti i cittadini, che concorrono al governo della cosa pubblica attraverso gli istituti e i meccanismi previsti dall’ordinamento della Repubblica.

L’aggettivo «democratico», pur ricco di sfumature, indica l’assoluta centralità del popolo (in greco dèmos) e del suo potere (in greco kràtos). Tuttavia al comma 2 viene precisato che il popolo «la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Quindi, nonostante il popolo sia indubbiamente la fonte del potere, la democrazia non si esaurisce nella sovranità popolare, ma è fatta anche delle istituzioni che regolano la vita collettiva.

Per esercitare potere i cittadini dispongono del voto, che deve essere “personale ed eguale, libero e segreto” (art. 48), ma godono anche della facoltà di associarsi in partiti politici e in una pluralità di altre libere associazioni (articolo 18).

La cittadinanza e il popolo

Il popolo è formato dai cittadini, termine che, a partire dalla Rivoluzione francese, ha sostituito quello di sudditi, che aveva il significato di “sottoposti al potere del re e dei nobili”.

Si può parlare di cittadinanza quando tutti gli individui che fanno parte di uno Stato sono uguali di fronte alla legge e hanno – per legge – pari dignità civile e la possibilità di partecipare alla vita politica e sociale della propria comunità.

Quali sono i diritti che caratterizzano questa appartenenza?

  • I diritti politici, che permettono a tutti gli individui di partecipare attivamente al governo del proprio paese;
  • I diritti civili, che sono connessi al godimento della libertà individuale (come il diritto alla liberta personale, libertà di parola, di pensiero, di religione e l’uguaglianza di fronte alla legge);
  • I diritti sociali, che permettono all’individuo di conquistare almeno un livello minimo di benessere economico e di partecipare alla vita sociale della propria comunità.

Il lavoro e il principio lavorista

Il lavoro è visto come fondamento della vita democratica, come diritto che rende l’uomo pienamente “cittadino”. Quindi non la proprietà, che non viene neppure citata nei primi 12 articoli che descrivono i principi fondamentali.

Questa visione è ispirata a una concezione sociale che risente dell’influenza sia della dottrina sociale della Chiesa, così come espressa nella Rerum novarum, sia delle dottrine riconducibili al mondo socialista e comunista.

Nella Rerum novarum si parla di lavoro proprio come «mezzo universale per provvedere alla vita» e si sostiene che «il lavoro non degrada l’uomo, ma anzi lo nobilita col metterlo in grado di vivere onestamente».

Karl Marx, teorico del comunismo, parla del lavoro come dell’attività che ha permesso agli uomini di distinguersi dagli animali, producendo da sé i mezzi di sussistenza.

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